Gioachino Rossini 150: Marina Rebeka – “Amor fatale”

Gioachino Rossini 150: Marina Rebeka – “Amor fatale”

Gioachino Rossini: “Quelle horrible destinée! – Grand Dieu! j’implore ta clémence…Je l’aimais!… je fuis sa présence  (Moïse et Pharaon); “Assisa a piè d’un salice” (Otello, ossia il moro di Venezia); “Bel raggio lusinghier” (Semiramide); “Giusto ciel, in tal periglio”, Quella morte che s’avanza – Invan la perfida…Sí, ferite: il chieggo, il merto… Madre, a te che sull’empiro (Maometto II); “Ils s’éloignent enfin…Sombre forêt, désert triste et sauvage”,”Pour notre amour…  Sur la rive étrangère (Guillaume Tell); “Tanti affetti” (La donna del lago). Marina Rebeka, Julia Heiler (soprani), Levy Segkapane (tenore), Gianluca Margheri (basso). Marco Armiliato (direttore). Orchestra e Coro della Radio Bavarese. 1 CD BR-Klassik 900321
L’album su YouTube
La lettone Marina Rebeka è sicuramente fra i soprani più interessanti dell’ultima generazione. Rivelatasi molto giovane al Rossini Opera Festival del 2008 come sorprendente Anna Erisso, la cantante si è rapidamente conquistata i palcoscenici di tutto il mondo con un repertorio che, pur mantenendo il bel canto come punto di partenza, ha saputo svariare con ottimi risultati in molte direzioni. La voce omogenea, morbida ma al contempo solida e robusta, di colore molto bello unita ad una presenza scenica di raro fascino spiega facilmente il successo della cantante. Con questo recital della BR Klassik – dal titolo quanto meno ridondante “Amor fatale” – la Rebeka torna all’amato Rossini con una selezione di brani che alternano i suoi grandi successi pesaresi e non solo con quelle che potrebbero essere future conquiste. Ad accompagnarla i sempre ottimi complessi della Münchner Rundfunkorchester,  diretti con solido mestiere ma con limitata fantasia da Marco Armilliato che di quasi tutti i brani offre una lettura musicalmente compiuta ma sempre un po’ superficiale – cosa che non giova alla Rebeka specie in titoli non affrontati a teatro dove si sente una certa mancanza di approfondimento espressivo. Al centro del programma – con due brani ciascuno – “Maometto II” e “Guillaume Tell” le due opere con cui la Rebeka ha conquistato il mondo partendo da Pesaro. Difficile immaginare oggi, ma anche guardando al passato – i confronti possibili sono ben pochi – Mathilde migliore della sua. Il ruolo le calza come un guanto per tipologia di vocalità, perfetta nell’abbandono melodico di “Sombre forêt” ma ancor più rimarchevole nella grande aria del III atto “Pour notre amour”, un tempo spesso tagliato per le importanti richieste nel canto di bravura e che la Rebeka affronta fondendo alla perfezione impeto drammatico e rigore belcantisco.
Anna Erisso è ruolo che sempre sarà legato alla Rebeka. Il CD presenta entrambe le arie di cui la seconda – la grande scena conclusiva – completa e comprensiva di tutti gli elementi corali. La Rebeka affronta la grande scena con piena sicurezza reggendo senza alcun problema una scrittura di particolare impegno e conoscendo ogni cifra espressiva del personaggio.  Al ruolo di Anna Erisso è legato il problema della vocalità richiesta da quelli scritti per la Colbran. La Rebeka è un autentico soprano, non un mezzosoprano acuto qual è ad esempio la Di Donato che di questo repertorio ha dato forse le più compiute esecuzioni; è un soprano di stampo prettamente lirico ma dispone di una voce di particolare ampiezza anche nel registro medio-grave che le permette di affrontare con sicurezza anche questa tipologia di ruoli che pur non sembrerebbe ideale per la sua voce. Quasi tutti gli altri titoli presenti – con l’eccezione del “Moïse et Pharaon” eseguito nella versione francese – rientrano nell’ambito dei ruoli scritti per la Colbran. Particolarmente congeniale alla Rebeka è la cavatina di “Semiramide” cantata con eleganza e al contempo con un’allure veramente regale così come molto ben riuscita nel suo intenso lirismo è la “canzone del salice” di “Otello”. In “Armida” emerge il carattere passionale e impetuoso del personaggio anche se la scrittura di un virtuosismo estremo la spinge a maggior prudenza; convince meno la scena finale di Elena da “La donna del lago” che è ottimamente cantata ma ancora non ben centrata sul piano espressivo.

Share This

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *