Bologna, Teatro Comunale: “Il Trovatore”

Bologna, Teatro Comunale: “Il Trovatore”

Bologna, Teatro Comunale, Stagione 2019
“IL TROVATORE”
Dramma in quattro parti di di Salvatore Cammarano ed Emanuele Bardare, dal dramma El Trovador di Antonio Garcia-Gutierrez.
Musica di Giuseppe Verdi
Il Conte di Luna DARIO SOLARI
Leonora GUANQUN YU
Azucena NINO SURGULADZE
Manrico RICCARDO MASSI
Ferrando MARCO SPOTTI
Ines TONIA LANGELLA
Ruiz/Un messo CRISTIANO OLIVIERI
Un vecchio zingaro NICOLÒ DONINI
Un vecchio Max Harris
Una vecchia Manuela Iovine
Bambine Sara Borriello, Alessandra Lauro, Marta Bernardi, Anita Graziano
Boxeur professionisti Riccardo Travaini, Donis Hoznas
Boxeur bambini Sarah Vasti, Elia Bolognesi, Miguel Pereira da Silva, Lavinia Cappi, Chiara Zuccheri, Annarita Carrera Bellotti, Elisa Phoung Coltelli
Un uomo con l’armatura, Giovani donne, Bouxeur attori Allievi della Scuola di Teatro di Bologna Alessandra Galante Garrone
Orchestra, Coro del Teatro Comunale di Bologna
Direttore Pinchas Steinberg
Maestro del coro Alberto Malazzi
Regia, scene e luci Robert Wilson
Co regista Nicola Panzer
Costumi Julia von Leliwa
Trucco Manu Halligan
Drammaturgia Josè Enrique Maciàn
Nuova produzione del Teatro Comunale di Bologna con il Teatro Regio di Parma e Change Performing Arts
Bologna, 27 gennaio 2019
Il Teatro comunale di Bologna, inaugura la stagione 2019 con il Trovatore, firmato Robert Wilson. L’allestimento è quello andato in scena lo scorso ottobre alTeatro Farnese di Parma nell’ambito del Festival Verdi. Per l’occasione, visti gli spazi diversi, viene riadattato per il comunale e proposto nella versione italiana e non francese. Lo spettacolo, come nello stile di Wilson,  è quasi tutto incentrato sulle luci (azzurro, blu e raramente rosso), come dice il regista: “La luce nel mio lavoro funge come parte di un tutto architettonico, è un elemento che ci aiuta ad ascoltare e a vedere, senza luce non c’è spazio”. Le luci illuminano questa grande scatola scenica e i cantanti si muovono con movimenti rigidi a metà tra i burattini e il teatro giapponese, vestiti di abiti completamenti neri e con un trucco pesantemente bianco. In contrasto con il mondo feudale  c’è una realtà parallela ispirata alla quotidianità verdiana, attraverso proiezioni video come cartoline d’epoca e personaggi non presenti nell’opera (un uomo anziano seduto, una signora alla fontana con delle bambine, una giovane ragazza che spinge una carozzina). All’inizio del terzo atto è stato riproposto l’incontro di boxe ( che nella versione francese accompagnava i ballabili) senza l’ausilio della musica, solo con le percussioni, suscitando polemiche accese tra il pubblico presente, che si chiedeva il perché di questa scelta singolare… L’allestimento risulta elegante e di classe, ma tutta questa staticità appiattisce il suo valore musicale, facendo risultare il tutto poco convincente e a tratti noioso.
La direzione di Pinchas Steinberg (direttore più sinfonico, che lirico) è stata corretta e sicura, ma poco approfondita. Non ha scavato le varie sfumature della partitura come l’atmosfera lunare o la passione accesa che caratterizzano il capolavoro verdiano. Inoltre ha messo in atto i consueti tagli “di tradizione”, concedendo forse una troppa libertà nei fraseggi e in alcune variazioni. Buono il coro, ben diretto da Alberto Malazzi. Dario Solari (Il Conte di Luna), annunciato indisposto, ha comunque portato in porto la recita con la consueta professionalità. Particolarmente efficace nella cabaletta“Per me ora fatale” e nel duetto  con Leonora nell’atto IV.Guanqun Yu ha interpretato in modo corretto Leonora. Il soprano ha una buona tecnica sicura, dopo un inizio in sordina, ha sfoggiato la giusta liricità nella romanza “ D’amor sull’ali rosee” e in tutto il quarto atto. Sfoggia dei buoni acuti, più carente nel registro basso, il che non suona come particolarmente ideale alla vocalità verdiana. Nino Surguladze, al suo debutto del ruolo in italiano, è un’Azucena  veramente convincente. Dotata di una voce ricca e omogenea, ha delineato il personaggio senza eccessi drammatici (in particolare “Condotta ell’era in ceppi”). Altrettanto apprezzabile, per il toccante lirismo, in “Giorni poveri vivea “e“ Ai nostri monti”. Riccardo Massi è un Manrico eroico: la voce è compatta per proiezione, potenza e uso  mezzevoci, più generico il fraseggio. Risolve con facilità e sicurezza  “la pira”, nonostante il ritmo, non propriamante da cabaletta, della concertazione. Marco Spotti possiede una salda voce di basso, efficace nel restituire a Ferrando la giusta autorevolezza. Professionalmente validi: Tonia Langella (Ines), Cristiano Olivieri (Ruiz / Un messo) e Nicolò Donini (Unvecchio zingaro). Teatro Comunale esaurito, con un pubblico che ha applaudito generosamente, specialmente la Surguladze e la Yu. Foto Lucie Jansch

 

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1 comment

  1. Maurizio

    Ogni regia deve essere rispettosa della partitura. Se, come in questo caso, non lo è, l’opera non è più opera. L’opera è canto, musica, azione scenica e, quando c’è, balletto. La mancanza dell’azione scenica trasforma l’opera in altra cosa, e allora è molto meglio un bel vinile. Si spende anche meno e si prende meno freddo.

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