Verona, Teatro Filarmonico, Il Settembre dell’Accademia 2018: Staatskapelle Dresden & Lisa Batiashvili

Verona, Teatro Filarmonico, Il Settembre dell’Accademia 2018: Staatskapelle Dresden & Lisa Batiashvili

Verona, Teatro Filarmonico,  XXVII Settembre dell’Accademia
Staatskapelle Dresden
Direttore Alan Gilbert
Violino Lisa Batiashvili
Sergej Sergeevič Prokof’ev: Concerto per violino e orchestra n. 2 in sol minore Op. 63
Gustav Mahler: Sinfonia n. 1 in re maggiore “Titano”
Verona, 6 settembre 2018
Dopo un’anteprima coraggiosa in agosto, con una nuova commissione e la Nona beethoveniana affidata a giovani forze, lo scorso giovedì si è aperta ufficialmente la XXVII edizione del Settembre dell’Accademia (la Filarmonica di Verona, che esiste dal 1543 e quindi festeggia il 475° compleanno). Per un’istituzione storica e gloriosa, è stata invitata un’orchestra storica e gloriosa, la quasi coetanea Staatskapelle Dresden, che già aveva fatto tappa al Teatro Filarmonico veronese sotto l’egida dell’allora reggente Fabio Luisi una decina d’anni fa. La compagine è quindi parzialmente rinnovata e fa piacere trovare qualche giovane o giovanissimo impegnato in prime parti, che sono tutte foriere di quel suono denso e sostanzioso (più nei fiati che negli archi, almeno a giudicare dalla non felicissima postazione estremamente laterale di chi recensisce) tanto celebrato nei secoli di storia dell’Arpa meravigliosa di Dresda. Sul podio della tournée non c’era lo stabile Thielemann (in carica dal 2012) ma l’americano Alan Gilbert, classe ’67, che sarà presto di casa (la lussuosa ElbPhilharmonie) nella non lontanissima Amburgo.
La prima parte del programma prevedeva il Concerto per violino e orchestra n. 2 in sol minore di Sergej Prokof’ev, ultimo importante lavoro “europeo” del grande russo prima del definitivo rimpatrio e vicino ad un’apparente semplicità formale che sembrava andare a genio allo Stalinismo moscovita (sarebbe bastato il numero d’opus successivo, il balletto Romeo e Giulietta, per smentire le aspettative del compositore e della sua famiglia). Il tema principale del primo movimento è una melodia mesta e guardinga, inconfondibilmente slava, anche grazie al prodigio di Lisa Batiashvili. La violinista georgiana, attualmente artist in residence all’Accademia di Santa Cecilia, ha le doti tecniche ma soprattutto la personalità dei grandi virtuosi: è lei a condurre la prima metà del concerto senza esagerare mai, porgendo il suono, riprende, rilanciando il materiale tematico con un suono scuro e deciso in un dialogo anche timbrico con l’orchestra. Il secondo tempo, felicissima e cullante canzone, ha modo di alleggerire il suono, quasi di schiarirlo, in un gioco di sperimentazione timbrica che passa all’orchestra. Le caratteristiche evidenziate nei primi due movimenti collimano nel terzo, più breve e virtuosistico, dove il violino solo, più infuocato per scrittura, è stato travolgente proprio perché impeccabile. Trionfo per la Batiashvili, che regala un bis corale, proseguendo il dialogo con la Staatskapelle in una trascrizione della Danza dei cavalieri proprio dal citato balletto shakesperiano di Prokof’ev.
Per la seconda parte del concerto, Gilbert si è presentato sul podio senza leggio, per dirigere più liberamente l’organico allargato nella Sinfonia n. 1 in re maggiore di Gustav Mahler, repertorio da lui ampiamente esplorato negli ultimi anni alla guida della New York Philharmonic. Il maestro statunitense, non particolarmente noto in Italia, ha abbandonato l’approccio più rigoroso al concerto per violino in favore di una sorprendente elasticità dinamica e soprattutto agogica. Dopo un incipit lento e alquanto sonnecchiante, a metà del primo movimento Gilbert desta l’interesse dell’orchestra, sollecitata fino alla fine in tempi stretti e stringendo al limite della compromissione della compattezza dell’insieme. La compagine regala grandi soddisfazioni abbandonandosi al proprio suono meraviglioso e alle dinamiche elastiche ogni qualvolta il direttore richieda accenti e sottolineature dei ritmi più danzerecci (piuttosto “boemi” a tal proposito sia il Laendler del II movimento, sia gli interventi grotteschi del III). Non ci è parso tuttavia di riscontrare una vera e propria poetica dietro le scelte interpretative di Gilbert, lasciando nel complesso l’impressione di una lettura un po’ esteriore e spettacolare, per quanto eccellentemente eseguita. Il pubblico ha comunque gradito, ritrovando la stessa “urgenza” (ma forse qui più appropriata) nel festoso, quasi elettrico, Preludio al III atto di Lohengrin (che a Dresda conoscono bene) regalato come bis finale. La rassegna prosegue stasera con un debutto storico: Martha Argerich con l’Orchestra giovanile di Bahia. Foto Brenzoni

 

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