Venezia, Palazzetto Bru Zane: “Testamenti musicali” con il Quartetto Hermès

Venezia, Palazzetto Bru Zane: “Testamenti musicali” con  il Quartetto Hermès

Venezia, Palazzetto Bru Zane, Stagione 2017-2018
TESTAMENTI MUSICALI”
Quartetto Hermès
Violini Omer Bouchez, Elise Liu
Viola Yung-Hsin Lou Chang
Violoncello Anthony Kondo
Ernest Chausson: Quatuor à cordes en ut mineur op. 35
Gabriel Fauré: Quatuor à cordes
Venezia, 20 gennaio 2018
È ripresa, all’inizio dell’anno nuovo, l’attività concertistica del Palazzetto Bru Zane-Centre de Musique Ronantique Française con una soirée dedicata al quartetto per archi, nella quale erano proposti, in particolare, due lavori – firmati rispettivamente da Ernest Chausson e Gabriel Fauré –, che si possono considerare altrettanti “testamenti musicali”, in quanto nati nella fase estrema dell’attività creativa dei due autori, e dunque rappresentativi della loro piena maturità. Il motivo di una così lunga attesa, prima di cimentarsi in questo tipo di scrittura, va ricercato nello stato di soggezione, in cui si trovavano i compositori romantici francesi di fronte all’ineguagliabile grandezza dei quartetti di Beethoven: solo alla fine di una lunga e variegata esperienza in ambito compositivo si poteva avere il coraggio di rischiare un simile confronto.
Chausson iniziò a comporre il suo quartetto per archi nel 1898, con l’intenzione di dedicarlo al violinista Mathieu Crickboom, cui l’autore confidò, in una lettera, che il lavoro risentiva dell’influenza di Beethoven, più che dei propri contemporanei francesi. Non si può, comunque, ignorare la citazione, nella coda del primo movimento, del tema principale del Quartetto per archi di Debussy, cui il “wagneriano” Chausson aggiunge, nel movimento lento, quella del Leitmotiv del Tarnhelm dalla Tetralogia. Sfortunatamente, il quartetto non fu portato a termine, poiché la morte colse il compositore, a soli 44 anni, inseguito ad una fatale caduta dalla bicicletta, quando aveva composto completamente solo i primi due movimenti e una parte – peraltro cospicua – del terzo, poi ultimato da Vincent d’Indy. L’opera completa fu eseguita il 27 gennaio 1900 a Parigi, in un concerto della Société Nationale de Musique.
Quanto al Quartetto in mi minore op. 21 di Fauré, esso fu presentato in pubblico il 12 giugno 1925 al Conservatorio di Parigi, alcuni mesi dopo la morte del compositore, di cui rappresenta il primo tentativo in questo genere musicale coincidendo, nello stesso tempo, con la sua ultima composizione, elaborata nel corso del biennio 1923-24 e dedicata al critico musicale Camille Bellaigue.
I due pezzi in programma erano affidati alla sensibilità e alla competenza interpretativa del Quatuor Hermès – in residenza presso la Chapelle Musicale Reine Elisabeth, in Belgio, fino al 2016 e, dal 2013, presso la Fondazione Singer-Polignac di Parigi –, una tra le formazioni internazionalmente più apprezzate, nonostante la giovane età dei suoi componenti, che ebbero la possibilità di conoscersi nel 2008 al Conservatorio di Lione, dove hanno studiato con il Quatuor Ravel. La loro prestazione si è segnalata per la qualità del suono, oltre che per il perfetto affiatamento e la capacità di mettere in valore i tratti distintivi della scrittura dei due compositori. Così, riguardo al primo titolo, si è pienamente apprezzato lo stile di Chausson, in cui domina un lirismo talvolta doloroso, oltre ad agilità ritmica, densità contrappuntistica e sottile elaborazione tematica. Un’atmosfera malinconica si è colta analogamente nel primo movimento del quartetto di Fauré, il cui primo tema è costituito da una serie di domande e risposte tra la viola, tesa, e il violino, più calmo, mentre il secondo, cantabile, è esposto dal primo violino: due temi poi sottoposti, nello sviluppo, ad un raffinato trattamento contrappuntistico, reso dai solisti con grande precisione tecnica. Davvero suggestivo è risuonato il tema dell’Andante, esposto dal primo violino, cui ha degnamente fatto seguito una melodia ascendente affidata alla viola e poi al violino, sul ritmo battente degli altri strumenti, prima del malinconico motivo della viola, che ha chiuso il movimento – “canto del cigno” del compositore –, di cui è emersa tutta la dolcezza espressiva. Il violoncello ha brillato nel presentare tema-refrain di ispirazione popolare, su cui si basa l’Allegro, ultimo movimento del breve quartetto. Grande successo con un sostanzioso bis: l’Andantino, doucement expressif, dal Quatuor à cordes en sol mineur op. 10 di Claude Debussy, uno dei cavalli di battaglia del giovane ensemble
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