Staatsoper Stuttgart: “Lohengrin”

Staatsoper Stuttgart: “Lohengrin”

Staatsoper Stuttgart – Stagione 2018/19
“LOHENGRIN”
Opera romantica in tre atti.
Libretto e musica di Richard Wagner
Heinrich der Vogler GORAN JURIC
Lohengrin MICHAEL KÖNIG
Elsa von Brabant SIMONE SCHNEIDER
Friedrich von Telramund MARTIN GANTNER
Ortrud OKKA VON DER DAMERAU
Der Heerrufer der König SHIGEO ISHINO
Erster Edler TORSTEN HOFMANN
Zweiter Edler HEINZ GÖHRIG
Dritter Edler ANDREW BOGARD
Vierter Edler MICHAEL NAGL
Orchestra e Coro della Staatsoper Stuttgart
Direttore Cornelius Meister
Maestro del coro Manuel Pujol
Regia Arpad Schilling
Drammaturgia Miron Hakenbeck
Scene Raimund Orfeo-Voigt
Costumi Tina Kloempken
Light designer Támas Bányai
Stuttgart, 29 settembre 2018
La Staatsoper Stuttgart ha sempre avuto la fama di teatro dalla grande tradizione wagneriana, in particolare nel periodo tra il 1954 e il 1966 durante in quale Wieland Wagner mise in scena nove titoli del suo celebre avo, con esiti tali da far guadagnare a Stuttgart il nome di Winter Bayreuth. Era perciò abbastanza logico che la nuova gestione artistica dell’ Intendant Viktor Schoner e del Generalmusikdirektor Cornelius Meister abbia voluto inaugurare il suo primo cartellone con un nuovo allestimento del Lohengrin, un titolo che qui a Stuttgart era stato rappresentato solo una volta nelle stagioni del nuovo secolo. La serata ha avuto un esito musicale davvero di eccellente livello, per merito principale di Cornelius Meister, un direttore che io ho molte volte segnalato come la migliore bacchetta tedesca delle giovane generazione. Gesto chiarissimo ed efficace, tecnica completa e temperamento versatile dal punto di vista interpretativo fanno di questo giovane un musicista completo e dalla maturità notevole, soprattutto in rapporto all’ età. Il trentottenne maestro originario di Hannover, da poco insignito del premio OPUS KLASSIK come Dirigent des Jahres, ha messo in mostra tutte le sue qualità con una direzione di altissimo livello, da interprete wagneriano maturo e consapevole. Un’ interpretazione serrata, intensa nel ritmo della narrazione e ricca di splendidi particolari a partire dal Preludio, eseguito con tinte dolci e delicate, per proseguire con un primo atto che culminava nell’ atmosfera di grande intensità drammatica ottenuta nel finale. Il clima fosco, angoscioso e di grande potenza tragica evocato dall’ orchestra nel duetto fra Ortrud e Telramund, la nobile e struggente cantabilità con cui è stata esposta la stupenda melodia in sol maggiore che conclude il duetto tra Elsa e Ortrud nel secondo atto, la transizione orchestrale fra la seconda e la terza scena dello stesso atto e tutta l’ esecuzione dell’ atto conclusivo, nel quale il progressivo accumularsi della tensione drammatica era realizzato in maniera efficace come poche altre volte mi è capitato di ascoltare, erano gli altri momenti migliori di una direzione che dimostrava talento interpretativo di livello superiore, senso del teatro e capacità narrative da interprete completo e con tutte le carte in regola per diventare nei prossimi anni un personaggio di primissimo piano nel mondo musicale internazionale. Assolutamente perfetta è apparsa l’ intesa del nuovo Generalmusikdirektor con la Staatsorchester Stuttgart, che ha suonato con precisione assoluta realizzando in maniera splendida tutte le intenzioni del podio. Semplicemente superba la prestazione del coro della Staatsoper, in questi giorni nominato per l’ undicesima volta Chor des Jahres dalla rivista Opernwelt e che, sotto la guida del nuovo direttore Manuel Pujol, ha confermato una volta di più le qualità che da anni lo rendono uno tra i migliori ensemble vocali europei.
A completare il risultato artistico davvero ragguardevole della parte musicale contribuiva in maniera determinante una compagnia di canto di livello complessivo molto notevole. Su tutti si imponeva la drammatica e intensissima Ortrud di Okka Von Der Damerau, mezzosoprano amburghese da anni membro stabile dell’ ensemble della Bayerische Staatsoper. Un’ autentica voce wagneriana, potente e dotata di grande proiezione, con acuti squillantissimi e un fraseggio aggressivo, perfetto nel caratterizzare la natura demoniaca del personaggio. Simone Schneider, cantante amatissima dal pubblico di Stuttgart, ha delineato una Elsa più amara e disillusa che liricamente estatica, con accenti di particolare efficacia nel finale del secondo atto e nel duetto con Lohengrin. Autorevole nel fraseggio il basso croato Goran Juric, la cui voce di timbro scuro e risonante si adattava molto bene al carattere di Heinrich der Vogler. Martin Gantner, cinquantatreenne baritono nativo di Freiburg, ha sfruttato molto bene il timbro abbastanza chiaro della sua voce per evidenziare il carattere debole e sottomesso alla moglie di Telramund. Il baritono giapponese Shigeo Ishino ha messo in mostra tutti i pregi di una voce robusta e ben timbrata negli interventi dell’ Heerrufer. Per quanto riguarda il ruolo del protagonista, Michael König ha iniziato in maniera abbastanza incerta con un Nun sei bedankt, mein lieber Schwan di intonazione abbondantemente calante. Nel seguito della recita il tenore di Mutlangen ha cantato con maggiore sicurezza, trovando accenti efficaci nella scena del duello e in un In fernem Land eseguito con belle sfumature vocali e di fraseggio in una caratterizzazione complessiva che, in sintonia con il taglio drammatico della parte scena, era finalizzata a delineare un personaggio più debole che eroico, schiacciato dalle responsabilità di un ruolo che non riesce a sostenere.
La messinscena del regista ungherese Arpad Schilling non era, a mio avviso, all’ altezza della parte musicale. Il tono scuro, opprimente di tutto lo spettacolo diventava francamente abbastanza noioso man mano che la serata andava avanti. L’ idea di mettere in scena un mondo popolato di persone senza qualità, in cui la mediocrità generale coinvolge anche quello che dovrebbe essere l’ eroe portatore della salvezza, poteva anche essere interessante se fosse stata messa in pratica con una recitazione più incisiva. La regia invece appariva abbastanza statica in molte scene, con diversi dettagli da Regietheater di seconda categoria come la continua presenza di pupazzi a forma di cigno in varie misure, da quello formato Quietscheente (così si chiama, in tedesco, l’ anatra-giocattolo di gomma che si mette nella vasca da bagno dei bambini) fino a quelli di grandezza naturale. Si potevano salvare al massimo un paio di idee interessanti in questa lettura scenica, come quella di mettere in evidenza la debolezza caratteriale di Elsa e del suo salvatore, oppure il finale con una Ortrud trionfante ed Elsa respinta dal popolo pronto a sottomettersi alle forze del male. In ogni modo l’ allestimento, anche appariva complessivamente irrisolto, era abbastanza innocuo e si lasciava guardare senza provocare eccessivi disturbi. I pregi della parte musicale bastavano a garantire il grande successo con cui è stato accolto lo spettacolo: circa dieci minuti di intensi applausi per tutti, con qualche fischio al team registico. Foto Matthias Baus

 

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