Venezia, Teatro La Fenice: Yuri Temirkanov tra Schubert e Prokof’ev

Venezia, Teatro La Fenice: Yuri Temirkanov tra Schubert e Prokof’ev

Venezia, Teatro La Fenice, Stagione Sinfonica 2017-2018
Orchestra del Teatro La Fenice
Direttore Yuri Temirkanov
Franz Schubert: Sinfonia n. 7 in si minore D 759 Incompiuta
Sergej Prokof’ev:Sinfonia n. 5 in si bemolle maggiore op. 100
Venezia, 4 marzo 2018
Tra i beniamini del pubblico del Teatro la Fenice, un posto di assoluto rilievo è occupato da Yuri Temirkanov, protagonista di tanti eventi di successo nel teatro veneziano, che nel 2015 ha voluto insignirlo del Premio “Una vita nella musica”. Acclamatissimo dagli spettatori, si è meritato la stima e l’affetto anche dell’orchestra, come hanno confermato i tanti archetti che battevano sul leggìo, alla fine di questo concerto, nel corso del quale il maestro caucasico ha affrontato una delle partiture più ricche e complesse del repertorio sinfonico russo, la Sinfonia n. 5 di Sergej Prokof’ev, preceduta dalla celeberrima, quanto ancora misteriosa Sinfonia Incompiuta – composta intorno al 1822, ma eseguita solo nel 1865 – di Franz Schubert, l’autore, cui la corrente stagione fenicea riserva uno spazio particolare, con l’esecuzione di gran parte delle sue sinfonie.
È veramente affascinante osservare il maestro Temirkanov, dal corpo quasi esile, mentre col suo gesto sempre misurato sa trarre da una grande orchestra – come da un unico strumento che risponda docile al tocco delle sue dita – un’espressività tanto varia ed intensa, una gamma così estesa di sonorità e di colori, in una perfetta comunanza d’intenti, come se ogni strumento, ogni gruppo strumentale si sentisse – scomodando Spinoza – “liberamente necessitato” dalla volontà e dal cuore del Maestro.
La sua lettura della Sinfonia Incompiuta di Schubert ha sottolineato il carattere fortemente espressivo e drammatico, che percorre i due movimenti di questa partitura, di cui si è gustato il denso colore orchestrale, a tratti particolarmente scuro, che – al pari del discorso musicale, costruito attraverso frammenti giustapposti, continui giochi di chiaroscuro e interruzioni improvvise – precorre il sinfonismo bruckneriano, con grande forza emotiva e profondo senso di inquietudine. Ne è derivata un’esecuzione, che ha reso piena giustizia a questo lavoro, di cui si è potuto cogliere, tra l’altro, lo slancio innovativo – ravvisabile anche in certe arditezze nella sintassi armonica –, che la distingue dalla produzione sinfonica precedente, ancora influenzata dal classicismo viennese, e la qualifica come esempio di una concezione romantica originalmente “schubertiana”.
Una grande energia positiva ha caratterizzato l’esecuzione della Quinta sinfonia di Prokof’ev, un lavoro iniziato nell’estate del 1944 – quando l’autore si trovava in campagna, presso il complesso residenziale di Ivanovo, appartenente all’Unione dei Compositori Sovietici, lontano dagli echi della guerra – e completato a Mosca durante l’autunno dello stesso anno. Il fatto che la sua prima esecuzione sia avvenuta nella Sala Grande del Conservatorio di Mosca, sotto la direzione dello stesso Prokof’ev, proprio nel giorno – il 13 gennaio del 1945 –, in cui si festeggiava il ritorno nella capitale delle truppe sovietiche vittoriose su quelle tedesche, conferma che la sinfonia va verosimilmente intesa come una gioiosa celebrazione di questo trionfo. Veramente straordinaria è apparsa, segnatamente in questa esecuzione, la rispondenza tra la ricordata essenzialità del gesto direttoriale e i poderosi effetti orchestrali, che ne conseguivano – talora dalla travolgente carica tellurica –, percorrendo una partitura di straordinaria forza plastica, determinata da motivi di immediata presa sull’ascoltatore – più distesi ed espressivi nei movimenti dispari, più ritmati e grotteschi in quelli pari –, da esasperati contrasti, a livello tonale, ritmico e dinamico, e da forti tensioni armoniche. Temirkanov ha, dunque, dominato con la sua proverbiale compostezza il grande organico – in cui spiccava un poderoso set di percussioni –, richiesto dalla ricca e densa orchestrazione, assecondato da un’orchestra, che ha saputo segnalarsi nell’insieme come, in particolare, nei passaggi concertanti affidati alle diverse famiglie strumentali. Entusiastici applausi dopo la prima parte del concerto e, soprattutto, alla fine.

 

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