Bari, Auditorium Santa Teresa dei Maschi: “L’Incoronazione di Poppea”

Bari, Auditorium Santa Teresa dei Maschi: “L’Incoronazione di Poppea”

Bari, Auditorium Santa Teresa dei Maschi
L’INCORONAZIONE DI POPPEA
Dramma in musica, libretto di Gian Francesco Busenello
Musica di
Claudio Monteverdi
Fortuna ILENIA LUCCI
Virtù/Valletto LUISE MELERSKI
Amore MELISSA WEDEKIND
Poppea ROSA GARCIA DOMINGUEZ
Nerone  CARLO ARTURO GOMES PALACIO
Ottavia CLAUDIA CONTI
Seneca ALBERTO COMES
Drusilla PAOLA LEOCI
Arnalta NINA CUK
Damigella  FRANCESCA LANZOLLA
Liberto  VITO GATTULLO
Familiari di Seneca/consoli e tribuni  FRANCESCO DE ROBERTIS, GIANLUCA RANIERI, TEODORO UGONE (tenori) LUCIO LORUSSO, ROBERTO PORTOGHESE (bassi)
Ottone  IVAN DELL’EDERA (attore recitante)
Orchestra barocca “Santa Teresa dei Maschi”
Maestro concertatore al cembalo e direttore d’orchestra Sabino Manzo
Riduzione drammaturgica e regia Maria Grazia Pani
Scene e costumi Angela Grassi
Disegno luci: Alessandro Tedeschi (maestro alle luci: Massimo Diliverano)
Bari, 24 novembre 2017 
A conclusione del 450° anniversario della nascita di Claudio Monteverdi, anche la città di Bari offre il suo omaggio con un evento teatrale prezioso: la messinscena dell’Incoronazione di Poppea nella riscrittura drammaturgica di Maria Grazia Pani, docente di canto nel conservatorio barese e da tanti anni impegnata in un progetto di sua ideazione – denominato TeatrOpera – il cui scopo è quello di rivitalizzare il ruolo culturale del melodramma all’interno della società contemporanea offrendo rimodulazioni di titoli operistici più o meno celebri, capaci di affascinare tanto il pubblico di melomani, quanto quello dei neofiti. Si tratta sempre di rivisitazioni, ricreazioni, ricomposizioni mai invadenti rispetto al testo originario perché confezionate con amore e rispetto per i nuclei drammatici primigeni: è un po’ come se, con slancio appassionato e spirito divulgativo, si andasse al cuore di ogni singola opera e quello soltanto si offrisse al pubblico. Nel caso dell’Incoronazione di Poppea – ridotta da tre a due atti con molte scene e personaggi eliminati – questo “nucleo” è esplicitato dal sottotitolo della riscrittura: «il trionfo del potere e dell’amore». Personaggio pivot di tutto lo spettacolo è infatti Ottone, marito di Poppea, qui interpretato da un attore, Ivan dell’Edera, perfetto nella dizione e nell’intensità di recitazione; intorno a lui e alle sue contraddizioni (ama la moglie ma la spinge nelle braccia di Nerone e per quanto sia pentito della propria condotta libertina continua a desiderare Drusilla) ruota il dramma, incentrato sulla brama del potere politico e sull’impulso erotico irrefrenabile. Va precisato che gli interventi recitati hanno una durata contenuta e si amalgamano bene con le sezioni cantate, a mo’ di un opéra-comique o un singspiel, nonostante il gap lessicale e stilistico con i versi di Busenello.
Lo spazio scenico dell’auditorium Santa Teresa dei Maschi – una chiesa barocca sconsacrata nel cuore di Bari vecchia – è stato sfruttato con intelligenza e reso operativo come un vero palcoscenico teatrale anche grazie all’ottimo disegno luci a cura di Alessandro Tedeschi, ben calibrato sull’azione scenica. La cifra distintiva di questo spettacolo s’individua nella coerenza, eleganza e incisività del gesto attoriale, a lungo meditato dalla cantante-regista che ha saputo sfrondare ogni retorica per centrare, anche negli atteggiamenti corporei, il carattere di ogni personaggio; ne sono sortiti una statuaria e cupa Ottavia, una sguaiata (ma mai sopra le righe) Arnalta, uno statico e altezzoso Nerone, una sensuale (e anche in questo caso mai caricata) Poppea. Fin dalla messinscena della Poppea di Jean Pierre Ponnelle, si è giocato molto sull’ubiqua presenza di Amore, régisseur del dramma e marionettista occulto. Maria Grazia Pani ha scelto infatti di lasciare Eros quasi sempre sul palcoscenico, marcandone gli aspetti ludici e scanzonati e pensandolo alla stregua della Trilly di Peter Pan, sempre pronta a spargere polvere di fata sugli astanti. Di straordinaria intensità sul piano attoriale e canoro è stato il momento della morte di Seneca attorniato dai suoi familiari che, stretti in un cerchio sempre più soffocante, con una gestualità posta in antifrasi rispetto ai versi intonati, lo aiutavano a suicidarsi avvolgendolo in un panno insanguinato (il cui impatto visivo era paragonabile solo alla Morte di Marat di David). La misura e la compostezza di questa messinscena ha fortunatamente evitato una tendenza registica dell’ultim’ora che, facendo leva sull’erotismo innegabile del libretto di Busenello e della musica di Monteverdi, si compiace di mimare coiti e palpeggiamenti vari. La regista ha lasciato, invece, alla sola componente musicale il compito di alludere ai languidi amplessi tra Nerone e Poppea, dal primo (Signor deh non partire!) all’ultimo, il celeberrimo, ma non monteverdiano, Pur ti miro pur ti godo. Squisiti per equilibrio formale anche i costumi di Angela Gassi che ha saputo trovare accostamenti cromatici raffinati mescolando le fogge romane antiche ai tagli sartoriali contemporanei.
Il cast è frutto del workshop Baroque Opera Studio curato dal M° Sabino Manzo per le lezioni di prassi e vocalità barocca e da Maria Grazia Pani per il laboratorio teatrale. Un’esperienza formativa che è al suo debutto e che ha dato modo a quattordici cantanti provenienti da diverse nazioni (oltre all’Italia, Spagna, Germania, Colombia, Korea del Sud) di vivere per quasi tre settimane un’immersione completa nel mondo della vocalità seicentesca. L’encomio per questi cantanti va generalizzato ma alcune voci meritano un plauso particolare: primo fra tutti Alberto Comes, che ha interpretato con piena maturità un Seneca imponente, di timbro ricco e impeccabile in ogni aspetto vocale e attoriale. Ci si augura che questo meraviglioso basso, finora impegnato in ruoli di fianco in importanti teatri, calchi i palcoscenici internazionali con parti da protagonista. Ottima anche il soprano Paola Leoci, con al suo attivo varie esperienze nell’opera del Sei e Settecento, che spicca per una zona acuta nitida e di colore prezioso e che si conferma attrice intensa e intelligente. Molto composta la prova di Rosa Garcia Dominguez, soprano dalla voce raffinata e adatta a un repertorio cameristico. Il tenore Carlo Arturo Gomez Palacio ben sfrutta la cavità nasale di risonanza e il suo timbro aspro ha così dato un colore particolarissimo al suo Nerone, recitato con opportuno contegno. Più deboli, a motivo di una certa disomogeneità nell’emissione, le interpretazioni di Claudia Conti nella parte di Ottavia – che nonostante un certo affaticamento vocale è stata retta magistralmente sul piano attoriale – e di Nina Cuk una Arnalta spassosa ma sempre molto misurata nei gesti. Buona, anche se migliorabile nei passaggi di agilità, la prova di Melissa Wedekind nella parte di Amore; come pure quella di Luise Melerski, Virtù Valletto. Visibilmente emozionati i giovani cantanti alle prese con le parti di fianco: Ilenia Lucci, Francesca Lanzolla e Vito Gattullo. Ottimo il quintetto di tre tenori e due bassi dell’ensemble vocale Florilegium Vocis. Una lode incondizionata va tributata a Sabino Manzo per aver diretto al cembalo con estrema sensibilità verso l’elasticità agogica tipica della scrittura monteverdiana. Gli stacchi di tempo erano esatti e la cura per le dinamiche costante. Lo supportavano uno straordinario Luca Tarantino alla tiorba (alternata alla chitarra barocca) e il bravissimo primo violino Giovanni Rota. L’orchestra barocca Santa Teresa dei Maschi si conferma una delle realtà più importanti in Puglia per la riscoperta e la valorizzazione della musica antica. La prima ha registrato il Sold out e ha visto un pubblico entusiasta nonostante per molti quello fosse il primo contatto con la musica di Monteverdi. Ci si augura che questo successo garantisca longevità al progetto Baroque Opera Studio.

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