Venezia, Teatro La Fenice: Omaggio a Arrigo Boito diretto da Renato Palumbo

Venezia, Teatro La Fenice, Stagione Sinfonica 2018-2019
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice

Kolbe Children’s Choir
Direttore Renato Palumbo
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
Maestro del Kolbe Children’s Choir Alessandro Toffolo
Barnaba Emanuele Pedrini
Basso Alex Esposito
Carl Maria Von Weber: “Der Freischütz,  Ouverture

Arrigo Boito: Sinfonia in la minore; “Mefistofele”: Prologo in cielo 
Giuseppe Verdi: “Otello”, Ballabili
Amilcare Ponchielli:”La Gioconda”: Danza delle ore; Preludio, “Feste e pane!”
In collaborazione con Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della scomparsa di Arrigo Boito
Venezia, 23 dicembre 2018
Rendere omaggio ad Arrigo Boito nel centenario della morte: è la finalità sottesa a questo evento – tanto doveroso quanto atteso – dedicato a una figura eminente di poeta-musicista, nonché di animatore della vita musicale e culturale dell’Italia postunitaria. Il programma del concerto vedeva pagine dell’autore dedicatario, accostate a brani di compositori a lui, in qualche modo, legati. Sul podio, Renato Palumbo: uno dei direttori oggi più autorevoli, soprattutto per quanto concerne il repertorio operistico, che anche in quest’occasione ha confermato un approccio rigoroso nei confronti delle varie partiture, senza rinunciare ad imprimere all’esecuzione una sua forte cifra interpretativa, espressa anche attraverso una gestualità spesso molto marcata, per non dire esuberante, che poteva a tratti ricordare quella del grande Lenny Bernstein, compresi i suoi indimenticabili salti.

In apertura, è stata eseguita l’ouverture del Freischütz, un’opera, di cui l’autore del Mefistofele realizzò, all’inizio degli anni Settanta dell’Ottocento, la traduzione italiana, evitando peraltro di apporvi la propria firma. Davvero suggestiva è risultata la lettura, che Palumbo ha offerto di questa “summa” del romanticismo tedesco, dove al più cupo satanismo si alternano l’omaggio al folklore popolare, il culto della Natura, la sublimazione della donna. Un clima di inquietante attesa era evocato dalle prime battute di questa grande pagina orchestrale, in cui si coglie la lotta tra il Bene e il Male; quest’ultimo rappresentato dalla musica che caratterizza Samiel, lo spirito infernale, e il suo schiavo Kaspar, mentre al polo opposto si collocano i passaggi, che rimandano ad Agathe – dove hanno brillato per nitore di suono gli archi – o quelli evocanti la solennità dei monti – con una grande prova dei corni.
Seguiva la Sinfonia in la minore di Boito: un lavoro giovanile, risalente agli anni del conservatorio, intriso di stilemi tipici del teatro musicale italiano dell’Ottocento romantico e, in particolare, di quello di Verdi, per cui allora Arrigo nutriva invero sentimenti contrastanti, dibattendosi tra odio e amore. Nell’esecuzione di questa partitura che, pur tra qualche ingenuità, rivela una personalità alquanto promettente, il direttore – sorretto da una compagine orchestrale, tra le più collaudate nel repertorio operistico – ha sfoggiato tutta la sua padronanza interpretativa, facendo “cantare” con sensibilità gli strumentisti.
Anche per quanto riguarda il terzo pezzo in programma – i Ballabili dall’Otello, scritti per la versione in francese dell’opera, realizzata, assieme a Camille Du Locle, dallo stesso Arrigo Boito, autore del libretto in lingua originale – il maestro Palumbo ci ha regalato una pregevole esecuzione, che ha messo in valore la raffinata tavolozza orchestrale utilizzata da Verdi in questo brano, che peraltro il suo infallibile fiuto teatrale lo portava a considerare né più né meno che un’inopportuna interruzione della progressione drammatica. Ragguardevole anche l’esecuzione della celeberrima Danza delle Ore dalla Gioconda – il cui libretto reca la firma di un “misterioso” Tobia Gorrio, anagramma, in realtà, di Arrigo Boito –, una serie di ballabili di sapore francese, secondo la tradizione del Grand-opéra, dove si è confermata la cura estrema del suono, unita, di volta in volta, a leggerezza di tocco, come si addice, ad esempio, all’evocazione delle Ore dell’aurora, o a incontenibile verve, doverosamente profusa nel travolgente Galop finale.
Il dualismo Bene-Male – uno dei capisaldi della poetica boitiana – è riapparso in un’altra pagina dalla Gioconda: il preludio – costruito sul tema della devota Cieca, contrapposto a quello del demoniaco Barnaba (il baritono Emanuele Pedrini) –, cui ha fatto seguito l’allegria di “Feste e Pane!”, brano iniziale dell’opera di Ponchielli, che ha segnato una prima eccellente prova del coro. Quest’ultimo, poi – col valido apporto del Kolbe Children’s Choir – è stato uno dei protagonisti del gran finale del concerto, rappresentato dal Prologo in cielo dal Mefistofele, dove ovviamente la lotta tra Bene e Male assume una rilevanza epica e metafisica al tempo stesso. Altro grande protagonista è stato il Basso Alex Esposito (Mefistofele), che ha sfoggiato una voce dal marcato colore scuro e dall’ampia tessitura, giungendo con omogeneità di timbro nella zona acuta e dimostrandosi, inoltre, capace di un fraseggio nitido ed espressivo. Particolarmente travolgenti si sono rivelate le ultime battute di questa pagina ispiratissima di Boito, mistiche e possenti, che richiamano quelle della monumentale Seconda sinfonia di Mahler.

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