Charles Gounod 200: “Faust” (1859)

Charles Gounod 200: “Faust” (1859)

Opera in cinque atti di Jules Barbier e Michel Carré dall’omonimo poema di Wolfgang Goethe. Piotr Beczala (Faust), lldar Abdrazakov (Méphistophélès), Maria Agresta (Marguerite), Alexey Markov (Valentin), Tara Erraught (Siébel), Paolo Rumetz (Wagner), Marie-Ange Todorovitch (Marthe). Wiener Philharmoniker. Alejo Pérez (direttore). Philharmonia Chor Vienna. Walter Zeh (maestro del coro). Reinhard von der Thannen (regia, scene e costumi), Giorgio Madia (coreografie), Frank Evin (luci). Registrazione: Festival di Salisburgo, agosto 2016 . T.Time: 180′ 2 DVD EuroArts 2097038

Faust, l’opera a cui è maggiormente legata la fama di Charles Gounod insieme a Roméo et Juliette, nell’appena trascorso 2018, in cui si celebravano i 200 anni dalla nascita del compositore francese, è stata quasi del tutto ignorata dai teatri europei eccezion fatta per il recente allestimento al Teatro Real di Madrid. Eppure quest’opera, composta su libretto di Jules Barbier e Michel Carré che avevano ridotto la prima parte del poema di Goethe, alla cui lettura il giovane Gounod si era dedicato sin dai tempi del periodo trascorso a Roma in seguito alla vittoria del Prix, alla prima rappresentazione al Théâtre Lyrique, il 19 marzo 1859, con Marie Miolan Carvalho nel ruolo di Marguerite, non ebbe subito il successo sperato, come confessato dallo stesso Gounod nei suoi Mémoires: «Il successo di Faust non fu eclatante; e tuttavia fin qui il mio più grande successo a teatro […]. Quanto alla partitura, fu abbastanza discussa perche io avessi grande speranza di successo». Nel corso del tempo l’opera fu soggetta a continui rimaneggiamenti. Dopo la prima edizione sotto forma di opéra-dialogué, fu rappresentata, infatti, a Strasburgo nel 1861 e a Bruxelles l’anno dopo sotto forma di opéra-lyrique con la sostituzione dei dialoghi e dei melologhi con i recitativi. Infine la terza versione, approntata per l’Opéra (1869) con l’inserimento di un balletto e i couplets di Mefistofele all’Opéra, ebbe un discreto successo non uscendo più dal cartellone di quel teatro, nonostante dal 1950 le sue apparizioni siano diventate meno frequenti a causa dell’eccessivo costo da sostenere per la messa in scena. Con quest’opera Gounod attuò quel rinnovamento del teatro tanto auspicato unendo le forme tipiche del grand-opéra, come i duetti Faust-Marguerite, il balletto e il terzetto finale con quelle dell’opéra-comique come il valzer corale e i couplets di Mefistofele, ma ricorse anche al repertorio cameristico con le due canzoni di Marguerite e a quello liturgico per la scena della cattedrale e del finale ultimo.
Anche dal punto di vista discografico Faust nel 2018 non ha avuto una grande fortuna se le edizioni più recenti in DVD, che costituiscono le registrazioni di una produzione del Festival di Salisburgo nel 2016 e di un’altra del Regio di Torino del 2015,  sono state pubblicate dalla Unitel rispettivamente nel 2017 e nel 2016.
Per quanto riguarda la produzione salisburghese va, innanzitutto, notato che la parte visiva, curata per la regia, le scene e i costumi da Reinhard von der Thannen, desta qualche perplessità sia per la ricerca di simbolismi che appesantiscono sia soprattutto per i costumi che, se, per i solisti, sono borghesi, per il coro e le comparse sembrano, con gli abiti bianchi e i cappelli a punta, quasi da marionette. Quest’impressione appare confermata anche da una accenno al can-can nel coro di soldati dell’atto quarto che, nelle coreografie complessivamente coerenti con la regia, di Giorgio Madia,  appare francamente fuori luogo e che sembra ridicolizzare una partitura mai troppo amata nei paesi di lingua tedesca. Interessante, però, è la scelta del regista di racchiudere la vicenda di Faust all’interno del Rien, parola che apre il libretto e che giganteggia sia nella scena iniziale che in quella finale alludendo al vuoto dell’esistenza del personaggio goethiano che nella riduzione librettistica di Jules Barbier e Michel Carré assiste alla salvezza di Margherita, ma ancora non è protagonista della propria. Questo viaggio interiore di Faust appare avvalorato dalla scenografia che sembra disegnare la coperta di una nave costituendo l’ambiente che fa da sfondo a tutto lo spettacolo le cui scene vengono variate con pochi elementi. In quella iniziale, per esempio, lo studio di Faust è rappresentato con fogli di carta ammonticchiati a cui si aggiunge sulla destra un bauletto, quasi da prestigiatore, che accompagna l’ingresso in scena di un Mephistophèles più illusionista che diabolico. Ben calibrate e perfettamente coerenti con le scelte registiche sono, infine, le luci di Franck Evin.
Mollto curato è invece l’aspetto musicale a partire dalla concertazione di Alejo Pérez il quale, alla guida dei Wiener Philharmoniker, non solo trova delle sonorità e dei tempi adeguati ma riesce ad esaltare i diversi timbri della ricca partitura di Gounod. Di altissimo livello è il Faust di Piotr Beczala le cui doti vocali, note, non richiedono ulteriori approfondimenti; dal punto di vista interpretativo il tenore polacco rende con grande cura le sfaccettature del complesso animo di Faust dalla disperazione iniziale al lirico abbandono di Salut! demeure chaste et pure. Al suo fianco in questo cast di stelle, figura una splendida Maria Agresta, capace di regalare emozioni al pubblico rappresentando perfettamente sulla scena l’evoluzione del suo personaggio da innocente fanciulla, inesperta della vita, a donna che ne ha conosciuto le dure prove. lldar Abdrazakov (Méphistophélès) conferma, anche in questa produzione (registrata un anno dopo quella di Torino, del 2015), di essere perfettamente calato nel ruolo sul piano vocale e interpretativo. Di grande effetto è il suo Le veau d’or est toujours debout! Intensa e appassionata è l’interpretazione di Alexey Markov del ruolo di Valentin sin dalla cavatina Avant de quitter ces lieux alla scena del duello e della conseguente morte  grazie a una voce dal bel timbro e a una solidissima tecnica.  Fraseggio e intonazione curati contraddistinguono la prova di Tara Erraught, un Siébel dolce e dai sentimenti puri. Corrette, infine, le performances di Paolo Rumetz (Wagner) e di Marie-Ange Todorovitch (Marthe) e ottimo il coro Phiolarmonia di Vienna ben preparato da Walter Zeh.
Opera in cinque atti di Jules Barbier e Michel Carré dall’omonimo poema di Wolfgang Goethe. Charles Castronovo (Faust), lldar Abdrazakov (Méphistophélès), Irina Lungu (Marguerite), Vasilij Ladjuk (Valentin), Ketevan Kemoklidze (Siébel), Paolo Maria Orecchia (Wagner), Samantha Korbey (Marthe). Orchestra e coro del Teatro Regio di Torino. Gianandrea Noseda (direttore), Claudio Fenoglio (maestro del coro). Stefano Poda (regia, scene e costumi). Registrazione: Torino, Teatro Regio 7 & 9 giugno 2015. T.Time: 180′ 1 1 DVD CMajor 1044862
Molto accattivante, dal punto di vista visivo, è lo spettacolo del Regio di Torino firmato, per quanto riguarda la regia, le scene e i costumi, da Stefano Poda il quale ha costruito la sua visione dell’opera di Gounod intorno ad un anello metallico, metafora della circolarità della vita, che viene modificato e riproposto in diverse angolazioni per adattarsi alle varie scene contenendo ora i libri per lo studio di Faust ora gli alberi per il giardino ora una grande croce per la scena della chiesa. Da un punto di vista registico Poda pone al centro un camaleontico Méphistophéles, impersonato da lldar Abdrazakov. Il suo è un Méphistophélès gentiluomo di rara eleganza grazie a un fraseggio e una tecnica assolutamente impeccabili. Eleganti sono, infine, i costumi, i cui colori oscillano dal nero al rosso, più tradizionale per Méphistophélès, e che contrastano con il bianco indossato da Marguerite, simbolo dell’ingenua purezza della giovane donna. Il rosso è utilizzato anche per il coro e le comparse che nel celebre valzer danno vita grazie anche a un trascinante e vorticoso ritmo impresso da Noseda ad un vero e proprio sabba. Da parte sua la concertazione di Gianandrea Noseda, che guida con il suo gesto tecnicamente perfetto ed elegante l’orchestra del Regio, si segnala per una scelta delle sonorità che mostrano una cura del dettaglio. Ogni suono, sotto la sua bacchetta, ha un suo peso proprio tale che l’opera sembra quasi studiata nota per nota come si può notare già nel Preludio iniziale. Dotato di una bella ed omogenea voce, Charles Castronovo è un Faust ben centrato nel ruolo e attento dal punto di vista interpretativo a scandagliare l’animo del suo personaggio. Di dolce malinconia la sua interpretazione della cavatina, Salut! demeure chaste et pure. Notevole è la prova di Irina Lungu, una Marguerite che trova i momenti migliori negli afflati lirici da lei particolarmente curati in modo da dare una dimensione pienamente umana del personaggio. Fraseggio e intonazione corretti contraddistinguano il Valentin di Vasilij Ladjuk, particolarmente a suo agio nella scena del duello del quarto atto, mentre Ketevan Kemoklidze è un tenero e convincente Sièbel. Corrette, infine, le prove di Paolo Maria Orecchia (Wagner) e di Samantha Korbey (Marthe) e ottima quella  del coro del Regio ben preparato da Claudio Fenoglio.

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