Venezia, Palazzetto Bru Zane, Festival Reicha: “Con Clarinetto”

Venezia, Palazzetto Bru Zane, Festival Reicha: “Con Clarinetto”

Venezia, Palazzetto Bru Zane, Festival Antoine Reicha, musicista cosmopolita e visionario dal 23 settembre al 4 novembre 2017
“CON CLARINETTO”
Clarinetto Laura Ruiz Ferreres
Quartetto Mandelring
Violini Sebastian e Nanette Schmidt
Viola Andreas Willwohl
Violoncello Bernhard Schmidt
George Onslow: Quatuor à cordes n° 7 en sol mineur op. 9 n° 1
Antoine Reicha: Quintette pour clarinette et cordes op. 89
Venezia, 27 ottobre 2017

Penultimo appuntamento del Festival dedicato ad Antoine Reicha: in programma una delle sue opere cameristiche più note ed eseguite, il Quintetto per clarinetto e archi op. 89. Reicha fu tra i primi autori, che scrissero per questa formazione strumentale: il suo quintetto, composto verso il 1809, viene dopo quello di Mozart (1789), ma prima di quello di Weber (1815). In esso il clarinetto domina spesso in primo piano, ma non mancano le pagine in cui lo strumento ad ancia intreccia un dialogo alla pari con il primo violino. Nel concerto, il lavoro di Reicha è stato preceduto dal Quartetto per archi n. 7 in sol minore op. 9 n. 1 di George Onslow, una composizione del 1815 circa,  con cui l’autore intese rendere omaggio al nonno inglese, scomparso l’anno prima: proprio per questo egli colloca nel movimento lento la melodia di God Save the King (oppure The Queen, a seconda dei periodi), sottoponendola a quattro variazioni.
Superba la prova offerta dal Quartetto Manderling nell’affrontare – con perfetto affiatamento, sicura padronanza tecnica e giusto accento – il lavoro di Onslow, composto – come gli altri due quartetti dell’op. 9 – intorno al 1815, poco dopo la disfatta di Napoleone, e quindi in un momento in cui era possibile citare l’inno britannico senza problemi di censura. Dall’inevitabile confronto con le variazioni sul tema dell’inno austriaco, contenute nel Quartetto in do maggiore “Imperatore” di Haydn (1797), Onslow esce a testa alta, a giudicare dalla straordinaria inventiva di cui dà prova nelle sue variazioni. Eccellente è risultata anche la prestazione degli interpreti, che hanno saputo dimostrare maestria e sensibilità di fronte ai diversi modi in cui si presenta la melodia: contornata da brevi motivi aerei nella prima variazione, da vorticosi arabeschi nella seconda o da agili controcanti nella terza, prima di diventare il tema di un fugato nella quarta. Anche nell’eseguire gli altri movimenti il Quartetto Manderking è riuscito pienamente a far apprezzare i pregi di questo ispirato lavoro, che si fonda sul gusto di far convivere elementi contrastanti: il piglio vigoroso e l’elegante cantabilità, che caratterizzano il primo movimento; la scrittura contrappuntistica, intrisa di cromatismo, e la chiarezza diatonica di una melodia accompagnata, che si colgono nel Menuetto, di cui è stato giustamente evidenziato il carattere di Scherzo; il ritmo dattilico di un’impetuosa cavalcata e la linea sinuosa di una melodia, che si contrappongono nel Finale, sintesi dello spirito dell’intero lavoro, i cui contrasti assumono una particolare valenza drammatica, anche grazie a una scrittura che evita ogni orpello.
Ma veniamo al pezzo di Reicha, come abbiamo già detto, una delle sue opere più eseguite. Qui ha brillato, in particolare, il clarinetto della catalana Laura Ruiz Ferreres, che ha sfoggiato un suono sempre intonatissimo, ricco di sfumature di colore, oltre a una straripante musicalità, potendo contare su un’impostazione tecnica veramente fuori dal comune – la solista è infatti in grado di padroneggiare i due sistemi di clarinetto: quello francese e quello tedesco –; il che, come succede in questi casi, le ha permesso di trascendere completamente le indubbie difficoltà esecutive della sua parte, in nome dei più puri ed elevati valori estetici.
Com’è noto, Reicha nutriva un particolare interesse per gli strumenti a fiato, ai quali ha dedicato un numero considerevole di composizioni: a Parigi, dove aveva la possibilità di frequentare i migliori solisti dell’epoca, compose ventiquattro quintetti per fiati, dedicando, inoltre, a ciascuno dei cinque membri di tale formazione un quintetto, in cui lo strumento a fiato è accompagnato dal quartetto d’archi. Il Quintetto per clarinetto e archi in si bemolle maggiore – scritto probabilmente per il clarinettista Jacques-Jules Bouffil e pubblicato intorno al 1820 con dedica a un notabile parigino, Monsieur Boscary de Villeplaine – si fonda su un’abile scrittura clarinettistica, risultante da una conoscenza approfondita, da parte dell’autore, della tecnica di questo strumento. Nell’Allegro iniziale, in forma sonata, aperto da un motivo presentato all’unisono dagli archi, prima di passare al solista, la clarinettista si è fatta apprezzare per la fluidità e la raffinatezza della sua prestazione, così come si è messa in luce nel prosieguo del movimento, dove le numerose idee tematiche sono affidate alternativamente al clarinetto e agli archi. Analogamente nel secondo movimento il clarinetto ha incantato il pubblico intonando la melodia cantabile, che si amplia e si dispiega sul regolare accompagnamento del quartetto. Successivamente gli interpreti, nel loro insieme, hanno brillato nel Minuetto, che ha la funzione di un divertissement, con un tema pieno di energia che contrasta col carattere più spensierato e danzante del Trio; e nell’effervescente Finale, contraddistinto da un più alto grado di virtuosismo e da una mirabile padronanza della scrittura.
Grande successo e reiterati applausi. Un bis: l’umoristico Menuetto dal Quintetto per clarinetto e archi di Carl Maria von Weber, in cui, ancora una volta, il clarinetto di Laura Ruiz Ferreres ha soggiogato il pubblico, nei suoi veloci passaggi.

 

 

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