Lecce: “Le Maschere” di Fredy Franzutti

Lecce: “Le Maschere” di Fredy Franzutti

Lecce, Teatro Apollo, Stagione di Danza 2019
ideato da Fredy Franzutti
Musiche Wolfgang Amadeus Mozart, Cesare Pugni, Riccardo Drigo, Josef Bayer, Robert Schumann, Aram Khachaturian, Gioacchino Rossini, Jacques Offenbach
Coreografie Jean Coralli, Marius Petipa, Michel Fokine, Alicia Alonso, Josef Hassreiter, Fredy Franzutti
primi ballerini del Balletto del Sud Nuria Salado Fustè, Carlos Montalvan, Alessandro De Ceglia  solisti e corpo di ballo
ospiti Emanuele Cazzato, Vittoria Valerio, Arianne Lafita Gonzalvez,Vittorio Galloro
soprano Silvia Susan Rosato Franchini
partecipazione straordinaria di  Francesco Libetta
solisti del master di pianoforte della fondazione Paolo Grassi di Martina Franca Sara Metafune e Alberto Manzo
conducono Giuliana Paciolla e Andrea Sirianni
Lecce 24 febbraio 2019

Le maschere, un intreccio di arti dominate dalla efficacia estetica ed espressiva, il risultato di una attenta ricerca tra quell’ imponente materiale di repertorio, che grandi coreografi del balletto e dell’arte coreutica ci hanno lasciato nel corso della storia. Quello che si è visto sul palco del teatro Apollo di Lecce, ideato dal coreografo Fredy Franzutti, è stato  uno spettacolo caleidoscopico, entusiasmante e raffinato, una successione di grazia e bellezza, di alta qualità artistica, un insieme di danza, musica e canto che si non si esaurisce sul palco, ma che ha la capacità di arrivare fino alla pelle. Un nobile gioiello che ben si inserisce in un contesto carnevalesco in cui fin dall’antichità si dava spazio a giocosi festeggiamenti, a riti dai toni sfarzosi in cui en travesti si indossava la maschera per uscire dal quotidiano, disfarsi del proprio ruolo sociale per divenire altro. Ruth St. Denis diceva: “In vita mia, non ho mai messo piede su un palcoscenico senza pensare alla sua magia e al mio destino”, ebbene sì, proprio quella magia ha dominato quel palco, un defilè di bravissimi ballerini che hanno compiuto la magia della danza. Una galleria di colori in simbiosi con costumi pregiati, scenografie curate insieme a un gioco di luci, hanno accarezzato e coccolato la vista di chi è andato lì sicuro di vedere la “bella” danza e di ascoltare la “buona” musica.
Il programma si apre proiettandoci in una serata danzante dell’Ottocento in cui dame e cavalieri in maschera, interpreti di movimenti meccanici, ricordano le statuine in porcellana. Entrati nel salone delle feste un fresco e coinvolgente The Fairy Doll dai toni brillanti, danzato deliziosamente da Nuria Salado Fustè, Carlos Montalvan e Alessandro De Ceglia, si mostrerà unico e ricco di sfumature, grazie alla mimesi del viso e del corpo, un punto di forza degli attori mascherati della Commedia dell’Arte che ugualmente trova una felice interpretazione in Carnaval ballato da Alice Leoncini, Alexander Yakovlev e Giueppe Stancanelli, sulle coreografie di Michel Fokine, grande innovatore di nuove idee, che introdusse i salti rimbalzati e movimenti morbidi delle braccia. Harlequinade nell’assolo impeccabile di Chie Descimaru e nel Pas de deux con les étoiles internazionali Arianne Lafita Gonzalvez e Vittorio Galloro,  coinvolgenti grazie alla colorazione emotiva, hanno regalato la vivacità di una danza in cui una molteplicità dei movimenti, ben interpretati, si combinano alla belle linee dei loro corpi, dialogando in una affine continuità di movimento. Altro capolavoro Il Carnevale di Venezia  con i ballerini Emanuele Cazzato e Vittoria Valerio del Teatro alla Scala di Milano, hanno trasmesso tutta la loro energia in virtù della propria forza e dell’indubbio tecnicismo acquisito negli studi fatti, regalando tutto quello che l’arte della danza produce attraverso il movimento. Odori, colori e visioni, immaginando di immergersi in quello che era l’effervescente ballo della Belle Époque, il più desiderato dal pubblico, che applaudiva a ritmo della penetrante musica in Omaggio a Offenbach in cui, accompagnato da un corpo di ballo costituito da leggiadre ballerine, spiccava la figura maschile di Ovidiu Chitanu, che ci ha regalato una combinazione di salti che si sono svelati in tutte le possibili combinazioni, in tutte le dinamiche e direzioni, altezze e profondità, grazie alle coreografie di Franzutti. Un omaggio alla amatissima stella della danza Fanny Elssler , in La Morisca impeccabilmente ha ballato Carolina Sangalli, che ha ricordato la cachucha, una danza spagnola. Infine momenti corali in cui il corpo di ballo si è distinto in tutte le fasi dell’esclusivo amore per il bello, in tutte le forme multiple di movimenti coreografici, una poesia del corpo resa visibile dalle coreografie di Franzutti in “Tarantella dei Pulcinella” e “Masquarade” gran walz.
Un altro punto di forza dello spettacolo è stato il momento musicale regalato dall’impeccabile maestro Francesco Libetta, punta di diamante della musica, si è rivelato un momento poetico; un coinvolgente situazione di raccoglimento nel silenzio dell’anima e delle emozioni che solo un celebre artista riesce a regalare, sostenuto dai solisti del master di pianoforte della fondazione Paolo Grassi di Martina Franca Sara Metafune e Alberto Manzo. Il dolce canto del soprano Silvia Susan Rosato Franchini ha accompagnato alcuni momenti coreografici. Giuliana Paciolla e Andrea Sirianni, professionista poliedrico che ha partecipato in altri spettacoli in qualità di attore, hanno accompagnato lo svolgersi dello spettacolo, incantandoci con le proprie voci calde e ed espressive.
Una menzione personale va a Nuria Salado Fustè, prima ballerina del Balletto del Sud, che si è particolarmente distinta in quest’occasione, dando prova di sicurezza, eleganza e armonia nel movimento, soprattutto ne La  Traviata, insieme ad Alessandro De Ceglia, sulle coreografie di Franzutti. Rilassata in volto, brillava di una particolare luce, una figura apollinea, quasi rivestisse i panni di una sensuale Giulietta” Padrona di una tecnica che si traduce in un equilibrio armonico del movimento, lineare e allo stesso tempo colmo di espressività, che parte dall’ascolto e dalla percezione della danza in sé.
È uno spettacolo che andrebbe rivisto per l’importanza dei contenuti e per la dedizione e la cura con cui Franzutti ha messo insieme tutti gli artisti intervenuti.

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