Umberto Giordano 150 (1867 – 1948): “Siberia” (1903)

Umberto Giordano 150 (1867 – 1948): “Siberia” (1903)

Giordano colse un altro trionfo con Siberia, in tre atti, su libretto di Luigi Illica il quale probabilmente non attinse ad una fonte diretta creando un lavoro del tutto originale anche se, in occasione della première a New York, fu suggerita l’ipotesi che egli si fosse ispirato al romanzo Resurrezione di Lev Tolstoj. Rappresentata per la prima volta nel 1903 al Teatro alla Scala di Milano con Rosina Storchio (Stephana), Oreste Gennari (Prince Alexis), Giuseppe De Luca (Gleby), Giovanni Zenatello (Vassili) sotto la direzione di Cleofonte Campanini, l’opera non ebbe, però, quell’accoglienza calorosa tributatole in seguito in altre città tra cui Genova e Parigi (1905) dove suscitò il commento entusiastico di Fauré che su «Le Figaro» del 5 maggio 1905 scrisse:
“Il n’en faut pas moins convenir que la musique de M. Giordano en exalte l’effet avec une extraordinaire intensité et que, si cette musique semble inspirée par une pensée généreuse et par une sensibilité profonde, elle témoigne aussi d’un très réel et vigoureux talent. Je ne crois pas trop dire en affirmant que ce second acte de Siberia prendra certainement place parmi les pages les plus singulières et les plus captivantes que puisse offrir la musique dramatique moderne”
Quasi del tutto dimenticata nel secondo dopoguerra, l’opera è stata ripresa alla Scala nel 1974, a Martina Franca nel 2003.
La vicenda si svolge in Russia nella prima metà del XIX sec..
Atto primo: “La donna”. Stephana, che è stata sedotta da Gleby, un criminale che l’ha venduta al principe Alexis Frouwor ottenendo in cambio un sussidio per vivere, vive nell’elegante palazzo del principe. La donna ama, ricambiata, il luogotenente Vassili, il quale ignora la sua vera condizione dal momento che s’incontrano in un luogo lontano dal palazzo. Chiamato alle armi, egli va a trovare Stephana al palazzo dove scopre la verità sulla donna. In quel momento entra il Principe e ne nasce una discussione che sfocia in un duello durante il quale Vassili uccide Alexis  e, una volta arrestato, viene condannato alla deportazione in Siberia.
Atto secondo: “L’amante”. Nei pressi della frontiera tra la Russia e la Siberia, tra i prigionieri che stanno camminando sulla neve per andare nelle miniere dove sono costretti a lavorare duramente c’è Vassili logorato e disperato. Un gruppo di donne e bambini li attende sulla strada per salutarli e poco dopo arriva Stephana in una slitta, partita per condividere con l’uomo amato il suo terribile destino ed è irremovibile nel non accogliere le richieste di Vassili il quale vorrebbe che lei andasse via. Così entrambi si mettono in marcia verso la Siberia.
Atto terzo: “L’eroina”.  Per le festività imminenti ai condannati è stato permesso di organizzare una festa e Stephana cerca di approfittarne preparando un progetto con un vecchio condannato per fuggire con Vassili. Al campo dei condannati arriva Gleby, arrestato durante uno dei suoi numerosi crimini e, riconosciuta Stephana, la insulta di fronte a tutti tra cui Vassili, che cerca di difenderla, ma è fermato dagli altri. Durante la notte Vassili e Stephana portano a compimento il loro piano di fuga, ma Gleby dà l’allarme permettendo alle truppe d’inseguire i due fuggitivi. Si sente uno sparo e poco dopo vengono riportati Vassili e Stephana che, ferita mortalmente, muore fra le braccia dell’uomo amato.
Musicalmente Siberia sembra costituire un passo indietro rispetto alle opere precedenti dal momento che appaiono ripristinati sia i pezzi chiusi sia una scrittura melodica che ha nella regolarità della frase la sua caratteristica peculiare nonostante elementi moderni e dissonanti come il tritono ascendente che contraddistingue il suo carattere losco e insinuante del personaggio di Gleby. Un esempio di regolarità melodica è dato, invece, dall’aria di Stephana, Nel suo amore rianimata.
Libretto dell’opera

 

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