Gioachino Rossini 150: “Bianca e Falliero” (1819)

Gioachino Rossini 150: “Bianca e Falliero” (1819)

Melodramma in due atti si testo di Felice Romani. Laurent Kubla (Priuli), Kenneth Tarver (Contareno), Baurzhan Anderzhanov (Cappellio), Marcin Banaś (Loredano), Victoria Yarovaya (Falliero), Cinzia Forte (Bianca), Marina Viotti (Costanza), Artavazd  Sargsyan (Pisani, un ufficiale). Camerata Bach Choir, Poznań, Ania Michalak (Maestro del coro), Virtuosi Brununsis, Antonino Fogliani (direttore). Registrazione: Trinkhalle, Bad Wildbad 18, 24 e 26 luglio 2015. T.Time: 2:42:50 3 CD Naxos 8.660407-09 – 2017

Nel 1856 la località termale di Bad Wildbad ospitò una villeggiatura di Rossini. Partendo da quest’occasione la cittadina tedesca ha dato luogo a un piccolo ma interessante festival musicale dedicato al compositore pesarese e al mondo dell’opera italiana a lui contemporaneo. Un festival che ha saputo con intelligenza ricavarsi uno spazio sulla scena europea con proposte stimolanti e originali che permettono di compensare le disponibilità economiche alquanto ridotte. Limiti di bilancio rendono ovviamente difficile allestire opere che per l’alta qualità dei ruoli vocali  devono essere destinate a virtuosi superiori alla media anche se bisogna riconoscere che proprio in questi casi il festival è riuscito a ottenere risultati nel complesso più che accettabili, viste le condizioni di partenza. È il caso della Bianca e Falliero allestita in occasione dell’edizione 2015 del festival. L’opera rappresenta uno dei vertici della musica rossiniana ma anche uno dei maggiori cimenti. Composta per la Scala, dove, nonostante il successo, l’opera non riuscì autenticamente a far breccia nel pubblico milanese lontano come gusto dall’estetica rossiniana qui decantata alla massima purezza, Bianca e Falliero necessita di un terzetto vocale di autentici fuoriclasse e non casualmente il ROF ottenne con quest’opera uno dei suoi più leggendari successi potendo contare per l’edizione del 1986 su Horne, Merritt e Ricciarelli al meglio delle loro possibilità. Ovviamente la produzione di Bad Wildbad non può mettersi a confronto con quella pesarese ma nell’insieme riesce comunque a realizzare una produzione godibile pur con i limiti del caso. Qualche perplessità suscita la direzione di Antonino Fogliani. Il maestro conosce bene questo repertorio ma sembra farsi prendere troppo la mano dal gioco ritmico e dinamico. Ne esce una lettura brillante e vivace ma forse poco approfondita, con tempi fin troppo rapidi che si allontanano dal neoclassico rigore della partitura portandola verso sonorità fin troppo vicine all’opera buffa. Queste scelte esecutive mettono alla corda anche l’orchestra dei Virtuosi Brunensis che mostra qualche imprecisione forse dovuta ai forsennati ritmi di lavoro che caratterizzano queste produzioni.
Per i cantanti protagonisti l’opera è un autentico cimento e bisogna riconoscere che alla fine riescono a venirne a capo pur senza raggiungere l’optimum. Forse il più deludente è Kenneth Tarver, tenore di buone qualità ma alle prese con un ruolo non congeniale ai suoi mezzi. La voce di Tarver è infatti quella di un tenore di grazia – anche se con maggior robustezza rispetto ad altre voci della stessa categoria – dal bel timbro luminoso e dal canto musicale ed elegante. Contareno è, però, parte da autentico baritenore e non a caso il ruolo fu uno dei maggiori successi di Merritt, imperioso nel canto e nell’accento, mentre Tarver, per quanto si impegni, manca nel necessario piglio – specie nei grandi recitativi – pur cantando con ottime qualità soprattutto nei momenti più intimi. Per altro una prevalenza del taglio lirico-intimista su quello più marziale accomuna tutti gli interpreti. Victoria Yarovaya è un prodotto dell’Accademia Rossiniana di Pesaro – dove si rivelò in “Demetrio e Polibio” – e mostra una perfetta conoscenza della tecnica e dello stile rossiniani. La voce è chiara, forse fin troppo, e d’indole più lirica che eroica così che anche lei manca un po’ di piglio nei momenti più aulici ma le colorature sono estremamente nitide – e con i tempi vertiginosi staccati da Fogliani non era certo facile – e la voce si fonde alla perfezione con quella della Forte nei duetti con Bianca. Cinzia Forte non è una virtuosa nel senso puro del termine ma una cantante preparata ed esperta. La sua Bianca manca un po’ di quel piacere virtuosistico che dovrebbe trasmettere il rondò conclusivo – molto vicino come impostazione a quello più celebre de “La donna del lago” –ma Bianca si esprime soprattutto sul versante di un trepidante lirismo che è la cifra stilistica più congeniale alla Forte che può far valere le sue qualità espressive. Le colorature sono pulite e la linea di canto sempre molto corretta e musicale. Voce solida e imponente il basso Baurzhan Anderzhanov nei panni di Cappellio completa il lotto dei protagonisti e molto buone tutte le parti di fianco.

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