Giacomo Puccini 160: “La Fanciulla del West” (1910)

Giacomo Puccini 160: “La Fanciulla del West” (1910)

A 160 anni dalla nascita
Nei sette anni che separano Madama Butterfly da La fanciulla del West, Puccini non rimase certo inoperoso, dedicando il suo tempo non solo ai viaggi per seguire le rappresentazioni della sua ultima opera, ma anche alla ricerca di un nuovo soggetto per il quale si profilò, ancora una volta, un altro tentativo di collaborazione con D’Annunzio. L’argomento scelto, in un primo momento, fu Parisina ma le trattative, condotte dagli intermediari, Marco Praga, per D’Annunzio, e Tito Ricordi, per Puccini, non andarono a buon fine; miglior sorte non toccò nemmeno all’altro soggetto, La rosa di Cipro. In realtà la collaborazione di Puccini con D’Annunzio si interruppe e il Vate  mostrò una forma di risentimento nei confronti del compositore per tutta la vita, nonostante i tentativi successivi di riallacciare i rapporti per altri lavori. Dopo aver scartato una Conchita, tratta dal romanzo La femme et le pantin di Pierre Louÿs, che, ridotto per il teatro sia in Francia che in Germania, aveva suscitato scandalo per il soggetto piuttosto scabroso, e una Maria Antonietta, il compositore partì per New York dove ebbe modo di assistere a tre drammi di Belasco: The Music Master, The Rose of the Rancho e The Girl of the Golden West. Fu quest’ultima a suscitare maggiormente l’interesse di Puccini il quale poche settimane più tardi ne chiese una copia a Belasco. Incominciava a prendere forma La fanciulla del West per il cui libretto, essendo Illica impegnato per l’incompiuta Maria Antonietta, fu incaricato Carlo Zangarini che conosceva bene l’inglese essendo la madre americana. Il testo da lui scritto, tuttavia, soddisfece soltanto inizialmente Puccini per cui Zangarini fu affiancato da Guelfo Civinini con il compito di ridurre le dimensioni del libretto. La composizione dell’opera andò comunque a rilento anche per lo scandalo e conseguente processo derivato dal suicidio di Doria Manfredi, una ragazza di Torre del Lago che lavorava come domestica nella casa di Puccini, accusata dalla gelosa Elvira di essere l’amante del marito. Portata a termine il 15 agosto 1910, l’opera ebbe la prima rappresentazione al Metropolitan Opera di New York il 10 dicembre dello stesso anno con un cast d’eccezione, scritturato dal grande impresario Giulio Gatti-Casazza. In esso figurava accanto ad Emmy Destinn (Minnie) e a Pasquale Amato (Jack Rance, lo sceriffo) il mitico tenore Enrico Caruso (Johnson), mentre sul podio c’era l’altrettanto mitico direttore Arturo Toscanini. La fanciula del West, nonostante alla prima rappresentazione, alla quale presenziò Puccini, avesse ottenuto un enorme successo di pubblico, sancito dalle 43 chiamate complessive alla fine della serata, e di critica, non è riuscita ad affermarsi stabilmente nel repertorio. Tra le recensioni pubblicate sui giornali americani quella di Richard Aldrich sul «New York Times»  è la più interessante e articolata:
«Il posto della musica in un simile dramma – un dramma di rapido movimento, di situazioni acutamente messe a fuoco, ricco di punti di massima tensione, nel quale elementi psicologici ed emotivi giungono solo raramente a un’importanza di primissimo piano – non è facile da trovare. Nel mettere in musica questo dramma, Puccini ha intrapreso un compito che non molti anni fa sarebbe stato ritenuto impossibile e quasi una contraddizione in termini di ciò che il dramma lirico dovrebbe e potrebbe essere. Ma i compositori italiani, dei quali Puccini sta senza dubbio alla testa, hanno sviluppato una tecnica e un trattamento che può essere applicato a questo dramma e altri simili […] Tale trattamento implica paragrafi più o meno staccati e irregolari, talvolta un’espressione vocale rapida e staccata che si proietta contro lo sfondo di un’orchestrazione ugualmente spedita e ricca di rapidi schizzi, a cui è affidato il compito di mettere in risalto, accentuare ed intensificare – se fosse possibile – il significato del dialogo, punteggiando con macchie di colore, frammenti tematici dall’andamento rapido, armonie caleidoscopiche. Nell’orchestrazione non vi è l’intessersi di un’ampia trama di sviluppo tematico; la musica non ha tempo per attendere questo – deve inseguire l’azione e cercar di tenere il passo col dialogo. Questo tuttavia è interrotto, di quando in quando, da pagine condotte con stile più largo; movimenti lirici in cui alla musica vengono offerte più ampie possibilità di svolgere quello che è il suo vero compito: l’esprimere emozioni, passioni e sentimenti. Qui le voci possono inoltre cantare in un largo arioso pezzi che almeno hanno forma e volgimento melodico. La musica della Fanciulla del West ha uno stile più ampio e convincente di quello di alcune delle opere nominate sopra [Tosca, Fedora, Adriana Lecouvrer]».

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