Franz Schubert (1797 – 1828) IV: “Alfonso und Estrella” (1822) e “Fierrabras” (1823)

Composta nel 1822 su libretto di Franz von Schober, Alfonso und Estrella (Alfonso ed Estrella) evidenzia, come la successiva Fierrabras (1823), il tentativo di Schubert, su consiglio del suo amico e librettista, di comporre una grandiosa opera romantica in lingua tedesca, partendo dalla tradizione del Singspiel. In stretta collaborazione con von Schober, Schubert compose la musica tra settembre 1821 e febbraio 1822, condividendo e apprezzando con il suo librettista, letterato e musicista, le teorie operistiche di Gluck, la cui influenza può avere indotto il compositore ad omettere, nell’opera, ogni dialogo parlato a differenza di quanto sarebbe poi accaduto in Fierrabras e in modo del tutto non conforme alla tradizione del Singspiel. L’opera, mai rappresentata durante la vita del compositore, in quanto i teatri di Vienna, Berlino, Dresda e Graz avevano rifiutato di metterla in scena, ebbe la sua première a Weimar, il 24 giugno 1854, sotto la direzione di Franz Liszt, che in precedenza aveva pubblicato un saggio su di essa e, altresì, operato tagli alla partitura per renderne più agevole la rappresentazione. In seguito l’opera fu messa in scena altre volte, nel 1880 nei teatri di Karlsruhe, Vienna e Berlino, il 22 febbraio 1977 alla Reading University Opera ed ancora a Graz nel 1991 e a Vienna nel 1997, in versioni  ridotte a causa dei tagli operati sulla partitura originale da Nikolaus Harnoncourt, che le aveva dirette. Alcuni critici ritengono che l’opera manchi di azione drammatica sviluppata metodicamente in quanto, a loro giudizio, Schubert non ebbe la minima opportunità di vedere i suoi tardi lavori teatrali drammatici rappresentati nel corso della sua vita, con la conseguenza che non poté disporre della distanza prospettica necessaria e utile per permettergli giudizi critici obiettivi e personali. Schubert, nella composizione di Alfonso und Estrella, avrebbe subito, secondo Elisabeth Norman McKay,  l’influenza di Gioacchino Rossini, la cui musica avrebbe assimilato e, altresì, incorporato nell’opera.
Protagonista è il re di Leòn, Froila, deposto da Mauregato, preoccupato in quanto il figlio Alfonso è ansioso di guidare una rivolta contro l’usurpatore, della cui figlia Estrella il giovane è innamorato. Presso la corte di Leòn, Adolfo ha un incarico di comando con il grado di generale e progetta di mettere a segno un colpo contro Mauregato che ha anche il torto, ai suoi occhi, di essersi opposto al suo matrimonio con la figlia Estrella. Del resto, Mauregato ha esplicitamente affermato che solo l’uomo in possesso della ‘’Catena di Eurich’’ avrebbe potuto sposare Estrella. Durante una battuta di caccia Estrella, allontanatasi dal resto della comitiva, incontra casualmente Alfonso; i due giovani, dopo una comprensibile iniziale sorpresa e ancora ignari della loro reciproca identità, si innamorano. Alfonso, come pegno del suo amore, dà a Estrella una collana che egli ha sempre portato con sé e le indica la strada più sicura per fare ritorno a casa; dopo essere ritornata a corte, lei racconta la vicenda occorsale e Mauregato riconosce nella collana la ‘’Catena di Eurich’’ ma, prima di poterne esporre il significato alla figlia, si ha notizia che è già cominciata la ribellione di Alfonso, il quale riesce a fare prigioniera Estrella. Il giovane apprende che la fanciulla è figlia di Mauregato, per cui decide di schierarsi al suo fianco per combattere contro i ribelli, ma prima che la sua scelta possa essere attuata, viene sconfitto dalle forze dell’usurpatore, di cui, poi, salva la figlia. Del resto, Mauregato, in preda a una crisi di coscienza, pensa bene di restituire il trono a Froila che, in cambio, rinuncia al proprio potere a favore di Alfonso ed Estrella.

Fierrabras (1823),  in tre atti e con dialoghi parlati scritti dallo stesso compositore, doveva essere, nelle intenzioni dell’autore, una grande opera romantica in lingua tedesca partendo dalla tradizione del Singspiel, su libretto di Joseph Kupelwieser, direttore generale del Theater am Kärntnertor  (Teatro dell’Opera di Corte di Vienna). Il teatro viennese, nell’ambito di un progetto tendente a incrementare la produzione di opere tedesche, nel 1822 aveva commissionato la composizione e la presentazione di un loro lavoro a Schubert e a Weber, i quali accettarono decidendo, il primo, di partecipare con Fierrabras, il secondo con Euryanthe, ma nel frattempo il nuovo direttore, l’italiano Domenico Barbaja, aveva fatto rappresentare nel teatro viennese alcune opere di Rossini, di cui era dichiaratamente sostenitore anche perché convinto di venire incontro, così, ai gusti del pubblico. La première di Eurianthe, nel mese di ottobre 1823, fu un insuccesso, mentre Fierrabras, nei progetti del teatro, fu accantonata con la conseguenza che Schubert non la vide mai rappresentata, né ricevette mai un compenso per il lavoro fatto, sebbene Joseph Kupelwieser, che ne era stato il librettista, avesse nuovamente ottenuto l’incarico di direttore del teatro e si fosse lamentato dell’arroganza di Barbaja. Kupelwieser, nella preparazione del libretto, si era ispirato ai racconti su Carlomagno e i suoi cavalieri, i cosiddetti ‘’paladini di Francia’’, contenuti in pubblicazioni tedesche comprendenti anche una traduzione, fatta nel 1806 da Caldèron, di La Puente de Mantible. Sette anni dopo la morte di Schubert, il 7 maggio 1835, fu preparata, al Theater in der Josephstadt di Vienna, una versione concertistica comprendente diversi numeri, ma la prima rappresentazione completa, diretta da Felix Mottl, si ebbe solo molto tempo dopo, nel 1897, all’Hoftheater di Karlsruhe, sebbene la musica contenuta nella partitura del compositore viennese fosse stata considerata ‘’molto magnifica’’, a differenza del libretto di cui era stata criticata la legerezza. Nel XX secolo l’opera fu ripresa in versioni concertistiche in Belgio, Inghilterra, Stati Uniti d’America, Italia – famosa quella di Perugia del 1978 – ; infine vanno segnalate le rappresentazioni dell’opera, dirette da Claudio Abbado nel 1988, al Theater an der Wien, che furono, per la prima volta, complete.
Si è affermata nel repertorio sinfonico l’ouverture che introduce perfettamente l’opera, la cui trama è il risultato di alcune leggende medievali, tra le quali spiccano La Chanson de Fierabras, che risale al XII secolo e ha per oggetto lo scontro tra Carlo Magno e il re saraceno Boland, il cui figlio, l’eponimo protagonista Fierabras, si converte al cristianesimo, ed Eginhard und Emma, dal quale trae spunto per la delineazione dell’intreccio amoroso. L’argomento militare ispira la maggior parte dei temi dell’ouverture che presentano il carattere di una marcia moderata, ora chiara, ora misteriosa, quando non addirittura eclatante. Dal punto di vista formale l’ouverture si apre con un Andante introduttivo il cui tema principale, affidato a  ottoni ai quali si aggiungono i legni, ricorda quello del corale per la sua struttura omoritmica, mentre l’Allegro ma non troppo in tempo tagliato presenta spiccati toni marziali in una scrittura in cui l’articolato sviluppo di ascendenza beethoveniana è abbandonato a favore di una struttura in cui i motivi vengono ripetuti per sequenze. Di grande effetto è, inoltre, il contrasto tra un’atmosfera bucolica, ma, purtroppo, di breve durata, e gli squilli militari che evocano le situazioni belliche dell’opera.
Costituita da 24 numeri musicali, compresa l’ouverture, Fierrabras è certamente l’opera più riuscita di Schubert dal momento che in essa si manifesta con maggioa forza la tendenza a costruire delle grandi scene nelle quali i brani musicali si susseguono senza soluzione di continuità. Tra i passi più interessanti si segnala la grande aria dell’atto secondo di Florinda, Die Brust, gebengt von Sorgen.

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