Venezia, Palazzetto Bru Zane: “Arie di bravura”

Venezia, Palazzetto Bru Zane: “Arie di bravura”

Venezia, Palazzetto Bru Zane, Festival “Jacques Offenbach e la Parigi della musica leggera”, dal 29 settembre al 28 ottobre 2018
ARIE DI BRAVURA”
Soprano Jeanne Crousaud
Pianoforte Tanguy de Williencourt
Musiche di Jacques Offenbach, Hervé, Charles Lecocq, Louis Varney, Emmanuel Chabrier, André Messager, Maurice Yvain, Maurice Ravel
Venezia, 28 ottobre 2018
E finito in bellezza il Festival d’autunno del Palazzetto Bru Zane con una rassegna di arie di bravura, proseguendo sulla falsariga del precedente concerto incentrato sulle “Offenbach colorature”. Questa volta la scelta attingeva non solo ai successi del compositore dedicatario del festival, ma anche a quelli dei suoi contemporanei (Hervé, Lecocq, Varney) e dei suoi successori (Chabrier, Messager, Yvain). Tema dominante in questo recital – che vedeva come protagonista Jeanne Crousaud, accompagnata al pianoforte da Tanguy de Williencourt –, era la civetteria di certe eroine da operetta – mogli o fidanzate –, che non esitano a confessare senza alcun pudore, di fronte al pubblico, di desiderare un altro uomo, sopraffatte da un’incontenibile passione, che le fa palpitare e prorompere in spericolati vocalizzi.
Il soprano francese – che ha sfoggiato una voce luminosa, appena screziata di nobile metallo e grande facilità negli acuti come nei passaggi acrobatici – ha mostrato di essere perfettamente a proprio agio – non solo vocalmente, ma anche sul piano gestuale – nell’affrontare un programma particolarmente brioso e intrigante, che proponeva – tra continue prodezze vocali – una nutrita rassegna di personaggi femminili con i loro eccessi e le loro debolezze: l’ostentata spavalderia di “Fiorella, la brune,/la fille du bandit” (Jacques Offenbach, Les Brigands: “Au chapeau je porte une aigrette”) o la megalomania di Caroline, idolatra del teatro, che sogna di diventare una diva (Charles Lecocq, Le Barbier de Trouvillin: Rondo-Valse). Altrove risuonavano i palpiti d’amore di Eurydice per un “joli berger” (Jacques Offenbach, Orphée aux Enfers: La femme dont le coeur rêve”) o di Edwige, “heureuse victime, que l’amour anime” (Jacques Offenbach, Robinson Crusoé: “Conduisez-moi vers celui que j’adore”) o, ancora, di Laoula, che, a dispetto del proprio regale fidanzato, non nega i suoi favori ad un tenero amante (Emmanuel Chabrier, L’Étoile: “Moi je n’ai pas une âme ingrate”. Ulteriori arie presentavano una poco credibile ostentazione di virtù: da parte di Gabrielle, che, nonostante le avances ricevute, promette fedeltà al marito morto in guerra tra (sospetti) concitati rataplan (Jacques Offenbach, La Vie parisienne: “Je suis veuve d’un colonel”), o di Clorinde, donna “irreprensibile”, che non guarda gli amanti altrui, perché … ne ha già uno! (Jacques Offenbach, La Jolie Parfumeuse: “Ce qu’il me faut servir, c’est mon amant, ma chère!”). Era compresa, in questa carrellata di caratteri femminili, la spregiudicatezza di Totte, che – incapace di rinunciare all’amore – tesse l’elogio della parola “Yes”, che fa rima con “gentillesses” e …. altri piaceri (Maurice Yvain, Yes!: “Je ne me doutais guère”, uno sbarazzino Fox-trot), o di Elle che, vista la stupidità degli uomini, non ha alcun problema ad averne due (André Messager, L’Amour masqué: “J’ai deux amants”) o, ancora, della bella Simone, che non disdegna affatto la corte dei clienti dell’Auberge du Mousquetaire gris, in cui fa la cameriera (Louis Varney, Les Mousquetaires au couvent: “Rondo du beau mousquetaire”). Notevole il contributo del pianista, intelligente ed espressivo, nell’accompagnamento come nelle sue performances da solista, nelle quali ha brillato per chiarezza di tocco e adeguatezza al carattere dei brani eseguiti: di Maurice Ravel, Prélude e Menuet, da Le Tombeau de Couperin. Applausi scroscianti per i giovane interpreti. Due fuoriprogramma: un omaggio a Venezia con La barcheta, “chanson” di Reynaldo Hahn (in dialetto veneziano), e di nuovo “J’ai deux amants” di André Messager.

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