A Milano Aterballetto in “Tempesta”

A Milano Aterballetto in “Tempesta”

Milano, Piccolo Teatro Strehler, stagione 2017/18
Aterballetto
“TEMPESTA”
Coreografia Giuseppe Spota
Musiche originali Giuliano Sangiorgi
Drammaturgia Pasquale Plastino
Scene Giacomo Andrico
Costumi Francesca Messori
Luci Carlo Cerri
Produzione Fondazione nazionale della danza / Aterballetto / CTB Centro Teatrale Bresciano
Interpreti HektorBudlla (Prospero), Damiano Artale (Antonio), Martina Forioso (Miranda), Philippe Kratz (Calibano), Serena Vinzio, Saul Daniele Ardillo, Roberto Tedeschi (Ariel), Giulio Pighini (Ferdinando)
Milano, 12-14 giugno 2018
Tutto nasce da una volontà, quella di dare all’ultimo dramma di Shakespeare, “The Tempest”, una lettura coreografica attraverso la transcodifica del sistema linguistico e di scrittura in un sistema coreutico tale da costituirsi nuovo linguaggio drammatico. Quest’impresa di evocare, cioè di dare una sembianza alle situazioni descritte dalla penna del celebre drammaturgo inglese, Peter Greenaway l’aveva già tentata nel 1991, nel suo “L’ultima tempesta”, con la musica del celeberrimo Michael Nyman. Allora, la cifra stilistica del regista riuscì ad ammagliare attraverso l’utilizzo innovativo della videografica e di schermi dentro schermi, oggi, il coreografo Giuseppe Spota e il drammaturgo Pasquale Plastino per Aterballetto riescono nell’azzardo della ricostruzione non tanto delle azioni descritte nel testo, quanto delle emozioni che esso produce nel lettore. Esito felice a nostro avviso per merito del tessuto sonoro davvero potente, a cura di Sangiorgi, che drammatizza le coreografie, senza soluzione di continuità, durante tutto lo spettacolo.
Sembra proprio che l’emozione di chi legge o osserva, meglio scaturisca quando la storia si concentrata in un luogo, in un tempo e attraverso un’azione (canone aristotelico) che può essere anche una meditazione, che poi è quella di Prospero, da cui nascono quelle serie di situazioni (effetto domino) che conducono alla soluzione dell’intera vicenda. Gli echi sonori dell’acqua, gli specchi usati dai danzatori come quinte sceniche e il modellino del vascello in balìa delle onde, sono idee tratte dal suddetto film, tanto quanto l’utilizzo della narrazione nella narrazione. Infatti, il balletto si apre su di un duo (Prospero Vs Antonio) mentre da uno schermo in mezzo allo stage vediamo un video in bianco nero con dei bambini al parco che si contendono qualcosa: un preludio  che ci porta ad un tempo remoto spensierato e ingenuo in contrasto con il mondo arrivista e corrotto e votato alla bramosia del potere (la contesa del ducato di Milano). Poi c’è l’isola di Prospero: un luogo mentale pieno di labirinti in continua trasformazione, in allusione alla magia del raccontare avvenimenti con la suggestione delle parole.
Frasi dentro ad altre (balletti dentro ad altri) come i monoliti di cartone trascinati in un mosaico di quinte sceniche o usati come piedistalli e più volte spinti con effetto domino: un’altra allusione alla narrazione di Shakespeare dove una scena scaturisce da un’altra.

Spettacolo ben confezionato e curato nei dettagli: dai costumi che sono come dipinti addosso ai danzatori che impersonano la tribù di indigeni tutta attorno a Calibano, al sapiente dosaggio di passi a due e coreografie di gruppo dove spicca l’interdipendenza Prospero – Miranda per cui la fanciulla gira sospesa attorno al corpo del padre come se fosse uno scialle che viene piegato attorno al suo braccio. Quindi la simbiosi Prospero – Calibano da cui parte il gesto che lega i passi dei danzatori in sincrono sotto un ritmo techno (corpo di ballo come macchina scenica). La musica originale di Sangiorgi, coprodotta da Taketo Gohara sound designer, già collaboratore di Martone, è tutta un’orchestrazione di motivi che vanno dal sinfonico all’house progressivo, passando per l’ambient e il techno-elettronico. Del leader dei Negramaro sono gran parte dei suoni degli strumenti: pianoforte, marimba, basso e tubolar bells tanto per citarne qualcuno. E c’è l’immancabile flauto di pan (peruviano), quello a più canne per intenderci, il cui suono dà quel gusto evocativo di civiltà di un’isola remota.
Siamo convinti che questo spettacolo molto suggestivo, grazie anche alle luci radenti che danno profondità allo sguardo, farà incetta di premi perché capace di dar corpo al mito delle parole con la potenza delle immagini e dei suoni al pari del percorso dialettico, tra arte pittorica e danza, concepito da parte della coreografa Marie Chouinard per le delizie di Bosch (vedi l’articolo).
La prima assoluta di “Tempesta” della compagnia di ballo emiliana, applaudita a lungo, è stata voluta nel capoluogo lombardo, non tanto perché Prospero fu il suo legittimo duca, quanto per omaggio a Strehler che l’ha rappresentata al Piccolo nel 1977-78 (cit.). Possiamo proprio dire che ieri con Shakespeare e con Strehler, oggi con Plastino e Spota, l’intento rimane quello di sublimare l’arte che, sia essa della letteratura, del teatro o della danza, ha il destino di continuare ad essere fatta della “stessa materia di cui sono fatti i sogni” e per questo sempre ci incanta. (foto Viola Berlanda)

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