Una sorprendente “Manon” al Teatro dell’Opera di Roma

Una sorprendente “Manon” al Teatro dell’Opera di Roma

Roma, Teatro dell’Opera di Roma, stagione di balletto  2017-2018
“MANON”
Balletto in tre atti dal romanzo dell’abate Prévost, L’Histoire du Chevalier Des Grieux et de Manon Lescaut
Musica Jules Massenet
Manon SUSANNA SALVI
Des Grieux CLAUDIO COCINO 
Lescaut GIACOMO CASTELLANA
Monsieur G.M. MANUEL PARUCCINI
L’Amante MARIANNA SURIANO
Orchestra, étoile, Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma
Con la partecipazione degli allievi della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma
Direttore Martin Yates
Coreografia Kenneth MacMillan
Ripresa da Karl Burnett e Patricia Ruanne
Scene e costumi Nicholas Georgiadis
Scenografo collaboratore Cinzia Lo Fazio
Luci John B. Read
Allestimento Stanislavsky and Nemirovich-DanchenkoMoscow Music Theatre
Roma, 31 maggio 2018 (replica)
Evento straordinario per il Teatro dell’Opera di Roma, la rappresentazione del balletto “a serata intera”Manon di Kenneth MacMillan, ormai un classico del repertorio inglese novecentesco e non solo. Ha preceduto le rappresentazioni la conferenza dedicata a questo capolavoro del balletto moderno, condotta dal critico di danza e saggista Leonetta Bentivoglio, all’interno del ciclo di incontri a carattere divulgativo I coreografi, i ballerini e noi, che si è tenuta la mattina del 20 maggio nel Foyer del primo piano del Teatro, in compagnia degli artefici dell’allestimento romano: Karl Burnett, esperto conoscitore della notazione Benesh e dei lavori di MacMillan di cui cura le riprese anche per lo stesso Royal Ballet di Londra; Patricia Ruanne, già nota al pubblico del Costanzi come ripetitrice, che ricorda in questa occasione il suo primo ruolo importante nel balletto-scandalo The Invitation (1960) di Kenneth MacMillan; i primi ballerini Susanna Salvi e Claudio Cocino che non solo hanno mostrato dal vivo un estratto di Manon, ma hanno anche discusso del rapporto con i loro personaggi.
Eleonora Abbagnato, étoile dell’Opéra di Parigi e Direttrice del corpo di ballo del Costanzi, ha interpretato il ruolo di Manon nelle serate del 25, 27 e 29, accompagnata dall’étoile del Balletto di Stoccarda Friedemann Vogel (Des Grieux) e da Benjamin Pech (Monsieur G.M.), anche lui étoile dell’Opéra di Parigi e assistente alla Direzione del Balletto del Teatro dell’Opera di Roma.
La serata del 31 maggio è invece animata dall’impeccabile Manon di Susanna Salvi, prima ballerina del Teatro dell’Opera di Roma, alla cui scuola si è formata perfezionandosi nel 2008, di sicuro convincente per la sua matura interpretazione del personaggio che spicca nel novero delle versioni del balletto.
Ispirato al romanzo di Prévost L’Histoire du Chevalier Des Grieux et de Manon Lescaut (1731), il balletto racconta la vicenda di una giovane donna e del suo amante Des Grieux sullo sfondo di una Parigi abitata da ricchezza e povertà, aspetto determinante messo in luce anche attraverso le scene e i costumi di Georgiadis. È proprio la miseria, che caratterizza l’origine di Manon, la chiave di lettura di questo difficile personaggio, le cui azioni altrimenti non sapremmo come spiegare. Lo stesso MacMillan affermava che «la chiave della sua condotta si trova […] nelle sue origini: una famiglia dignitosa, sicuramente, ma modesta e ben presto ridotta alla povertà in quel XVIII secolo dove le fortune si creano e si disfano con la rapidità di un temporale». È dunque una questione di priorità: Manon non può permettersi di mettere l’amore al primo posto, deve fare i conti con la sua vergognosa condizione di povertà a cui non vuole sottostare e che affronta con i mezzi che lei ha, una personalità seduttiva, capace di attirare a sé uomini facoltosi in grado di offrirle beni materiali di cui ha bisogno. Vista in questa ottica, la figura assume una complessità che le dà spessore umano e che non ci permette di darne un’interpretazione univoca: fragile per la sua condizione, ma forte nell’affrontarla; dolce nel suo desiderio di amare e soprattutto di essere amata eppure crudele tutte le volte che abbandona l’innamorato Des Grieux; romantica e libera, giocosa e triste allo stesso tempo. La Salvi riesce a fare di Manon un concentrato di tutte queste caratteristiche, sfumandone i tratti fino a renderlo “vero”. La sua Manon non ci fa solo commuovere, ci diverte anche, e sono questi i momenti migliori del balletto, come la scena del secondo atto in cui il corpo di Manon passa da un amante all’altro: l’interpretazione della ballerina in questo punto è determinante: tutt’altro che una vittima, la Manon della Salvi sembra proprio a suo agio in questo gioco di molteplici flirt, in cui si afferma la sua libertà di conquistatrice di uomini pronti a compiacerla. È certamente la Salvi a primeggiare in questo balletto difficile in cui dobbiamo però ricordare alcuni altri interpreti degni di nota. Nel primo atto si distinguono i ballerini che interpretano i mendicanti con a capo Walter Maimone in un’esecuzione di tours che entusiasma il pubblico. Claudio Cocino, che interpreta Des Grieux, si distingue soprattutto nei soli per pulizia e precisione, poco fluide invece le prese del primo passo a due con Manon. Forse un po’ troppo emozionato nel primo atto, rispetto alla sicura e vanitosa Salvi che sorride compiaciuta delle sue conquiste. Bravo specialmente nel secondo atto il nuovo solista nel Teatro dell’Opera, Giacomo Castellana, nei panni di Lescaut, sia nel solo da ubriaco che nel passo a due con Marianna Suriano che interpreta con sicurezza il ruolo dell’Amante. Il secondo atto è comunque dominato dalla fresca Manon in una scena veramente ben riuscita in cui la donna passa nelle braccia di uomini diversi che la desiderano. Geniale la coreografia di MacMillan certo, altrettanto incisiva l’interpretazione della Salvi che qui rende il suo personaggio non tanto un oggetto sessuale – come spesso viene sottolineato parlando di questa sequenza – quanto una donna consapevole della sua sensualità, divertita e a suo agio nelle vesti di femme fatale. La vera vittima della storia sembra essere il povero Des Grieux: Cocino è bravo soprattutto nel passo a due del secondo quadro, probabilmente quello più drammatico, in cui è espresso ancora una volta il conflitto fra l’amore puro del giovane e la concretezza della protagonista che non vuole rinunciare ai gioielli prima di lasciare la città. La forza che ha caratterizzato finora Manon lascia il posto alla sofferenza, da quando in chiusura dell’atto viene arrestata per prostituzione e così trasportata insieme ad altre prostitute in Louisiana, dove si svolge un terzo atto tutto teso verso la tragedia. La Salvi non ha problemi a vivere sulla scena la disperazione della sua eroina, che prima della morte deve subire anche violenza da parte di un ennesimo spasimante che questa volta non è lei a dominare.

 

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