Vincenzo Bellini (1801-1835): “I Puritani” (1835)

Vincenzo Bellini (1801-1835): “I Puritani” (1835)

Melodramma in tre atti su libretto di Carlo Pepoli. Diana Damrau (Elvira); Javier Camarena (Lord Arturo Talbo); Ludovic Tézier (Sir Riccardo Forth); Nicolas Testé (Sir Giorgio Walton); Annalisa Stroppa (Enrichetta di Francia); Miklós Sebestyén (Lord Gualtiero Walton); Antonio Lozano (Sir Bruno Robertson). Orchestra and Chorus of the Teatro Real – Madrid. Evelino Pidò (direttore), Andrés Máspero (Maestro del Coro),  Emilio Sagi (regia), Daniel Bianco (scene), Peppispoo (costumi), Eduardo Bravo (luci). Registrazione: Madrid, Teatro Real, 27 ottobre 2017. T.Time: 180′. Sottotitolato in italiano.  2 DVD BelAir Classiques BAC44

Registrata nel 2017 dall’etichetta BelAir Classiques in collaborazione con la TVE al Teatro Real di Madrid, questa edizione dei Puritani di Vincenzo Bellini non colpisce particolarmente per l’aspetto visivo. La scenografia di Daniel Bianco appare, infatti, scarna sin dalla scena iniziale dove la fortezza di Plymouth è resa soltanto con delle panche che alla fine del duetto tra Elvira e Giorgio vengono sostituite con sedie utilizzate dal coro per disporsi quasi come un pubblico  per assistere alle effusioni che si scambiano Elvira e Arturo durante la cavatina, A te o cara.  Gli interni appaiono evocati da eleganti lampadari, mentre una luna con uno sfondo boscoso costituisce l’ambientazione del terzo atto. Per quanto essenziale, la scenografia è comunque funzionale alla regia di Emilio Sagi il quale, dopo aver costruito un piccolo teatro di pupi che mette in scena il prossimo matrimonio di Elvira e Arturo, tende ad isolare i protagonisti creando delle linee di demarcazione con il coro. In particolar modo nella scena iniziale troviamo Riccardo isolato con lettere in mano in preda ai fantasmi della delusione patita a causa della scelta di Elvira di sposare un “Talbo cavaliero” e nel finale dell’atto primo il coro si dispone dietro un fondale di tulle lasciando in primo piano Elvira sola con il suo dramma di donna abbandonata in prossimità dell’altare.  Sembra inoltre che al centro della regia di Sagi venga posta proprio Elvira che spia il duetto tra Riccardo e Bruno quasi a carpire qualche notizia sullo sposo presceltole dal padre nel timore che questi non abbia acconsentito al suo matrimonio con Arturo. Eleganti sono i costumi di Peppispoo (nome d’arte di Pepa Ojanguren) che ha vestito Elvira con il bianco della purezza e i personaggi maschili con divise militari, mentre la regina Enrichetta è avvolta in un abito di austera regalità con il suo color oro.  Infine le luci di Eduardo Bravo appaiono un po’ monocorde insistendo su toni fin troppo scuri.
Curata è, invece, la parte musicale sin dalla concertazione di Evelino Pidò che alla guida dell’Orquesta del Teatro Real, purtroppo, non rinuncia qua e là a qualche taglio, piccolo per la verità e perciò stesso insignificante sulla durata dell’opera al punto che non se ne comprende la ragione. La scelta dei tempi e delle sonorità è però ottima ed esalta sia i momenti più marcati dal punto di vista ritmico che quelli lirici come la scena della pazzia di Elvira, impersonata da una splendida Diana Damrau che, sul piano vocale, appare impeccabile sfoggiando il suo ricco e assodato bagaglio tecnico evidente nei passi d’agilità e, in particolar modo, nella virtuosistica Polacca, Son vergin vezzosa. La sua performance si segnala per un’intonazione e un fraseggio curati e per un’interpretazione particolarmente espressiva che trova uno dei suoi momenti più intensi nella scena della pazzia dell’atto secondo; sul piano scenico, però, mi sembra che nella sua recitazione ci sia qualche volta una tendenza a una gestulità un po’ sovraccaricata,  che, comunque, mette in evidenza le doti di grande attrice di questa artista. Javier Camarena è un Arturo convincente sia sul piano vocale che su quello scenico; la sua è una voce sostanzialmente omogenea e bella soprattutto nel settore acuto. La cavatina di Arturo, A te o cara, risulta veramente elegiaca nella sua interpretazione, come è salutata da intensi e prolungati applausi la cabaletta del duetto dell’atto terzo, Vieni fra queste braccia, cantato insieme con  una Damrau in stato di grazia. Anche il baritono Ludovic Tézier, che dispone di un bel mezzo vocale, è autore di un prova di ottimo livello nonostante qualche piccolo difetto di memoria che lo porta a commettere alcuni, per la verità pochissimi, errori nel testo. Vocalmente il baritono, che può contare su un fraseggio e un’intonazione particolarmente curati, mostra tutte le sue qualità sin dalla cavatina Ah per sempre io ti perdei. Fraseggio ed intonazione curati contraddistinguono anche le prove di Nicolas Testé, un sir Giorgio convincente, sia quando deve trovare accenti dolci e paterni nel duetto con Elvira del primo atto sia quando deve mostrare le sue qualità eroiche in Suoni la tromba e intrepido, e di Annalisa Stroppa, un’Erichetta perfettamente centrata nella sua parte. Infine corrette le performances di Miklós Sebestyén (Gualtiero Valton) e di Antonio Lozano (Bruno). Ottima la prova del coro del Teatro Real ben preparato da Andrés Máspero.

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