Palermo, Teatro Massimo: “Rapsodia satanica” e “Cavalleria Rusticana”

Palermo, Teatro Massimo: “Rapsodia satanica” e “Cavalleria Rusticana”

Palermo, Teatro Massimo, Stagione lirica 2018
RAPSODIA SATANICA”
Proiezione del film muto del 1915 di Nino Oxilia.
Musiche originali di Pietro Mascagni eseguite dal vivo.
CAVALLERIA RUSTICANA”
Melodramma in un atto, Libretto di Giovanni Targioni Tozzetti e Guido Menasci.
Musica di Pietro Mascagni
Santuzza  SONIA GANASSI
Lola  MARTINA BELLI
Turiddu MURAT KARAHAN
Alfio GEVORG HAKOBYAN
Mamma Lucia AGOSTINA SMIMMERO
Primi ballerini ELISA ARNONE e GIUSEPPE BONANNO
Orchestra e Coro del Teatro Massimo
Direttore Fabrizio Maria Carminati
Direttore del Coro Piero Monti
Regia Marina Bianchi
Scene e costumi Francesco Zito
Luci Bruno Ciulli
Allestimento del Teatro Massimo
Palermo, 08 Giugno 2018
Una serata sofisticata, fascinosa, dedicata a Pietro Mascagni. Alla sua musica di sangue e di respiro. Di impeti e dolcezza, come la Sicilia. Un regalo che il Teatro Massimo di Palermo ha voluto fare agli spettatori. Il programma prevedeva la proiezione della Rapsodia Satanica, un film muto del 1915 di Nino Oxilia, mirabilmente restaurato dalla Cineteca di Bologna, con musiche originali di Mascagni performate dal vivo dall’Orchestra del Teatro Massimo, diretta dal Maestro Fabrizio Maria Carminati, su partitura revisionata da Marcello Panni. Una vicenda faustiana alla rovescia, ambientata in un’Italia dannunziana. Di ville, di sfarzo,di feste, di giovinezza, di amore. Al centro, il patto scellerato di una vecchia nobildonna col demonio. Desiderio di giovinezza e fatalità incontrastabile dell’amore. Quarantacinque minuti di fascinazione, delicata e sognante, drammatica e fatale, affidata alla bellezza ed alla bravura limpide di Lyda Borelli, che con gli occhi sapeva rappresentare gli squarci dell’anima. Il Maestro Carminati ha saputo restituire le sfumature emozionali della colonna sonora, in perfetto sincrono con la proiezione.
E poi, Cavalleria Rusticana. Archetipo di verismo. Di carne e passioni. La figura di Turiddu, nella serenata a Lola, traspare, diafana, dietro alla scia della luna sul mare del panneggio che cela il palco. Poi, la scena curata da Francesco Zito restituisce gli elementi salienti di un paese siciliano. La chiesa, la piazza, la casa. Vagamente consunti dal tempo ed in bilico nell’immaginario comune. Gli splendidi costumi, ancora curati da Zito, pienamente attagliati alla tradizione siciliana,  brillano di luce propria, nella regia di Marina Bianchi, rispettosa, senza strappi.
Passo a due dei primi ballerini del Teatro Massimo Elisa Arnone e Giuseppe Bonanno. Abiti neri. Presagio di morte. Ma anche di ineluttabilità della passione.  In una Pasqua qualunque. Poi il dipanarsi del dramma, onore,  passione, abbandono,  pietà, scorno,  morte.
Sonia Ganassi, al suo debutto nel personaggio, è stata un’ottima Santuzza. Voce potente e drammatica, gran controllo, chiarissima dizione insieme ad un buon senso della scena sono stati gli elementi del successo. Qualche incertezza nella preparazione degli acuti ma senz’altro complessivamente positiva è stata la resa del Turiddu di Murat Karahan, che ha avuto per altro un buon intuito scenico. Splendido il confronto con la madre, la Mamma Lucia, che Agostina Smimmero ha interpretato con drammaticità e precisione. Stentoreo, chiaro e preciso l’Alfio di Gevorg Hakobyan, puntuale nei confronti e a proprio agio nel performare attraversando a larghe campate il grande palco palermitano. Civettuola e spietata la Lola di Marina Belli, una voce precisa e acuta. L’orchestra del Teatro è stata diligentemente condotta dal Maestro Fabrizio Maria Carminati attraverso le pagine ora cupe, ora ariose, ora financo sacrali della partitura di Mascagni, ed anche il Coro, condotto dal Maestro Piero Monti, è stato preciso ed efficace. Una serata intensa, principiata in un’Italia di gaudente decadenza e conclusasi nell’iconografia sedimentata della sicilianità, nel segno della musica di Mascagni. Foto Franco Lannino & Rosellina Garbo

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