Danza esplosiva del Balletto del Sud al Teatro Olimpico di Roma

Danza esplosiva del Balletto del Sud al Teatro Olimpico di Roma

Roma, Teatro Olimpico, Stagione 2018-2019
“LA BELLA ADDORMENTATA”
Balletto in tre atti dalla favola di Gianbattista Basile
Musica Pëtr Il’ič Čajkovskij
Coreografia Fredy Franzutti
Scene Francesco Palma
Aurora, la principessa NURIA SALADO FUSTÈ
Ernesto, il principe antropologo TESTO IVANOV
Roberto, il padre di Aurora ALESSANDRO DE CEGLIA
Carabosse, la strega ANDREA SIRIANNI
Jardavan, la fata CAROLINA SANGALLI
Silvia, la madre di Aurora BEATRICE BARTOLOMEI
Uccellini azzurri ALICE LEONCINI e ALEXANDER YAKOVLEV
Balletto del Sud
Direttore Fredy Franzutti
Roma, 7 ottobre 2018

Ritorna a Roma La bella addormentata di Fredy Franzutti, coreografo leccese e direttore del Balletto del Sud, compagnia da lui fondata nella città natale nel 1995 e oggi in ottima forma. Entusiasmante questa riscrittura del classico, fresca e chiara, costruita con sapienza drammaturgica e danzata con abilità e forza da soli 22 incorreggibili danzatori. Della celebre favola di Perrault che narra della principessa Aurora, punta da un fuso e destinata a dormire per cento anni fino all’arrivo del principe che con un bacio la risveglierà, Franzutti propone una variante basata sul racconto secentesco di Giambattista Basile, in cui l’incantesimo della bella addormentata avviene nell’Italia meridionale, e immagina la storia in un vivace Salento del XX secolo, dove la fanciulla viene morsa da una tarantola e risvegliata da un principe antropologo che porta il nome del noto studioso del tarantismo, Ernesto De Martino. Se l’idea funziona è grazie alla narrazione fluida e immediata che il coreo-regista ha escogitato per questa sua fortunata produzione, nata nel 2000 e replicata in molti teatri italiani ed esteri. Funziona anche grazie alle scene e ai bei costumi che ci riportano al Meridione dell’Italia degli anni quaranta e cinquanta. Simbolico e allo stesso tempo fedele rappresentazione del cambiamento della società del dopoguerra, è l’avvicendarsi dei colori in scena in un viaggio cromatico che partendo dalle donne in nero col fazzoletto in testa passa attraverso gli abiti fuxia e pois e approda all’immancabile bianco della festa delle nozze. Le recite date all’Olimpico dal 5 al 7 ottobre sono state dedicate a Lindsay Kemp, scomparso la scorsa estate, per diversi anni interprete speciale della strega cattiva Carabosse, ruolo creato per lui e oggi affidato ad Andrea Sirianni che riesce perfettamente in questa parte en travesti grottesca e insieme commovente. Una figura che acquista spessore umano nelle sue varie apparizioni, tradizionalmente zoppicante e gobba in entrata, ma subito dopo imponente in tutta la sua altezza e appariscenza da drag queen con tacchi alti, acceso make up e smalto alle unghie, fino al coup de théâtre finale in cui si mostra in un più sciatto, si fa per dire, tubino color viola. Insieme a Sirianni, emergono tutti gli altri danzatori della compagnia, tecnicamente solidi e comunicativi, con energia da vendere.
Nel prologo si racconta la nascita di Aurora, figlia di un nobile signore che decide di trasferirsi nella campagna salentina lontano dalle turbolenze della guerra. Molto piacevoli sono le scene dei primi giorni di vita della bimba, come quella del battesimo con prete e chierichetti, la danza forse un po’ troppo forsennata delle donne a servizio che la accudiscono, l’arrivo della giovane e bella zingara Lilla che – come da tradizione – deve compiere un rito di iniziazione pagana per augurare alla neonata un futuro di felicità. Brava in questo ruolo Carolina Sangalli, precisa e fluida nei developpées, qui simbolo di apertura alla speranza e alla felicità. Vera invenzione drammaturgica di questo balletto è il ruolo preponderante del padre di Aurora, interpretato con convinzione dal bravissimo Alessandro De Ceglia e reso con una gestualità interessante; centrale è il rapporto con la figlia contrassegnato da un affetto e un entusiasmo che si esprime in scene squisitamente comiche e tenere; per esempio quella in cui gli viene consegnato un fiocco rosa per annunciargli che è nata una bimba, e non un bimbo, e lui quasi subito gioisce; oppure nella bella trovata coreografica di mostrare lo scorrere del tempo facendo entrare in scena tre bimbe di diverse età, a cui il padre vorrebbe donare delle bambole, e solo l’Aurora più piccola le accetterà naturalmente.
Nell’atto successivo siamo catapultati nei coloratissimi anni cinquanta. Ben riuscita è la sequenza del gioco del “ruba-bandiera”, che coinvolge diverse coppie con una sfilza di incisivi grands jetés e salti che non possono non catturare l’attenzione del pubblico. Franzutti è attento a mantenere alcuni importanti momenti del balletto originale, come l’atteso adagio della rosa eseguito da Aurora ormai sedicenne, durante il suo compleanno, oggi interpretata dalla spagnola Nuria Salado Fustè, che sprigiona sin dalla sua entrata semplicità e gioia, grazie a una tecnica pulita e armoniosa che la rende totalmente a suo agio nel personaggio, spiccando con il suo abito azzurro accanto a tutti gli altri invitati vestiti nelle tonalità del rosa. È anche ben riuscita l’idea di inserire balli di gruppo dell’epoca come l’alligalli, così come l’idea di vestire in tenuta hippy la zingara divenuta ora una potente fata in grado di addormentare la Bella e i suoi ospiti; mentre ci delude un po’ la scena della finta morte di Aurora causata dalla tarantola che fuoriesce dal boccale di vetro che le dona la strega Carabosse, poiché nel suo stile espressivo ricorda quella ben più famosa di Giselle. Il secondo atto vede l’entrata del protagonista maschile (Testo Ivanov), l’appassionato antropologo Ernesto che si addentra nel bosco spinto dallo studio delle tradizioni popolari e che appresa la notizia dell’incantesimo decide di salvare Aurora. Efficacemente il coreografo inserisce in questo punto l’immancabile esibizione dell’Uccello azzurro, che qui ritroviamo nella doppia versione maschile (Alexander Yakovlev) e femminile (Alice Leoncini), entrambi bravi e molto affiatati. Inutile dire che un bacio risveglierà la fanciulla da un sonno lungo 50 anni e che nell’atto successivo verranno festeggiate le nozze di Aurora ed Ernesto in un tripudio di danze di coppia e virtuosismi qua e là che lasciano alle volte senza fiato. Maggiormente in questa parte emerge l’invenzione più strettamente coreografica di Franzutti, caratterizzata da dinamismo e fluidità dei movimenti negli ensemble e rigore classico soprattutto nella resa della coppia protagonista che si distingue per musicalità e leggerezza. Uno spettacolo che ci ricorda che la tradizione del balletto non è morta e che è possibile “rivitalizzarla” anche al di fuori dei teatri lirici.

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