Palermo, Teatro Massimo: “Guillaume Tell”

Palermo, Teatro Massimo: “Guillaume Tell”

Palermo, Teatro Massimo, Stagione lirica 2018
“GUILLAUME TELL”
Opéra en quatre actes. Libretto di Étienne de Jouy e Hyppolite Bis
Musica di Gioachino Rossini
Guillaume Tell  ROBERTO FRONTALI
Arnold Melcthal  DMITRY KORCHAK
Walter Furs  MARCO SPOTTI
Melcthal  EMANUELE CORDARO
Jemmy  ANNA MARIA SARRA
Gesler  LUCA TITTOTO
Rodolphe MATTEO MEZZARO
Ruodi ENEA SCALA
Leuthold  PAOLO ORECCHIA
Mathilde  NINO MACHAIDZE
Hedwige  ENKELEJ DASHKOZA
Un chasseur  COSIMO DIANO
Guglielmo Tell storico ALBERTO CAVALLOTTI
Orchestra e Coro del Teatro Massimo
Direttore Gabriele Ferro
Regia Damiano Michieletto
Scene Paolo Fantin
Costumi Carla Teti
Lighting designer Alessandro Carletti
Prima esecuzione a Palermo dell’edizione in lingua francese
Allestimento del Teatro Massimo
Produzione rappresentata per la prima volta alla Royal Opera House Covent Garden di Londra nel 2015
Palermo, 23 gennaio 2018
Esiste un’empatia palpabile fra il Teatro Massimo di Palermo e Rossini, la sua musica. Il GuillaumeTell ha aperto, giorno 23 gennaio scorso, la stagione operistica palermitana. Ed è stato sontuoso. Dopo le felicissime rappresentazioni de La Cenerentola e de L’Italiana in Algeri, Rossini è tornato ad incantare il pubblico con il suo monumento musicale, con la sua tragedia civica, con la sua grandopéra. L’appuntamento era di quelli da non poter perdere. Prima rappresentazione assoluta in versione francese a Palermo. Produzione del 2015 firmata Covent Garden, regia di Damiano Michieletto, cast di cantanti di estrema qualità, direzione d’orchestra di Gabriele Ferro, Direttore stabile del Teatro Massimo.
Opera di sensibilità romantica, il Tell di Rossini, è natura e passione, ribellione e libertà. È anche, sullo sfondo, amore, costruzione lacerata di eroi. È sogno. La dimensione onirica, immaginativa, è stata particolarmente enfatizzata dalla scelta registica. Il Tell è una proiezione sognante scaturita dalla lettura di un fumetto, proiettato durante l’esecuzione di un’ouverture carica di tutte le sfumature musicalicangianti che preconizzano lo sviluppo dei temi della tragedia: lotta, passione, furia della natura. La dimensione storica viene continuamente riportata in primo piano dalla presenza muta di un alter ego di Tell, interpretato da Alberto Cavallotti, unico in abiti medioevali. Il Tell di Damiano Michieletto, grazie alle scene di Paolo Fantin, è scenicamente collocato in un non luogo. Un’utopia che valorizza al meglio, con una possente e immediata metafora, la centralità della Natura nella temperie dell’opera. Il palco è coperto di terra. La scena è dominata da un gigantesco albero sradicato, senza fronde, riverso sul terreno. Essenziale, diviene, grazie alla rotazione del palco, elemento scenico utilissimo a segnare il continuo alternarsi dei personaggi, dei gruppi corali. Un continuum narrativo che accompagna la maestosa fluidità della musica. Per ammissione dello stesso regista, i momenti, previsti, di danza, sono integrati appieno nell’azione drammatica. Nella scena che precede il momento clou della balestra e della mela, della trasformazione di Tell da uomo ad eroe, i soldati austriaci provano a forzare una giovane svizzera. La scena diventa drammaticamente cruciale allorquando il regista fa intervenire il protagonista a difenderla, creando il conseguente conflitto col governatore austriaco. Anche la collocazione temporale, in questo intreccio di sogno, storia e racconto, si confonde e, a dirla tutta, perde di importanza. Le divise militari degli austriaci e i costumi borghesi degli elvetici, curati da Carla Teti, rappresentano visivamente l’opposizione inconciliabile ed irriducibile fra le due fazioni e rimandano a un periodo primo Novecentesco, ma è la dimensione dello sfumato e dell’atemporalità delle vicende umane, nel gioco dei rapporti di potere, ad emergere.  Gabriele Ferro ha diretto con vigore e precisione un impianto musicale colossale, riuscendo a valorizzare al meglio tanto i frangenti intimistici quanto quelli più roboanti legati al riscatto, alla rivolta. L’orchestra ha dato una splendida prova di sé, puntuale e precisa sulle asperità della partitura. A loro il tributo più esaltato del pubblico della prima. Il Coro del Teatro Massimo, diretto dal Maestro Piero Monti, è e si è confermato una eccellenza. Magnifico in particolare il finale del terzo atto quando, con formula responsoria, guidati da Guillaume, quasi corifeo, gli Svizzeri giurano riscatto, vendetta. Si giurano libertà con versi che suonano didascalici e anelanti come quelli di un Manzoni o di un Berchet. Ottima, e in crescendo, la prova di Roberto Frontali in Guillaume. Il baritono è protagonista non solo narrativo ma anche canoro della tragedia. Voce potente e solida, soprattutto nell’acuto, Frontali restituisce bene il personaggio di un eroe per necessità. Un cantante dalla ottima prossemica, con il physique du rôle adatto alla parte. Intensissimo, fra gli altri, il confronto finale con l’odiato Gessler. Notevole l’Arnold restituito da Dmitry Korchak. Vacillante e innamorato. Meditabondo e risoluto. Eroe ed antieroe. La voce del tenore non vacilla mai, è calda e controllata, sicura e chiara sull’acuto, precisa nel fraseggio. E infine, la notevole Mathilde di  Nino Machaidze. Padrona assoluta della scena, tremante di amore e preoccupazione, pronta a schierarsi, a prendere posizione. Anch’ella al debutto, come Frontali e Korchak, in Mathilde, ha deliziato il pubblico con la versatilità delle sue notevoli doti canore. Anche i comprimari hanno dato ottima prova di sé. In particolar modo si sono segnalati il basso Emanuele Cordaro, nel ruolo di Melchtal, e la mezzosoprano Anna Maria Sarra, nel ruolo del piccolo Jemmy ed il basso Luca Tittoto, nelle vesti del sadico Gesler. Sul palco anche Marco Spotti, (Furst), Matteo Mezzaro (Rodolphe), Enea Scala (Roudi), in sostituzione dell’indisposto Pietro Adaini, Paolo Orecchia, interprete del pastore Leuthold, Enkelejda Shkoza, Hedwige, moglie di Tell e Cosimo Diano, un chasseur, a completare positivamente un cast di qualità. Malgrado qualche dissenso espresso da parte del pubblico nei confronti della regia, il Guillaume Tell ha aperto con successo la stagione palermitana. Crediamo che i motivi del successo siano ascrivibili proprio ad una regia attenta e risoluta, che ci ha convinto per coerenza interna e resa drammatica dell’opera, pienamente solidale con scene dal grande impatto visivo e, naturalmente, ad un’ottima prova dell’orchestra e della compagnia canora. Foto Rosellina Garbo  Repliche fino al 31 Gennaio.


 

 

 

 

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2 comments

  1. rosaria

    Complimenti per la tua dettagliata analisi e chiave di lettura di un’opera,importante riferimento del melodramma italiano.Il tuo lavoro e’ una perfetta sintesi di una vera conoscenza umanistica.Caro Giovanni deliziaci ancora con i tuoi preziosi commenti. Rosaria D’Emanuele

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