Padova, Teatro Verdi, Stagione Lirica 2017: “Il Trovatore”

Padova, Teatro Verdi, Stagione Lirica 2017: “Il Trovatore”

Padova, Teatro Verdi, Stagione Opera e Balletto 2017
IL TROVATORE”
Dramma in quattro parti, Libretto di Salvatore Cammarano dal dramma El trovador di Antonio Garcìa Gutiérrez.
Musica di Giuseppe Verdi
Il Conte di Luna ENKHBAT AMARTUVSHIN
Leonora MARIA KATZARAVA
Azucena JUDIT KUTASI
Manrico WALTER FRACCARO
Ferrando SIMON LIM
Ines CARLOTTA BELLOTTO
Ruiz ORFEO ZANETTI
Un vecchio zingaro LUCA BAUCE
Un messo LUCA FAVARON
Orchestra di Padova e del Veneto
Coro Lirico Veneto
Direttore
Alberto Veronesi
Maestro del Coro Stefano Lovato
Regia, scene, luci Filippo Tonon
Costumi Cristina Aceti
Padova, 29 Ottobre 2017
Un Trovatore modesto, quello andato in scena la scorsa settimana al Verdi di Padova: la perizia con cui il regista Filippo Tonon cura l’allestimento del teatro nazionale sloveno di Maribor, coprodotto con il Bassano Opera Festival, non può salvare una performance musicale complessivamente deludente. A partire dalla direzione d’orchestra, cui va imputata una parte consistente delle difficoltà riscontrate dai solisti: Alberto Veronesi non dedica alle voci la giusta attenzione e l’orchestra risulta in troppi momenti scollata da quanto accade sul palcoscenico. Le problematiche emergono sia sul piano agogico che su quello dinamico: il colore orchestrale è generalmente appiattito e gli attacchi spesso sfasati. Maria Katzarava delinea una Leonora scenicamente prorompente, ma di vocalità incerta e afflitta da mende tecniche e mnemoniche fin troppo evidenti. Il registro grave è quello più martoriato: alle difficoltà emissive si associa un colore sostanzialmente piatto e un fraseggio eufemisticamente incerto. Un peccato perché l’artista ha una pasta vocale notevole, ma risulta completamente impreparata al ruolo: davvero troppi gli errori di dizione e i vuoti di memoria – in diversi casi, va ammesso, sinceramente esilaranti. Dimenticabile la cabaletta Di tale amor, meglio i momenti d’assieme, in cui il volume generoso della soprano messicana si libra senza difficoltà sul resto del cast. Walter Fraccaro è come sempre tenore affidabile per la sicurezza con cui affronta il registro acuto, purtroppo con un desolante eccesso di portamenti, il solito timbro nasale e le dinamiche schiacciate su un generico forte per tutta la recita. Se l’intonazione resta complessivamente rivedibile, almeno il do della pira Fraccaro se lo porta a casa e, con esso, l’entusiasmo del pubblico. Modesta l’Azucena di Judit Kutasi, evidentemente fuori ruolo: del fuoco di Azucena non restano che le ceneri, nemmeno molto ardenti. Nel caso della Kutasi restano gravi le responsabilità della direzione d’orchestra, che non ne asseconda in nessuna occasione la linea del canto. Anche scenicamente la Kutasi non riesce ad emozionare nel ruolo della zingara – che Verdi aveva immaginato come vero e proprio motore dell’intero dramma – limitandosi a un’interpretazione preconfezionata e poco sentita. In netta controtendenza il Conte di Luna di Enkhbat Amartuvshin, che entusiasma davvero tutti spiccando prepotentemente sul resto del cast: la voce è calda e piena, l’emissione sempre ben calibrata e il fraseggio misuratissimo. Il balen del suo sorriso chiama una meritatissima ovazione a scena aperta; il personaggio è perfettamente delineato, rendendo ancora più evidenti le difficoltà interpretative del resto del cast, che sbiadisce definitivamente quando Amartuvshin è in scena. Simon Lim è un Ferrando complessivamente convincente, di sicura intonazione e buona presenza scenica. Completano il cast Carlotta Bellotto, Ines di bella presenza scenica, il Ruiz di Orfeo Zanetti, Luca Bauce (un vecchio zingaro) e Luca Favaron (un messo). Senza infamia e senza lode il Coro Lirico Veneto, preparato da Stefano Lovato, maltrattato dalla direzione di Veronesi ma generalmente poco duttile a livello dinamico. Filippo Tonon fa del suo meglio per salvare una recita musicalmente difficile da sostenere: l’ambientazione medievale con tratti favolistico-romantici è ben equilibrata: Tonon non osa troppo e fa bene, limitandosi in alcuni casi solo a suggerire le atmosfere evanescenti con elementi minimalistici. L’ispirazione alla tradizione pittorica tardo ottocentesca si rende evidente nell’uso rarefatto delle luci e nelle calibrate scelte di colore. I costumi di Cristina Aceti sono adeguati e coerenti, con l’eccezione del caso incomprensibile della malconcia Azucena. Un pubblico entusiasta che saluta con ovazioni e applausi scroscianti tutti i membri del cast – ma soprattutto la rivelazione Amartuvshin. Foto Giuliano Ghiraldini

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