Catania, Teatro Massimo Bellini: “Andrea Chénier”

Catania, Teatro Massimo Bellini: “Andrea Chénier”

Catania, Teatro Massimo Bellini, stagione lirica 2017-2018
“ANDREA CHÉNIER” 
Dramma di ambiente storico in quattro quadri di Luigi Illica
Musica di Umberto Giordano
Andrea Chénier  HOVHANNES AYVAZYAN
Carlo Gérard  FRANCESCO VERNA
Maddalena di Coigny AMARILLI NIZZA
Bersi  SONIA FORTUNATO
Contessa di Coigny/Madelon  LORENA SCARLATA
Roucher  ENRICO MARCHESINI
Pietro Fléville CARLO CHECCHI
Fouquier Tinville GIANLUCA FAILLA
Mathieu ALESSANDRO BUSI
Un “Incredibile” SAVERIO PUGLIESE
L’abate poeta SAVERIO PUGLIESE
Schmidt CARLO CHECCHI
Il maestro di casa GIANLUCA FAILLA
Dumas CARLO CHECCHI
Orchestra e Coro del Teatro Massimo Bellini          
Direttore Antonio Pirolli
Maestro del coro Luigi Petrozziello
Regia Giandomenico Vaccari
Assistente alla regia Alessandro Idonea
Allestimento del Teatro Massimo Bellini
Catania, 4 novembre 2018
Si apre nel segno del lutto e con un sentito e commosso minuto di silenzio in omaggio alle vittime dell’alluvione, che ha colpito la Sicilia, la replica del 4 novembre dell’Andrea Chénier di Umberto Giordano, inizialmente in cartellone per il mese di maggio 2018 e rinviato all’autunno per ragioni di natura economica. Per quanto riguarda l’aspetto visivo questa produzione, al posto dell’annunciato nuovo allestimento, ha riproposto quello del 2007, concepito in un modo abbastanza tradizionale e sostanzialmente rispettoso del libretto di Illica a partire dagli eleganti costumi, storicamente coerenti con la vicenda ambientata durante la Rivoluzione Francese, e dalle scene impostate in modo da creare due piani distinti e separati, uno in alto e nello sfondo su un praticabile a cornice, e un altro in primo piano, ben sfruttati dal regista Giandomenico Vaccari  per marcare le differenze di stato sociale, ma anche di ruolo dei personaggi. Per il resto la sua regia è apparsa fondamentalmente nella tradizione e indirizzata, con la costruzione di vere e proprie sequenze, ad esaltare la concezione cinematografica dell’opera di Giordano. Un piccolo appunto: inspiegabilmente nella locandina non risultano i nomi degli autori delle scene e dei costumi.
Passando all’aspetto musicale, si segnala la buona concertazione di Antonio Pirolli, specialista di questo repertorio, che ha saputo trovare soprattutto tempi adeguati, mentre le sonorità, a volte, sono apparse un po’ eccessive soverchiando talora i cantanti.  Dotato di una bella voce, il tenore Hovhannes Ayvazyan è stato un Andrea Chénier nel complesso convincente, nonostante la sua vocalità sia apparsa un po’ forzata e più a suo agio nei momenti in cui poteva dispiegare il suo ottimo mezzo vocale piuttosto che in quelli lirici, come nella celebre romanza Come un bel dì di maggio, dove è mancato forse quell’approfondimento interpretativo necessario a questa immortale pagina della partitura di Giordano. Positiva la prova di Amarilli Nizza, una Maddalena appassionata sul piano interpretativo che è riuscita a dare il meglio di sé nella famosa romanza La mamma morta. Di spessore il Carlo Gérard di Francesco Verna, baritono tecnicamente solido dalla voce brunita, perfettamente calato nel suo ruolo. Corrette le numerose parti di fianco: Sonia Fortunato (Bersi), Enrico Marchesini (Roucher), Carlo Checchi (Pietro Fléville / Schmidt / Dumas), Gianluca Failla (Fouquier Tinville / Il maestro di casa), Alessandro Busi (Mathieu); Saverio Pugliese (Un incredibile /L’abate). Tra di esse merita una menzione Lorena Scarlata nella doppia veste della Contessa di Coigny e soprattutto di  Madelon, ruolo nel quale ha dato vita nel terzo quadro a uno dei momenti più commoventi dell’intero spettacolo. Infine ottima la prova del coro ben preparato da Luigi Petrozziello.

 

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