Verona, Teatro Ristori: “Divina Commedia” della Nogravity Dance Company

Verona, Teatro Ristori, Danza – Stagione 2018/2019
Nogravity Dance Company
“DIVINA COMMEDIA”
Una creazione di Emiliano Pellisari
coreografie Marianna Porceddu
musiche Bach, Rossini, Sibelius, Stravinskij, Monk, Reich
costumi Noemi Wolsdorf
voci recitanti Gianni Bonagura, Laura Amadei
danzatori
Marianna Porceddu, Sara Bertoglio, Antonino Casile, Francesco Saverio Cifaldi Giada Inserra, Sara Pennella
Verona, 28 febbraio 2019
Lo spettatore è penalizzato da un libretto di sala che mistifica il lavoro della NoGravity Dance Company, mentre non fa che riportare ancora una volta quanto è stato scritto e riscritto sull’immaginario dantesco. Lo stile e la poetica della compagnia di Emiliano Pellisari, leggiamo sul web, trae ispirazione dal Teatro delle Meraviglie della metà del XVII sec., poiché artefatto con l’ausilio di macchine sceniche. Sfatiamo subito dicendo che in questo spettacolo non ci sono scenografie ma coreografie volanti, che non ci sono spostamenti di scene e dei loro corredi; pensiamo allo spostamento delle nuvole, per esempio, come nel teatro barocco. Il grande merito va piuttosto riconosciuto a Porceddu e Pellisari per aver saputo inventare le coreografie sospese, capaci di comporre di fronte a noi castelli umani impossibili e difficili da interpretare come i logogrammi cinesi. Appunto pensate per questo spettacolo, queste figurazioni, costantemente speculari, riassumono il concetto dei sette vizi capitali, per cui vediamo formarsi un occhio mentre una voce declama: Invidia.
Qua e la, una pedissequa recita dei più famosi versi delle tre cantiche da parte delle belle voci di Bonagura e Amadei, peccato che però fossero coperte dal volume alto delle musiche fin troppo famose, perciò invadenti. Da un lato i recitati rimangono un ricordo superfluo e scolastico, poiché non aggiungono nulla ai virtuosismi dei corpi, anzi sottraggono l’attenzione dello spettatore, già distratto a domandarsi su come siano effettivamente resi possibili certi volteggi per aria. Infatti, rimaniamo ammaliati, cioè confusi e spiazzati dal gioco di luci e ombre, che nascondono specchi e funi elastiche, per cui non campiamo come possano i danzatori entrare e uscire di scena dall’alto e dal basso come se non ci fosse un sopra e un sotto. Si sta increduli per certi versi, abituati come siamo alle contorsioni hip hop e freestyle a terra, cioè assuefatti a una danza che porta sulla schiena il fardello del corpo: che tra l’altro rispecchia la fisicità dei dannati e dei penitenti, rispettivamente dell’Inferno e del Purgatorio di Dante. La Divina Commedia della NoGravity, infine, non è un continuum organico, come si è letto, e si limita a mettere in successione le tre cantiche, come i colori della bandiera italiana. Piuttosto il talento di Pellisari dà spettacolo e si fa ricordare e apprezzare quando si allontana da pedanti sottolineature culturali e si rivela attraverso le belle invenzioni acrobatiche in cui le caleidoscopiche forme sono ravvisabili nell’iconografia medioevale o nell’ideologia prospettica e illusoria di Escher.


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