Venezia, Palazzetto Bru Zane: “Fantasie a quattro mani”

Venezia, Palazzetto Bru Zane: “Fantasie a quattro mani”

Venezia, Palazzetto Bru Zane Festival “Jacques Offenbach” e la Parigi della musica leggera, dal 29 settembre al 28 ottobre 2018
FANTASIE A QUATTRO MANI”
Pianoforte Lidija e Sanja Bizjak
Gabriel Fauré/André Messager (d’après Richard Wagner): 1. Souvenirs de Bayreuth : n°s 1, 2, 3, 4 et 5;  Emmanuel Chabrier (d’après Richard Wagner): Souvenirs de Munich : Pantalon – Été – Poule – Pastourelle – Galo; Jeanne Leleu (d’après André Messager): Fantaisie sur Véroniqu; André Messager : Valse n° ; Eugène-Marie-Joseph de Thuisy (d’après Jacques Offenbach): Quadrille sur La Belle Hélèn; Hector Ollivier (d’après Jacques Offenbach): Fantaisie sur Orphée aux Enfer; Renaud de Vilbac (d’après Jacques Offenbach): Suite n° 2 sur Les Contes d’Hoffman; Mel Bonis:  Les Gitanos, valse espagnol; Olivier Métra (d’après Gaston Serpette) Aragonaise-Valse sur Fanfreluche.
Venezia, 16 ottobre 2018
Ancora una volta il pubblico del Palazzetto Bru Zane è stato condotto lungo un breve ma affascinante itinerario alla riscoperta di repertori e generi musicali, abbastanza dimenticati ai giorni nostri, mentre nell’Ottocento romantico erano molto diffusi, dando origine a un’ingente produzione editoriale. Il programma del concerto, di cui ci occupiamo, era incentrato sul pianoforte a quattro mani. Re dei salotti, più o meno altolocati, il pianoforte permetteva di riascoltare le opere – ad esempio di Offenbach – ridotte per il canto e la tastiera, ma all’epoca erano anche molto frequenti gli arrangiamenti per pianoforte solo o a quattro mani, in cui i passaggi più apprezzati dal pubblico venivano rielaborati sotto forma di fantasie. A dedicarsi a questa pratica di socializzazione della musica non erano soltanto le fanciulle di buona famiglia, ma anche musicisti come Gabriel Fauré e André Messeger, che si divertivano a trascrivere brani da opere di Wagner. E proprio nel nome di Wagner è iniziata questa “salottiera” soirée al Bru Zane …
Sedevano, fianco a fianco, al pianoforte le sorelle Lidija e Sanija Bizjak, che già avevano conquistato il pubblico nel corso di precedenti stagioni veneziane del Centre de Musique Romantique Française, essendo, peraltro, da tempo beniamine delle platee di tutto il mondo. Non è facile vedere una coppia di interpreti così affiatate, così concentrate, così completamente rapite dal pezzo che stanno eseguendo! Per non dire della bellezza cristallina del suono, della sensibilità musicale, della lettura approfondita e aderente alla natura di ogni composizione: tutti elementi estremamente importanti, anche quando si affronti un repertorio appartenente a una “letteratura” minore.
Particolarmente intriganti i primi due pezzi in programma per questa serata dominata dalla “musica al quadrato”, in quanto ci hanno immerso nel clima della Francia decadente, quando era particolarmente viva la polemica tra wagneriani e antiwagneriani, e addirittura alcuni autori importanti, quali Debussy e Fauré, erano combattuti nel loro stesso animo tra ammirazione e presa di distanza nei confronti del maestro di Lipsia. Emblematici, a questo proposito, i Souvenirs de Bayreuth, che Gabriel Fauré compose insieme ad André Messager, attingendo a temi del Ring. Si tratta di una “fantaisie en forme de quadrille sur les thèmes favoris de
L’Anneau du Nibelung de RichardWagner”, che presenta, in forma di parodia, alcuni famosi Leitmotive del Ring – dal Richiamo di Brunhilde al Tarnhelm, al Canto d‘amore di Siegmund, alla Perorazione di Wotan (dalla Valchiria), al Tema di Siegfried –; una parodia – come è ben emerso dall‘esecuzione impeccabile delle due sorelle serbe – che a volte però non riesce a dissimulare qualche accenno di coinvolgimento, subito negato da qualche irriverente, spoetizzante cadenza o dalla trasformazione di un determinato tema in una canzoncina da organetto.
Analogo clima dissacrante – con qualche accenno malcelato di commozione – è emerso in Souvenirs de Munich di Emmanuel Chabrier,“fantaisie en forme de quadrille sur les thèmes favoris de Tristan et Isolde”, come il Richiamo “Heil, König Marke”, il Tema notturno dell‘inizio del secondo atto, il Tema di Tristano, il Raccoto di Kurwenal e il Tema di Heimatland). Stessa chiarezza cristallina nel tocco, ad intonare le turgide armonie.
Con la bozzettistica Fantaisie sur Véronique di Jeanne Leleu (da André Messager) si è avvertito un cambiamento di clima, in quanto il pezzo – piuttosto semplice nella linea melodica come nell‘armonia – è percorso da una leggerezza, che si vena appena di mestizia o di improvvise accensioni di tenue gioia. Analoghi caratteri ha rivelato la Valse n° 2 di André Messager dall‘atmosfera sognante e crepuscolare.
Seguivano tre pirotecniche parafrasi da Offenbach: la Quadrille sur La Belle Hélène di Eugène-Marie-Joseph de Thuisy, in cui il turgore armonico e l‘impulso ritmico sono interrotti da squarci di danzante leggerezza fino al concitato finale; la Fantaisie sur Orphée aux Enfers di Hector Ollivier, culminante nell‘indiavolato Can-can; e la Suite n° 2 sur Les Contes d’Hoffmann di Renaud de Vilbac, che inizia con l‘incanto della celeberrima barcarole procedendo poi con vari seducenti motivi, tra i più tipici del genio offenbachiano.
La soirée si è conclusa all‘insegna della tradizione musicale ispanica con Les Gitanos, valse espagnole di Mel Bonis, un pezzo pieno di ritmo e colore locale, ma anche percorso da una grazia prettamente femminile; e Aragonaise-Valse sur Fanfreluche (da Gaston Serpette) di Olivier Métra, un arrangiamento particolarmente congeniale al Duo Bizjak, poiché tra gli eleganti movimenti della danza compare uno spunto melodico intriso di mestizia, che fa pensare all‘Oci ciornie della tradizione slava. Per questo – dopo gli scroscianti, ripetuti applausi finali da parte del pubblico – quest’ultimo brano è stato riproposto come bis.

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