Wolfgang Amadeus Mozart (1756 – 1791), Pietro Lichtental (1778 – 1853): “Il ratto dal serraglio” (1838)

Wolfgang Amadeus Mozart (1756 – 1791), Pietro Lichtental (1778 – 1853): “Il ratto dal serraglio” (1838)
Opera semiseria in due atti su libretto di Pietro Lichtental dall’originale tedesco di Johann Gottlieb Stephanie. Gabriele Sagona (Selim Pascià), Sandra Pastrana (Costanza), Francesco Marsiglia (Belmonte), Tatiana Aguiar (Bionda), Carlos Natale (Perdrillo), Filippo Morace (Osmino), I Polifonici Vicentini, Pierluigi Comparin (Maestro del coro), Orchestra del Teatro Olimpico, Giovanni Battista Rigon (direttore). Registrazione dal vivo, Vicenza, Teatro Olimpico, 22/24 maggio 2012. 2 CD Bongiovanni 2476/772.
La conoscenza dell’opera di Mozart era – per quanto a noi moderni possa sembrare quasi paradossale – ancora molto limitata in tutta Europa nei primi decenni del XIX secolo e l’affermazione della cultura romantica avrebbe rappresentato un ulteriore scoglio per il pieno riconoscimento del genio del salisburghese in quanto il solo “Don Giovanni” sembrava rileggibile alla luce della nuova sensibilità. Questa situazione era ancor più marcata in Italia dove la forza delle tradizioni locali rendeva ancor più difficile l’accettazione di modelli non pienamente inseribili negli schemi consueti.
E’ in questo contesto che bisogna inserire l’opera di Pietro Lichtental discutibile da molti punti di vista ma sorretta da una devozione sincera per il genio salisburghese. Nato nel 1778 a Pressburg, musicista dilettante e funzionario della regia-imperiale amministrazione Lichtental visse a lungo a Milano alle dipendenze del Governatorato del Lombardo-Veneto alternando l’attività amministrativa a quella musicale – nel 1826 pubblicò un “Dizionario e bibliografia della Musica” e facendo della diffusione della musica di Mozart un’autentica missione.
Lo sconfinato amore per Mozart lo spinsero a curare un riadattamento del “Die Entführung aus dem Serail” mozartiano per renderlo più vicino ai gusti del proprio tempo e per cercare al contempo di farlo conoscere nel bel paese. Il progetto pur partito con ottimi auspici – una serie di rappresentazioni era prevista alla Scala nel 1838 – non andò in porto ma resta una testimonianza preziosa di quella che era la vita musicale del tempo.
Gli interventi di Lichtental sono decisamente invasivi, non solo il libretto è tradotto in italiano – con risultati per altro decisamente modesti – e avviene la trasformazione dei parlati in recitativi secchi ma anche la parte musicale è drasticamente modificata e ridotta. La durata dell’opera è di molto accorciata – a farne le spese sono soprattutto Bionda e Pedrillo che perdono loro arie solistiche – molti passaggi riadattati per venire incontro ai nuovi gusti del pubblico come i finali d’atto riscritti secondo il gusto italiano del tempo. Molte arie sono eliminate – la parte di Costanza è totalmente riscritta con un nuovo taglio più lirico e patetico e molto meno proiettato in chiave virtuosistica, sono cassate entrambe le arie di bravura e se viene inserita l’aria da concerto “Ch’io mi scordi di te” le difficoltà della parte risultano decisamente ridotte, alla tanta musica eliminata altra se ne aggiunge con elaborazione di temi del “Flauto magico” di “ Don Giovanni” e di composizioni strumentali di Mozart fra cui la celeberrima “Marcia turca” K331 trasformata in una coda orchestrale alla marcia dei giannizzeri.
Riproposta a Vicenza nel 2012 – in occasione della XXI edizione delle Settimane Musicali del Teatro Olimpico – questa versione dell’opera trova ora la via del CD grazie a questa registrazione live edita da Bongiovanni. Edizioni eseguita forse con mezzi limitati ma dal risultato veramente godibile. Merito principale della riuscita al direttore Giovan Battista Rigon che alla guida dell’Orchestra del Teatro Olimpico fornisce una lettura brillante e leggera, piena di slancio, vita e colori.  L’orchestra suona con grande pulizia e nitidezza, eleganza e senso dello stile e rimane solo il dubbio che la ricchezza orchestrale potesse quasi soverchiare in alcuni punti i cantanti. Al pari dell’orchestra ottima la prova del coro I polifonici vicentini diretti da Pierluigi Comparin.
Buona e ben amalgamata la compagnia di canto. Il punto forse più debole l’Osmino di Filippo Morace che pur avendo personalità da vendere, dizione impeccabile e perfetto dello stile manca del peso vocale della parte così che le sue arie – che sono sostanzialmente quelle della versione originale – suonano decisamente insolite affidate a una voce così leggera, più baritonale che di autentico basso. Meglio Gabriele Sagona nella parte di Selim Pascià – che oltre alla trasformazione dei parlati in recitativi si vede affidato un intenso duetto con Costanza – bella voce di basso in cui già si riconoscevano le premesse degli ottimi risultati degli anni successivi.
Francesco Marsiglia è un Belmonte dall’ammirevole squillo tenorile con ottimo controllo del fiato e acuti penetranti e sicuri, la linea di canto è elegante e curata e l’interprete forse un po’ generico ma senza sbavature e sempre elegante. Deliziosa la Costanza di Sandra Pastrana che nella riscrittura lirica del ruolo trova le sue corde ideali unendovi un buon temperamento drammatico nel duetto con il Pascià. Efficaci il Pedrillo di Carlos Natale e la Bionda di Tatiana Aguiar nonostante il drastico ridimensionamento delle rispettive parti.
 
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