Le promesse della musica italiana. Il pianoforte di Alessandro Schiano Moriello

Le promesse della musica italiana. Il pianoforte di Alessandro Schiano Moriello

Diciotto anni e una maturità da fare invidia a un adulto. Alessandro Schiano Moriello è, ad oggi, un gioiello de panorama pianistico italiano e non solo.
Allievo pianista presso il Conservatorio di Musica S. Pietro a Majella di Napoli, sotto la guida del M° Francesco Nicolosi, è un talento genuino e straordinariamente promettente. Dopo essersi distinto per un’accurata preparazione tecnica e musicale, all’esame di ammissione riceve il massimo dei voti e il plauso della Commissione. Tra i diversi riconoscimenti, è risultato vincitore del Secondo Premio all’undicesma edizione del “Sigismund Thalberg International Piano Competition” 2018, ospitato a Napoli nella suggestiva cornice della Sala degli Angeli dell’Università Suor Orsola Benincasa,  e si è aggiudicato per la seconda volta il Premio Speciale “Vincenzo Vitale” come più giovane pianista semi-finalista, già conquistato nella decima edizione del Concorso.
Gbopera incontra una delle più promettenti leve della prestigiosa Istituzione partenopea che ha   ha annoverato tra gli illustri allievi i Vincenzo Bellini, Francesco Cilea, Ruggero Leoncavallo, Saverio Mercadante, Riccardo Muti.
Originario di Monte di Procida, in provincia di Napoli, ogni giorno dopo le lezioni a scuola (è iscritto all’ultimo anno dell’Istituto Tecnico Nautico di Bagnoli, visto che la sua seconda passione è il mare) salta sul treno per seguire le lezioni in Conservatorio, per trasformare la propria passione nel lavoro della vita.
Come e quando ti sei avvicinato alla musica?
Ho iniziato molto presto,  all’età di quattro anni, orientato da mio padre che non è un musicista di professione ma suona diversi strumenti e nella vita lavora come skipper; mia madre invece è insegnante, dunque non sono figlio di musicisti ma sono stato educato all’arte. A sei anni ho iniziato studiare con un’insegnante privata, la Maestra Rita Della Ragione, per poi essere ammesso a quindici anni in Conservatorio, dove attualmente frequento il terzo anno del Diploma accademico di primo livello, sotto la guida del Maestro Francesco Nicolosi. Sono stato condotto naturalmente e ho risposto bene: c’era evidentemente una buona predisposizione in me.
Il tuo percorso è sempre stato sereno o hai avuto momenti di indecisione, visto che quella della musica è una strada difficile?
Ho sempre vissuto con naturalezza e tranquillità questo percorso anche se, a un certo punto,

durante le prime fasi dell’adolescenza ho avuto momenti di sconforto legati ad alcune vicende nelle quali ho capito come funzionano certe dinamiche, soprattutto laddove la competizione è alta. Ma quando sono stato ammesso in Conservatorio con il plauso della Commissione i dubbi sono spariti e mi sono caricato di nuova forza, anche perché studiare a San Pietro a Majella è bellissimo, altamente stimolante, grazie a un corpo docente di altissimo livello. Qui ho potuto confrontarmi con altri musicisti classici come me, cosa che prima mi era preclusa, per cui sto crescendo in un ambiente che mi sta insegnando tanto.
Quando hai capito che il pianoforte sarebbe stata la tua strada?

La consapevolezza è arrivata gradualmente. Ho sempre vissuto tutto senza particolari stress o problemi. Le persone intorno a me hanno sempre capito e apprezzato il mio lavoro e il mio impegno, sia gli amici che i professori a scuola, anche perché il mio rendimento scolastico è stato sempre molto buono e  la gestione del tempo libero non è stata mai un problema.
Quanto tempo dedichi allo studio del pianoforte?
Quando non sono a scuola otto ore al giorno. Quando invece la mattina ho lezione dedico tutto il pomeriggio al mio strumento e la sera studio le materie per la mattina seguente.
Qual è il risultato pratico di questa “doppia vita”?
Aver imparato a ottimizzare il tempo, per cui non ho mai avvertito il peso di nulla. Ho praticato anche sport a livello agonistico (canoa polo), perché mi piace molto, anche se poi il pianoforte è diventato totalizzante.
C’è un Maestro al  quale ti senti particolarmente legato?
Ho un  team di docenti fantastico, mi ritengo fortunato. Oltre al Maestro Nicolosi, che mi segue per il pianoforte, posso dire di avere un feeling speciale col Maestro Paolo Raffone, docente di  Analisi e Armonia ed Elementi di Composizione ma anche jazzista, e io amo molto il jazz, che mi ha davvero ampliato le vedute compositive. E poi il professor Paologiovanni Maione, docente di Storia della Musica ed Estetica musicale, che è una figura immensa per cultura e umanità.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro? 
Contrariamente a molti giovani, non sono proiettato all’estero, almeno per il momento. Ho intenzione di concludere il percorso in Conservatorio qui a Napoli, che è una città molto stimolante dal punto di vista musicale, e naturalmente di partecipare a tanti concorsi. Il livello internazionale degli ultimi ai quali ho partecipato è stato altissimo: per l’undicesima edizione da poco conclusasi del Premio “Sigismund Thalberg mi sono piazzato al secondo posto ed ero il più giovane, tra i diversi concorrenti provenienti da tutto il mondo.
Cosa ti ha saputo regalare la musica? 
Concentrazione e responsabilità
Anche se sei molto giovane, come giudichi la conoscenza e la presenza della musica nella formazione di un bambino?
Penso che sia molto importante trovare qualcuno che indirizzi verso quest’arte e che la musica dovrebbe essere più presente nelle scuole di ogni ordine e grado, non solo in quelle a indirizzo musicale. Si studia la poesia, la letteratura, la storia dell’arte, ma alla musica non è dato il giusto peso a livello educativo.
Al di là del virtuosismo e delle doti, cosa fa la differenza?
La conoscenza di quello che c’è dietro al suono, della sua storia, dei perché. Nelle mie performance cerco una esecuzione filologicamente corretta e presto molta attenzione al lato artistico-espressivo, al fraseggio. Non si suona solo con le mani.

 

 

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