Umberto Giordano 150 (1867 – 1948): Andrea Chénier (1896)

Dopo la tiepida accoglienza di Regina Diaz, il primo grande successo per Giordano arrivò con Andrea Chénier, in quattro quadri su libretto di Luigi Illica, che segnò un’ulteriore tappa dell’evoluzione di quello stile di cui si erano avvertiti i primi segnali in Mala vita, che lo avrebbe portato a staccarsi dai compositori suoi contemporanei. L’argomento ha per protagonista il poeta francese André Chénier ghigliottinato durante la Rivoluzione Francese mentre il personaggio di Gérard è in parte ispirato da Jean-Lambert Tallien, uno dei capi della Rivoluzione. La  première ebbe luogo al Teatro alla Scala di Milano il 28 marzo 1896 con Evelina Carrera (Maddalena), Giuseppe Borgatti (Andrea Chénier), Mario Sammarci (Carlo Gérard) riscuotendo un grande successo sia di pubblico che di critica. Giovan Battista Nappi su «La Perseveranza» del 31 marzo 1896 scrisse:
“Umberto Giordano ha fatto con Andrea Chénier onorevole ammenda di un passo falso giovanile, Mala vita, ove la volgarità e la violenza brutale del soggetto tendevano, colla realtà ributtante di caratteri, di sentimenti, di un ambiente abbietto, a vilipendere l’arte. Con Chénier non è l’illustrazione dell’abbrutimento morale, ma quella di un popolo che, malgrado la fiumana irrefrenabile, l’onda distruggitrice travolgente uomini e cose coll’impeto, l’eccesso della reazione, invitava il suo paese, incoscientemente di certo, a trovare quell’equilibrio sociale cui deve, malgrado le gravi vicissitudini del poi, la potenzialità incontestabile delle presenti sue forze morali e materiali nel fecondo terreno della civiltà”.
Da quella première l’opera non è mai uscita dai repertori teatrali e hanno interpretato il ruolo di Chénier grandi tenori tra cui Francesco Tamagno, che studiò la sua parte con lo stesso Giordano, Giovanni Martinelli, Aureliano Pertile, Beiamino Gigli, Giacomo Lauri-Volpi ed Enrico Caruso che interpretò il ruolo in alcune rappresentazioni a Londra nel 1907. Nel periodo postbellico si distinsero Franco Corelli, Richard Tucker, Mario Del Monaco e ancora Placido Domingo e Luciano Pavarotti.
L’opera
Quadro primo. La Rivoluzione francese è ormai vicina, ma i nobili continuano ad illudersi conducendo la loro solita vita spensierata. La contessa di Coigny, infatti, ha organizzato una festa nel suo castello e il servo Gérard, mentre addobba la serra, medita sul suo odio per i padroni ad eccezione della contessina Maddalena della quale è innamorato (Son sessent’anni o vecchio). Tra gli invitati alla festa, rappresentata musicalmente attraverso una scrittura sinfonica in cui le voci intervengono in declamato, vi è anche Andrea Chénier il quale viene criticato da Maddalena che lo accusa di non scrivere poesie alla moda. Egli difende i suoi ideali contro la corruzione dell’epoca, causa della rovina della nazione ed esorta la giovane, della cui bellezza è rimasto affascinato, a considerare maggiormente un sentimento gentile come l’amore tanto disprezzato in quel periodo (Un dì all’azzurro spazio). Il famoso improvviso, diventato un autentico cavallo di battaglia di molti tenori nel corso del Novecento, si distingue per la ricchezza delle soluzioni musicali adottate da Giordano: vi si riscontra, infatti, una sintesi tra sezioni in arioso, come quella iniziale, altre in declamato come quella centrale nella quale vi è una denuncia nei confronti dei preti bravi ad accumulare doni, ma insesibili alle preghiere dei poveri, ed altre ancora liriche come quella conclusiva nella quale il poeta esalta la giovane e fresca bellezza di Maddalena.
Mentre Maddalena, colpita da questo discorso, si scusa con il poeta, irrompe nella sala un gruppo di mendicanti fatti entrare da Gérard il quale, ai rimproveri della contessa, risponde togliendosi la livrea e abbandonando la casa insieme ai suoi amici. Riprende la festa con gli invitati che ballano una gavotta di sapore arcaizzante.
Quadro secondo. La Rivoluzione è ormai scoppiata e Robespierre semina il Terrore non risparmiando non solo i nobili ma spesso anche gente del popolo. Chénier, che non è ben visto dai capi rivoluzionari, è pedinato da Gerard diventato importante anche la sera in cui egli va all’appuntamento fissatogli da una donna ignota che da tempo gli scriveva lettere chiedendogli protezione. All’appuntamento egli scopre che la donna misteriosa è Maddalena la quale, morta la madre e ridotta in miseria, vive nascosta insieme alla serva mulatta Bersi che è diventata prostituta per guadagnare qualcosa. Dando vita ad un duetto di intenso lirismo (Ecco l’altare) i due, vedendosi, capiscono di essere innamorati, ma in quel momento arriva Gérard e, mentre Maddalena fugge, Chénier è costretto ad affrontare in duello Gérard il quale, ferito mortalmente, per amore di Maddalena, gli consiglia di allontanarsi con la giovane e, quando arrivano popolani in suo aiuto egli dichiara di non conoscere l’identità dell’uomo che l’ha ferito.
Quadro terzo. La Francia ha bisogno di uomini e denaro e Gérard, ormai guarito, tenta di convincere il popolo a dare ciò che ha in nome dell’uguaglianza alla quale egli crede fermamente; una vecchia popolana cieca, Madelone offre alla causa della Rivoluzione il suo unico nipote di 15 anni, mentre una spia chiamata “l’Incredibile” cerca di convincere Gérard ad accusare Chénier che nel frattempo era stato arrestato. Dopo un primo momento di esitazione, l’uomo, dopo aver meditato sulla sua nuova condizione di servo della violenza e alla fine anche della lussuria (Nemico della patria), spinto dalla gelosia, denuncia il rivale. In una scena che anticipa quella drammatica tra Tosca e Scarpia nell’atto secondo dell’opera di Puccini Maddalena, disperata, si offre al suo ex servo per salvare la vita dell’uomo amato ed egli commosso le promette che lo avrebbe aiutato. Introdotta da un a struggente melodia del violino solista, Maddalena, in questa scena, intona l’intensa e commovente romanza La mamma morta, che aperta da una sezione declamata si distingue per un acceso lirismo dal verso Vivi ancora! Io son la vita.
 Ha inizio il processo. Chénier si difende da tutte le accuse mossegli e Gérard, pentito, ritratta la sua denuncia, ma Chénier viene ugualmente condannato a morte.
Quadro quarto. Nel cortile della prigione Chénier si prepara ad affrontare la morte assistito dal suo amico Roucher scrivendo gli ultimi versi. Il suo celebre addio alla vita, Come un bel dì di maggio, è una pagina di struggente e mesto lirismo che inizia al ritmo di barcarola  per dar vita ad un climax di emozioni che portano alla perentoria affermazione Sia! strofe ultima Dea!  che conduce alla lirica conclusione del brano. Inutilmente Gérard ha tentato di salvarlo dal momento che Robespierre si è rifiutato di riceverlo. Maddalena, corrompendo un carceriere, riesce ad avere un colloquio con l’uomo amato e, quando all’alba vengono prelavati i condannati, si sostituisce alla prigioniera Lidia Legrey alla quale dà il suo lasciapassare. Sale così sulla carretta a fianco di Chénier, mentre Gerard piange da lontano.
Il libretto dell’opera

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