Madrid, Teatro Real: “Il lago dei cigni” del Royal Ballet di Londra

Madrid, Teatro Real, Temporada 2017-2018
“IL LAGO DEI CIGNI”
Balletto romantico in quattro atti su libretto di Vladimir Beghiscev e Vasil Geltzer
Musica Piotr Ilich Chaikovski
Odette / Odile YASMINE NAGHDI (19 luglio), SARAH LAMB (20 luglio)
Il principe Siegfried MATTHEW BALL (19), RYOICHI HIRANO (20)
Von Rothbart / Uno stregone / Consigliere della regina GARY AVIS (19), THOMAS WHITEHEAD (20)
Benno, amico del principe JAMES HAY (19), LUCA ACRI (20)
La regina ELIZABETH MCGORIAN (19), KRISTEN MCNALLY (20)
Sorelle di Siegfried ITZIAR MENDIZÁBAL, BEATRIX STIX-BRUNELL (19), MAYARA MAGRI, MEAGHAN GRACE HINKIS (20)
Corpo di Ballo Royal Ballet di Londra
Orquesta Titular del Teatro Real
Direttore Koen Kessels
Coreografia originale Marius Petipa, Lev Ivanov
Coreografia aggiuntiva Liam Scarlett, Frederick Ashton
Scene e costumiJohn Macfarlane
Luci David Finn
Madrid, 19 e 20 luglio 2018

Era la stagione n. 76 (1997-1998) quando il Teatro Real di Madrid riapriva le porte dopo essere rimasto chiuso per quarantun anni; per la danza fu ospite la prestigiosa compagnia londinese del Royal Ballet. Oggi, esattamente venti anni dopo, è di nuovo The Royal Ballet a tornare al Teatro Real per inaugurare una tournée europea della nuova produzione del balletto più amato dal pubblico di ogni luogo e tempo, Il Lago dei Cigni, con la coreografia del giovanissimo Liam Scarlett, che riprende quella classica di Petipa e Ivanov. Scarlett entrò nella compagnia inglese nel 2005 e dopo anni di intenso lavoro, nel 2012, raggiunse l’incarico di coreografo residente; nel frattempo aveva collaborato con American Ballet Theatre, New York City Ballet, San Francisco Ballet, English National Ballet, Miami City Ballet, Balletboyz, K-Ballet e molte altre compagnie dedite sia al repertorio classico sia a quello contemporaneo. Oggi Scarlett spiega al pubblico che non era sua intenzione reinventare un nuovo Lago dei cigni, quanto piuttosto rendere omaggio alla storia e alla tradizione del balletto, rispettando il più possibile la produzione di Marius Petipa e Lev Ivanov del 1895. Si è comunque permesso un margine di autonomia e originalità: nel III atto, quando si susseguono le danze di carattere, insieme a Frederick Ashton ha realizzato una versione completamente nuova della Danza napoletana, mentre nel IV atto ha aggiunto un passo a due di Odette e Siegfried nel momento in cui il cigno bianco capisce il suo destino dopo il tradimento del principe. La regia restituisce scene dense di significati narrativi, per di più molto coerenti tra loro: appena il sipario si solleva si vede Rothbart rubare la corona alla principessa e trasformarla in cigno, ossia il prologo della vicenda fiabesca; nel III atto, dopo che Siegfried chiede la mano di Odile, Rothbart si fa di nuovo avanti, manifestando l’inganno e strappando un’altra volta la corona, questa volta dal capo della Regina Madre. In questa versione manca il personaggio del giullare (introdotto in seguito a quella originale), ma anche questa scelta ha un effetto di coerenza, perché concentra l’azione sul nucleo famigliare del principe, dando molta importanza all’interazione tra le due sorelle e l’amico Benno. Scene e costumi sono di John Macfarlane, artista e progettista pluripremiato, laureatosi alla Glasgow School of Art: due volte premio Laurence Olivier, un Benois de la Danse, giudice del premio Linbury, ha dedicato principalmente al mondo della danza i primi quindici anni della sua vita professionale, lavorando con compagnie come il Canadian Royal Ballet, Dance Theatre of Harlem, Vienna State Opera, Danish Royal Ballet. Anche in questa occasione Macfarlane restituisce una realizzazione colma di dettagli storico-artistici, che riportano lo spettatore tra la fine del secolo XIX e gli inizi del Novecento, con i ballerini vestiti in divisa prussiana e le ballerine in abiti di colore chiaro, il tutto in un ambiente Austroungarico, e al tempo stesso di raffinatissime reminiscenze Biedermeier. The Royal Ballet è una compagnia dove regnano l’internazionalità e l’integrazione culturale: il cast incaricato dei ruoli principali rappresenta appunto tale ricchezza, e le sole recite madrilene (sei in cinque giorni) prevedono almeno quattro distinti artisti per ognuna delle parti protagoniste (non poteva mancare Federico Bonelli, a rappresentanza dell’Italia, quale interprete di Siegfried per una sera).
Il I atto inizia con una scenografia che mostra i cancelli aperti d’un fastoso palazzo, che immettono a un giardino popolato da soldati, damigelle, nobiltà, la Regina Madre, le sorelle di Siegfrid, gli amici del principe e Rothbart. Il corpo di ballo esegue le danze di ricevimento, al culmine delle quali è il Pas de trois interpretato dalle sorelle del principe e dall’amico Benno; la coreografia è altamente tecnica, e abbastanza diversa è la resa nelle due esecuzioni cui abbiamo assistito: James Hay, il Benno del 19 luglio, per l’intera serata brilla molto più del principe (Matthew Ball), sia per l’interpretazione sia per la tecnica; nel passo a due fra le sue variazione in tempo allegro si apprezza una diagonale di double tours en dedans a passé, virtuosa e pulitissima, con una elevazione massima: si tratta di un passo assai difficile da eseguire anche una sola volta, ma Hay lo ripete per quattro volte, dimostrando così una notevole forza muscolare. I momenti meno convincenti sono quelli con le due ballerine Itziar Mendizábal e Beatriz Stix-Brunell nelle parti delle sorelle: ognuno per conto suo spicca per qualità, ma nell’insieme si nota qualche difetto nelle prese e nelle promenades. Il principe di Matthew Ball è corretto, sobrio, elegante, con una buona gestualità e abbastanza drammaticità. Il II atto, sempre molto atteso, è bellissimo grazie all’étoile che interpreta Odette: Yasmine Naghdi possiede una tecnica impeccabile, offre un’interpretazione lirica e credibile. L’intero II atto, in realtà, è tutt’un tempo di adagio in cui la coppia deve essere affiatata e muoversi come un solo corpo, creando linee fluide e mantenendo una costante dolcezza; i passaggi e le variazioni sono complessi e richiedono forza e controllo nell’uomo, elasticità ed equilibrio nella donna. Yasmine Naghdi fa suo il personaggio proprio per la dolcezza delle braccia dalle linee lunghissime; in più nella coppia c’è una piena sintonia, e anche il corpo di ballo assolve benissimo la funzione di sembrar parte della scenografia (basata ovviamente sul bianco) o di apportare movimento e dinamismo. Il momento dei quattro cigni nella recita del 19 luglio non è perfetto in alcuni particolari, perché la coordinazione delle teste, la direzione e l’altezza delle gambe non sono del tutto precisi; è un movimento di pochissimi minuti, ma il lavoro preparatorio che sta dietro richiede un affiatamento e una coordinazione molto difficili da ottenere al massimo grado. Il III atto con la festa a palazzo ricorda un po’ i film di Sissi imperatrice, ed è percorso da simbolismi e dettagli continui; in questa versione le principesse che provengono da lontani regni sono quattro (e non sei), ognuna è vestita con abiti e colori adatti al paese d’origine. La principessa spagnola è in rosso e nero, quella ungherese in azzurro e dorato, quella italiana in bianco, nero e rosso e, da ultima, la principessa russa veste rosso, marrone e oro; mentre danzano insieme davanti al principe, ognuna di loro personalizza il ballo con gestualità e movenze che ricordano le tradizioni autoctone. Il merito principale del coreografo, a questo proposito, è evitare di considerare le danze di carattere come digressione di puro esotismo e divertissement. Nella seconda metà dell’Ottocento, quando ormai la più convenzionale e accademica tradizione romantica si è esaurita, matura infatti un più consapevole recupero delle tradizioni locali delle singole nazioni, che partendo dalla musica trasforma il folclore in un nuovo genere coreografico. In ambito virtuosistico è il momento delle polacche e delle mazurche di Chopin o delle danze ungheresi di Liszt; anche nei balletti accade un fenomeno simile. Nella scuola russa di fine Ottocento la musica di Chaikovski incontra il genio di Petipa, che opera una fusione tra il classico, il brillante e il popolare, dando inizio a una nuova tradizione, in cui le danze di carattere prevedono stili e regole proprie, che in ogni produzione hanno uno spazio specifico (accade in Coppelia, Don Chisciotte, Giselle). Entra in scena Odile e inizia il Grand pas de deux. Yasmine Naghdi rivela tutto il suo splendore, esaltando il cambio di personaggio ed entrando perfettamente nella parte della diabolica seduttrice che ammalia il principe. La coreografia è molto originale, del tutto diversa del Pas de deux del II atto, perché ora la musica diventa concitata e drammatica, con frequenti cambiamenti di dinamiche e di ritmo. Matthew Ball dimostra di essere un buon partner e un buon interprete, capace di controllare le variazioni di manèges, brisé volé, pirouettes e double tours. La Naghdi esegue pirouettes e giri in attitude en dedans, quindi ancora più difficili di quelli usuali, con una diagonale de sissone e altri giri di notevole pulizia e virtuosismo; nella seconda variazione – dove sono prescritti i trentadue fouettés, il momento virtuosistico più atteso di tutto il balletto – si comprende però che non riuscirà a terminare tutto, perché a ogni nuovo giro si sposta sempre più a sinistra (segnale che non riesce a mantenersi perfettamente in asse), accumula stanchezza e alla fine realizza solo 27 fouettés. Nel IV atto, quando torna a interpretare Odette, l’étoile recupera l’attitudine lirica e ancora una volta conquista del tutto il pubblico.
Nella recita del 20 luglio è Sarah Lamb a interpretare il ruolo di Odette: ballerina versatile e amante della sperimentazione, questa artista è in continua peregrinazione presso le più importanti compagnie di tutto il mondo; a Madrid incarna la ballerina “classica”, colei che sa trasformarsi da creatura innocente, fragile e quasi anaffettiva (il cigno bianco) in femme fatale maliziosa, irridente e sfrontata nella seduzione (il cigno nero). La differenza rispetto alla sera precedente si coglie anche nei tempi dell’esecuzione musicale. L’Orquesta Titular del Teatro Real è diretta dal direttore stabile del Royal Ballet, ossia Koen Kessels, uno specialista del balletto, che dimostra intelligente disponibilità ad assecondare le esigenze delle étoiles: nei primi due atti i tempi sono molto rilassati, in particolare l’adagio del II, segno che i ballerini intendono porre in risalto il lavoro delle gambe, le elevazioni, e conferire al procedere uno stile ancora più romantico. Kessels dirige la partitura come chi la conosce alla perfezione, restituendo la giusta concitazione nel III e nel IV atto, con una buona tavolozza di colori e di sonorità adeguate. Neppure Sarah Lamb, ora nelle vesti di Odile, riesce però a completare i trentadue fouettés (arriva a ventinove) probabilmente a causa della posizione un po’ troppo in avanti della schiena. Il suo partner, Ryoichi Hirano, è un Siegfried bravissimo, con una presenza scenica e una tecnica da massimo dei voti. Anche la recita del 20 luglio, dunque, schiera artisti validissimi: lo si comprende sin dal Pas de trois del I atto, quando Luca Acri (Benno), Mayara Magri e Meaghan Grace Hinkis (le sorelle del principe) sono in perfetta armonia, sia nei pezzi individuali sia nei momenti d’insieme (segno che persino in un balletto tanto personalistico e romantico come Il lago dei cigni il carattere indimenticabile è determinato anche dalla cura nella coreografia dei personaggi minori). Il pubblico di Madrid reagisce sempre con entusiasmo agli spettacoli di danza del Teatro Real; ma questa volta, al termine di ogni scena, è una festa che si trasforma in ovazione e in tributo a dir poco caloroso.   Foto Javier del Real © Teatro Real de Madrid

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