Lawrence Brownlee: “Allegro io son”

Lawrence Brownlee: “Allegro io son”
Gaetano Donizetti: “Allegro io son” (Rita), “Ange si pur” (La Favorite), “Com’è gentil”, “Cercherò lontana terra” (Don Pasquale), “Seul sur la terre” (Dom Sébastien), “Quanto è bella, quanto è cara”, “Una furtiva lagrima” (L’elisir d’amore); “Pour me rapprocher de Marie”, “Ah! mes amis, quel jour de fête!” (La fille du régiment);  Vincenzo Bellini: “A te, o cara”, “Son salvo, alfin son salvo” (I Puritani). Kaunas State Choir, Kaunas City Symphony Orchestra, Constantine Orbelian (direttore). T.Time: 62′. 1 CD Delos DE3515

La Naxos propone un secondo recital con protagonista il tenore americano Lawrence Brownlee, cantante emerso con forza nel lotto dei tenori belcantisti della sua generazione. Dopo il programma dedicato a Rossini tocca ora ai Dioscuri del primo romanticismo italiano: Bellini e Donizetti. Ad accompagnare il tenore troviamo la solida professionalità e l’esperienza di Constantine Orbelian alla guida della Kaunas City Symphony Orchestra e del Kaunas State Choir, presenze abituali nei recital operistici incisi dalla Naxos.
Posto in apertura di programma, il brano eponimo della registrazione “Allegro io son” da “Rita” definisce subito il taglio generale della prestazione di Brownlee, dotato di bella voce tenorile schietta e sincera con morbide bruniture molto piacevoli, di musicalità impeccabile, di ottima dizione italiana – e tale sarà anche quella francese – di acuti nel complesso facili almeno fino agli estremi anche se nel corso della registrazione qualche durezza appare con evidenza.
I personaggi di mezzo carattere sono quelli più centrati, quelli più vicini al suo sentire espressivo. E’ il caso di Nemorino cui manca solo un po’ di stupito incanto in “Una furtiva lacrima” per altro cantata benissimo e con interessanti variazioni, di Tonio, reso con irresistibile simpatia nonostante qualche patteggiamento con il cimento della cabaletta (e con un DO finale troppo acuto e caricato, troppo “discografico” per risultare autenticamente coinvolgente), e anche di Ernesto, la cui indole più lirica anticipa quella dei personaggi seri dove la lettura di Brownlee appare meno naturalmente centrata.
Una linea comune unisce i brani tratti da “La favorite”, “Dom Sébastien” e “I puritani”: le qualità vocali di Brownlee non si discutono neppure in questi brani, in quanto bellezza timbrica, musicalità, eleganza nel porgere accomunano tutte le letture solo che qui l’attenzione sul dato esclusivamente vocale diventa totalizzante tanto che la bellezza dell’esecuzione musicale non riesce a nascondere un’eccessiva uniformità di accento e di colori. Ne sono esempi i brani belliniani in cui – tranne qualche indecisione in acuto – la voce di Brownlee si adatta come un guanto al particolare andamento melodico ma in cui si sente fin troppo la mancanza di scavo interpretativo. Buona la prova dei solisti del coro di Kaunas che intervengono come pertichini e programma nell’insieme un po’ banale specie calcolando la ricchezza di titoli poco frequentati in questo repertorio.
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