Intervista alla pianista Beatrice Rana

Intervista alla  pianista Beatrice Rana

Beatrice Rana, giovanissima pianista di talento, debutta a Palermo con l’Orchestra Sinfonica Siciliana il 9 e il 10 Novembre. Il programma prevede, sotto la direzione del Maestro John Axelrod, il Concerto per pianoforte e orchestra n. 5Imperatore e l’Ouverture Leonora n. 3 di Ludwig van Beethoven e anche la Sinfonia n. 3 “Renana” di Robert Schumann. Beatrice Rana, ventiquattro anni, si è già affermata nel panorama musicale internazionale conquistando l’apprezzamento e l’interesse di associazioni oncertistiche, direttori d’orchestra, critici e pubblico.
Ospite dei principali appuntamenti musicali internazionali, ha suonato insieme ad orchestre blasonate – la London Philharmonic, l’Orchestre National de France, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma… sotto la direzione di Maestri come  Riccardo Chailly, Antonio Pappano, Fabio Luisi, Gianandrea Noseda, Yuri Temirkanov e Zubin Mehta.
Nel 2017 ha pubblicato con Warner Classics un disco, dedicato alle Variazioni Goldberg di Bach, che ha riscosso notevole successo di critica e di vendite, in Italia e all’estero .
Il Suo concerto inaugurerà il ciclo dei “Giovani interpreti italiani per Beethoven” presso l’Orchestra Sinfonica Siciliana. Una bella sfida per una giovane pianista di talento. Qual è la Sua storia?
Ho avuto la fortuna di iniziarmi presto alla musica. Il vantaggio anagrafico ha permesso alla mia esperienza di consolidarsi, di crescere, di affinarsi. So che il mio percorso, che pure ha visto un impegno ed una dedizione assoluti, è ancora in gran parte da affrontare ma sento di poter fronteggiare questa sfida con passione.
Due essenzialmente sono stati gli snodi attraverso i quali la mia carriera di solista ha trovato lustro e riconoscimento: il Concorso Internazionale di Montreal del 2011, che mi ha visto vincitrice, e il Van Cliburn che, nel 2013, mi ha consacrato a questa carriera dandomi notevole visibilità internazionale.
Non sarà la Sua prima volta a Palermo. La città, in questi anni, ha molto investito in programmi che la potessero accreditare nel firmamento delle destinazioni culturali. Da interprete e da artista, ha avuto modo di percepire un cambiamento nell’atmosfera che si respira a Palermo?
Guardi, assolutamente sì. Quattro anni fa, nel 2014, ho suonato al Politeama Garibaldi in seno alla programmazione di Amici della Musica Palermo. Ho il tristissimo ricordo degli striscioni che, per protesta contro i tagli, i musicisti dell’Orchestra Sinfonica Siciliana avevano sciorinato in teatro. Oggi, per fortuna, non quella tristezza è svanita. Io vengo da Lecce, un’altra città del Meridione che ha molto investito in cultura. Credo che le politiche per la valorizzazione dell’offerta culturale abbiano un valore cruciale per rilanciare le nostre splendide città.
Veniamo al concerto, l’Imperatore di Beethoven. Con quale stato d’animo, con quali aspettative e con quali emozioni si approssima a questo monumento della storia musicale?
Ho imparato davvero a non avere aspettative, ché ogni concerto ha una storia a sé stante. Posso però dirle che mi sono cimentata in tutti i concerti per pianoforte e orchestra di Beethoven e il Quinto è sicuramente un Monte Everest. Se il Quarto è meravigliosamente intimista, il Quinto è insieme maestoso, esplosivo, sfidante, enorme. Il primo movimento, senza cadenza, permette a Beethoven di scrivere in musica una sorta di manifesto dei valori positivi dell’Umanesimo. Il secondo movimento, con la sua contabilità sublime, si esalta sui pizzicati, rielaborando una sensibilità che già, in nuce, era presente nel Primo concerto ma che nel Quinto trova piena maturità. Il Terzo movimento, un Rondò, è una fiera cavalcata variopinta da cantabilità e ironia. Una commistione compositiva geniale con la quale non vedo l’ora di confrontarmi.
Foto di Marie Staggat

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