Francesco Nicola Fago (1677–1745): Cantate e Ariette per Voce e Continuo ( Vo.1 & 2)

Francesco Nicola Fago (1677-1745): Cantate e Ariette per voce sola e basso continuo. Vol. I: All’or ch’in dolce oblio; Questo Povero cor; Francesco Paolo Scipriani: Sinfonia di violoncello solo e basso (1720); F.N.Fago: Tormentata (arietta diversa); Come viver poss’io; Giovanni Girolamo Kapsberger: Capona; F.N.Fago: Lagrime di cordoglio; Quanto invidio la tua sorte; Francesco Corbetta: Partie de Chacon; F.N.Fago: Lusinga di chi pena (arietta diversa); Quall’or non veggio. Registrazione 27-29 maggio 2015, Chiesa di Santa Teresa dei Maschi, Bari. T. Time: 63′ 33″. 1 Cd. Toccata Classics TOCC0367
Vol. II: Francesco Nicola Fago: Che vuoi, mio cor, che vuoi?; Francesco Paolo Scipriani: Toccata n. 10; F.N.Fago, Doppo mille martiri; F.P.Scipriani: Toccata n. 5; Fago, Ingegni curiosi; F.P.Scipriani: Toccata n. 5; F.N.Fago: Non credo che vi sia maggior tormento; F.P.Scipriani: Toccata n. 9; F.N.Fago: E ben chiara ragione; F.P.Scipriani: Toccata n. 7; F.N.Fago, Destati ormai dal sonno. Ensemble Barocco della Cappella Musicale “Santa Teresa dei Maschi: Claudio Mastrangelo (violoncello barocco), Giuseppe Petrella (tiorba e chitarra barocca),  Davide Milano (violone), Sabino Manzo (direttore e clavicembalo), Riccardo Angelo Strano (controtenore). Registrazione 28-30 aprile 2017, Chiesa di Santa Teresa dei Maschi, Bari. T. Time: 1 Cd. Toccata Classics TOCC0437
Nonostante sia nato a Taranto, in Puglia, il 26 febbraio 1677, Francesco Nicola Fago fu uno dei più importanti esponenti della scuola napoletana nel XVIII sec, dal momento che fu allievo di Francesco Provenzale presso il Conservatorio di Santa Maria della Pietà dei Turchini di Napoli, città dove visse e operò fino alla morte che lo colse il 17 febbraio 1745, pochi giorni prima del suo sessantottesimo compleanno. Cognato del famoso castrato Nicolò Grimaldi del quale aveva sposato la sorella Caterina il 27 novembre 1701 e da cui fu aiutato ad inserirsi nel mondo musicale della città partenopea, Fago, chiamato per la sua origine “Il Tarantino”, fu maestro di cappella del Tesoro della Cappella di San Gennaro, direttamente legata alla cattedrale, oltre ad insegnare in diverse chiese e confraternite annoverando tra i suoi allievi altri grandi esponenti della gloriosa scuola napoletana come Francesco Feo, Niccolò Jommelli e Leonardo Leo. Fago fu autore di una produzione notevole sia sacra che profana, costituita, quest’ultima, allo stato delle conoscenze, da circa 51 cantate tramandate da manoscritti ritrovati in Italia e all’estero di indubbio valore storico e artistico e tali da collocare il “Tarantino” accanto ad altri grandi compositori napoletani del Settecento, come Domenico Sarro, Leonardo Vinci e Nicola Porpora, che si distinsero in questo genere. È, dunque, lodevole la scelta da parte dell’etichetta Toccata Classics di dedicargli un doppio album  con alcune delle sue cantate, intercalate con brani strumentali di autori coevi in modo da costruire un quadro completo del panorama musicale dell’epoca. Nel primo dei due Cd, insieme a 6 cantate e due ariette di Fago, tratte da fonti napoletane, si possono ascoltare una Sinfonia di violoncello solo e basso (1720) di Francesco Paolo Scipriani (1678-1753), La Capona del veneziano Giovanni Girolamo Kapsberger (1580-1651), chiamato il Tedesco della Tiorba a causa delle sue origini tedesche, e la Partie de Chacone di Francesco Corbetta (1615-1681), mentre nel secondo Cd, insieme a 6 cantate del “Tarantino”, pubblicate, in edizione critica, da Maria Grazia Melucci, figurano ben 5 Toccate per violoncello di Scipriani.
Composte nella classica struttura riassumibile nello schema recitativo-aria-recitativo-aria, le cantate di Fago mostrano una particolare attenzione al testo che si traduce in una scrittura vocale che tende ad esaltarne i valori espressivi nei recitativi come nelle arie. Come di consueto in questo genere, il sentimento dominante è quello delle pene d’amore tali che il protagonista, in Allor ch’in dolce oblio, non riesce a confessarle alla sua amante nemmeno in sogno o da generare un forte tormento in Questo povero cor, al cui interno spicca la prima aria Son belle le fiammelle, ricca di pathos, mentre un tragico evento che ha scosso la società napoletana dell’epoca costituisce  molto probabilmente la fonte d’ispirazione di Lagrime di cordoglio. Le pene d’amore costituiscono la tematica principale dei testi delle cantate anche del secondo album, tra le quali spiccano Che vuoi, mio cuor, che vuoi? per l’aria Non è per te quel volto dal ritmo cullante e Doppo mille martiri per la raffinata scrittura contrappuntistica che coinvolge la voce e il continuo nelle due arie.
Accompagnato dall’Ensemble Barocco della Cappella Musicale “Santa Teresa dei Maschi”, formata da Claudio Mastrangelo (violoncello barocco), da Giuseppe Petrella alla tiorba e alla chitarra barocca e da Davide Milano (violone), diretti da Sabino Manzo (clavicembalo), il controtenore Riccardo Angelo Strano mostra di essere particolarmente a suo agio in questo repertorio grazie ad un fraseggio e un’intonazione molto curati che gli consentono di trovare, dal punto di vista interprertativo, accenti di rara espressività, che si fanno particolarmente intensi in Lagrime di cordoglio, e una grande varietà di colori sia nei recitativi che nelle arie. Dotato di una solida tecnica evidente nelle eleganti ornamentazioni dei da capo delle arie da lui stesso composte, l’artista trova un perfetto amalgama e concerta bene, laddove è richiesto, con il basso continuo realizzato con grande senso dello stile dai continuisti dell’Ensemble Barocco. Infine vanno segnalati il virtuosismo e l’espressività dei singoli continuisti nei brani solistici proposti e, in particolar modo, di Claudio Mastrangelo nell’interpretare le belle toccate di Scipriani, di Giuseppe Petrella, autore, con la sua tiorba, di una poetica interpretazione della Capona di Kapsberger e, con la chitarra barocca, di un’altrettanto suggestiva esecuzione della Partie de chacone di Corbetta. Completano il doppio album due booklet interessanti sia dal punto di vista storico che filologico, curati da Dinko Fabris e da Maria Grazia Melucci.

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