Zdeněk Antonín Václav Fibich (1850-1900): “Nevešta Messínská” (La sposa di Messina) (1884)

Zdeněk Antonín Václav Fibich (1850-1900): “Nevešta Messínská” (La sposa di Messina) (1884)

Opera tragica in tre atti su libretto di Otakar Hostinský tratto da Friedrich Schiller. Lucia Cervoni (Donna Isabella), Thomas Florio (Don Manuel), Richard Samek (Don César), Noe Damon (Beatrice), Johannes Stermann (Diègo), Martin-Jan Nijhof (Kajetán), Manfred Wulfert (Bohemund), Hale Soner (Paggio). Opernchor des Theaters Magdeburg, Magdeburgische Philharmonie. Kimbo Hishii (Direttore). Registrazione: Teatro di Magdeburgo, marzo 2015. 2 CD CPO 7136657
Dopo aver fatto il suo esordio nel teatro musicale con Bukovin (1874) in tre atti su libretto di Karel Sabina, Fibich scrisse due opere per la seconda moglie, il contralto Betty Hanušová, Blaník (1881), tre atti su libretto di Eliška Krásnohorská e Nevešta Messínská (La sposa di Messina) con la quale ottenne la notorietà. Nevešta Messínská è un’opera tragica in tre atti su libretto di Otakar Hostinský, che s’ispirò a Die Braut von Messina di Schiller, tragedia che fu conosciuta in Boemia proprio grazie all’opera di Fibich che, considerata il suo capolavoro e composta tra il 1882- 1883 per il concorso indetto dal Teatro Nazionale di Praga, vinse il 1° premio. Rappresentata il 28 marzo 1884 sotto la direzione di Adolf Čech, l’opera, che fu accolta favorevolmente dal pubblico ma non dalla critica che accusò il compositore di essere troppo wagneriano, troppo tedesco, troppo tetro e troppo tragico, sparì dal cartellone dopo 7 serate per essere ripresa soltanto nella seconda metà del Novecento in seguito alla realizzazione dell’edizione critica delle opere di Fibich. In effetti il carattere forse un po’ tetro dell’opera era dovuto alle gravi sventure familiari che avevano colpito il compositore dalla morte dei due figli e della prima moglie, Růžena, sorella di Betty. Nonostante i gravi lutti alla basa di una scrittura tesa e tragica e la marcata  l’influenza wagneriana notata già dai primi critici, questo lavoro testimonia già la maturità artistica dell’autore, il quale esprime il suo accentuato soggettivismo e intenso lirismo attraverso la massiccia valorizzazione dell’orchestra che, secondo alcuni critici, sembra prevalere sulle voci. È proprio nel tessuto orchestrale che vengono introdotti i Leitmotive di ascendenza wagneriana tra i quali si distinguono quello della fata e quello di Beatrice, già protagonisti nella breve ouverture, e quelli di Isabella presentata nella doppia veste di madre e di regina, mentre dal punto di vista vocale la scrittura di Fibich tende a un declamato che esalta il testo dal momento che non si esprime attraverso forme chiuse prestabilite, ma segue la parola. Come notato dai primi critici, l’orchestra è trattata dal compositore con particolare perizia dal momento che non mancano anche interessanti episodi solistici, come quello di cui è protagonista il primo violino di spalla nella breve ouverture iniziale.
La trama molto semplice vede protagonisti i fratelli Don Manuel e Don Cesar, figli dell’attuale Principessa di Messina Donna Isabella; i due sono in lotta fra di loro e vengono convocati dalla madre preoccupata per tale situazione di conflittualità. I due fratelli preparano i loro piani per presentare le loro rispettive fidanzate alla madre, dalla quale vengono informati di avere una sorella:  Beatrice, da loro sconosciuta fino a quel momento e rinchiusa in un lontano monastero dopo che il suo ultimo marito aveva ricevuto in sogno la profezia che lei sarebbe stata causa di morte per i suoi fratelli. Il servo Diego, al quale era stato dato l’incarico di recarsi al monastero per riportare la giovane a casa, ritorna con la triste notizia del suo rapimento. Manuel realizza allora di aver rapito e di amare la sorella smarrita e, a sua volta, Cesar resta sorpreso scoprendo casualmente insieme il fratello e la donna di cui anch’egli è innamorato. In un raptus di gelosia, Ceasr uccide il fratello prima che questi possa spiegargli la verità ma, quando ne viene a conoscenza, si suicida.
Di buon livello questa incisione pubblicata dall’etichetta CPO sin dalla concertazione affidata alla bacchetta di Kimbo Ishii il quale riesce a contemperare le esigenze di una partitura dalla scrittura eminentemente sinfonica con quelle delle voci le quali non vengono mai soverchiate, ma sempre accompagnate e sostenute in modo tale da creare una perfetta sintesi. Nella sua concertazione tutto appare ben calibrato dalla scelta dei tempi all’attenzione per le dinamiche. Di buon livello anche il cast vocale a partire dal mezzosoprano Lucia Cervoni che, nella parte di Donna Isabella scritta da Fibich per la seconda moglie, il contralto Betty Hanušová, si mostra particolarmente a suo agio sia sul piano interpretativo che su quello vocale, dal momento che può contare di una voce particolarmente omogenea. Di buon livello anche le performances di Richard Samek, un Don César dalla voce omogenea e dagli acuti svettanti e di Thomas Florio (Don Manuel), bella voce baritonale, che si segnala per un’intonazione e un fraseggio curati. Dotata di una voce abbastanza omogenea in ogni parte del suo registro, Noa Danon (Beatrice) si distingue per un’interpretazione attenta al fraseggio e particolarmente coinvolgente che trova il suo momento migliore nella scena iniziale dell’atto secondo della quale è assoluta protagonista con momenti di intenso lirismo. Vocalmente a suo agio è anche Johannes Stermann (Diégo), che può contare su una bella voce in tutto il suo registro (si sente molto bene il fa diesis basso nella scena quarta dell’atto secondo). Corrette infine le performances di Martin-Jan Nijhof (Kajetán), Manfred Wulfert (Bohemund), Hale Soner (Paggio). Buona la prova dell’orchestra e del coro dell’opera di Magdeburgo

 

 

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