Verona, Teatro Filarmonico: Roman Brogli Sacher & Giampiero Sobrino in concerto

Verona, Teatro Filarmonico: Roman Brogli Sacher & Giampiero Sobrino in concerto

Fondazione Arena di Verona, Stagione Sinfonica 2019
Orchestra e Coro dell’Arena di Verona
Direttore Roman Brogli-Sacher
Clarinetto Giampiero Sobrino
Maestro del coro Vito Lombardi
Robert Schumann: “Nachtlied” op. 108 per coro e orchestra
Gaetano Donizetti: Concertino per clarinetto e orchestra in Sib maggiore
Luigi Bassi: Fantasia su temi di Rigoletto per clarinetto e orchestra
Ludwig van Beethoven: Sinfonia 7 in la maggiore op. 92
Verona, Teatro Filarmonico, 8 febbraio 2019
Il secondo concerto sinfonico della stagione 2019 di Fondazione Arena di Verona raccoglie più pubblico di quello visto all’inaugurazione (tiepidina) nonostante il concomitante evento nel vicino Teatro Ristori. La musica di Gustav Mahler non è troppo fortunata in ogni caso: dopo la cancellazione dal programma della Quinta sinfonia in gennaio, un’indisposizione improvvisa di Andrea Mastroni ha costretto la Fondazione veronese a sostituire i previsti cicli di lieder con la Settima di Beethoven. Peccato. Di conseguenza la prevista seconda parte del concerto è stata anteposta alla pietra angolare beethoveniana. Tornava sul podio il Kapellmeister svizzero Roman Brogli-Sacher, ben noto alle compagini areniane, che non ha un gesto particolarmente elegante (anzi, danzante e a braccia parallele) ma unisce ottima esperienza e repertorio eclettico. Certo, saranno state poche le prove e gravate dal cambio di programma, ma il potenzialmente magico Nachtlied di Schumann, su versi di Hebbel, non va oltre la lettura superficiale e a tratti sfocata (voci femminili in particolare) nonostante il suono particolarmente fuso nelle sfumature del piano: sappiamo che il Coro areniano, preparato daVito Lombardi, può fare di meglio; ieri si è limitato ad eseguire senza troppo coinvolgimento i 9 minuti del massimo romantico per poi lasciare il palcoscenico tra gli applausi (altrettanto poco convinti) dell’uditorio. Nemmeno l’Orchestra è parsa in forma smagliante: la Settima Sinfonia in la minore op. 92 del genio di Bonn è apparsa corretta (neanche troppo) e nulla più. Nonostante i tempi comodi, razionali e tradizionalissimi, trovati dal Direttore, numerosi sono gli attacchi imprecisi, gli scrocchi dei corni, la cura del suono non imprescindibile di certi legni. Agli archi non numerosissimi va meglio non foss’altro che per il suono caldo, levigato e sempre legato, suggerito da una bacchetta non filologica; anzi, il celeberrimo Allegretto si tinge di accenti inediti e fraseggio curatissimo almeno all’inizio. Si badi bene: non è stato un disastro, non vi sono stati incidenti tali da compromettere l’esecuzione. Ma l’impressione che il pubblico riceve, magari a torto, è quella di una svogliata routine.Ne consegue che, in questo programma, a fare la parte del leone siano sorprendentemente i due brani “minori”: il gradevole Concertino bipartito per clarinetto di Donizetti e laFantasia su temi di Rigoletto di Bassi. In entrambi il solista è statoGiampiero Sobrino, primo clarinetto dell’Orchestra areniana: sicuro, mobile, scatenatissimo, si muove disinovlto cercando intesa con la sua orchestra che quasi parrebbe guidarla lui. Il suono è ovunque curato, il fraseggio sensibile, i virtuosismi affrontati con spavalderia specie in acuto: il tutto, insieme all’amore per il canto, rende interessante persino il centone verdiano messo insieme da Bassi (un pezzaccio, in sé). Venature malinconiche nel gioiellino di Donizetti (più interessanti del pur riuscito Rondò) aprono la strada al prossimo Don Pasquale, buffo e malinconico insieme, in scena dal 24 febbraio. Applausi calorosi del non foltissimo pubblico, con consensi per il solista ed il maestro (anche da parte dell’Orchestra).Foto Ennevi per Fondazione Arena

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2 comments

  1. Emanuele

    Se è vero (ed è vero) che tra gli artisti e il pubblico nasce sempre qualcosa dalla trasmissione della passione, della serenità degli interpreti, Orchestra e Coro e in generale i lavoratori rispecchiano il cllima pesante che in questi mesi vive Fondazione. La responsabilità di cambiare questo è dei dirigenti attraverso scelte e metodi che fino ad ora hanno solo prodotto un distacco anche in termini di passione e dedizione.Le professionalita degli artisti sono assodate, quindi???

  2. Cristina Stevanoni

    Pace e bene, bene e pace: non è solo un motto francescano, è una regola indispensabile per chi vuole trasmettere una propria idea della musica. Mi chiedo che idea della musica vogliano trasmetterci questi Dirigenti di FAVr, se dirigenti sono, come credo, in conformità ai loro incarichi e ai loro stipendi. La musica è ardua e sublime cosa, e va trattata con cautela e rispetto. Scendendo al piano materiale, piano basso e indispensabile: ma perché non si costruisce un serio credibile visibile incremento pubblicitario? Avete una ‘bacheca’ nel luogo più bello e svilito di Verona, all’ala dell’ Arena, intendo. La usate, questa bacheca, anche per il Sinfonico, la vostra cara Cenerentola? E a dirla tutta, e con parola franca: quel luogo, dico il contesto dietro l’ala, è un cesso, buono solo per mutande in corpi di donne (uomini, mai) e per plateatici. Ma perché FAVr, a partire dal loghetto suo, non chiede pietà per sè e per il monumento da cui prende il nome? La musica insegna la dignità, credo sia nata per questo.

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