Hector Berlioz 150 (1803 -1869): “Béatrice et Bénédict” (1862)

Terza e ultima opera di Berlioz, Béatrice et Bénédict è  un’opéra-comique in due atti basata sulla commedia di Shakespeare Much ado about nothing della quale il compositore francese si era interessato già nel 1833 al suo ritorno dall’Italia, decidendo di dedicarsi alla composizione di questa partitura solo dopo aver completato Les Troyens. A tale riguardo è significativo quanto scrisse lo stesso autore nei suoi Mémoires:
«Dopo l’intero completamento di quest’opera [Les Troyens] e prima della sua rappresentazione, feci, su richiesta del signor Bénazet, l’opéra-comique in due atti, Béatrice et Bénédict. Fu rappresentata con un grande successo e sotto la mia direzione, al nuovo teatro di Baden-Baden, il 9 agosto 1862. Alcuni mesi dopo, tradotta in tedesco dal signor Richard Pohl, fu messa in scena a Weimar, e con la stessa fortuna, su richiesta della Granduchessa. Le loro altezze mi avevano invitato a dirigerne le due prime rappresentazioni, e mi colmarono come sempre di squisitezze di ogni specie. […] Avevo, per la pièce, preso una parte del dramma di ShakespeareMuch ado about nothing [Molto rumore per nulla], aggiungendovi solamente l’episodio del maestro di cappella e i pezzi di canto […]. I critici, venuti da Parigi per l’occasione lodarono caldamente la musica, l’aria e il duetto soprattutto. Alcuni trovarono che c’erano nel resto della partitura molte macchie e che il dialogo parlato mancava di spirito. Questo dialogo è quasi interamente copiato da Shakespeare».
Il suo progetto di comporre un’opéra-comique, tuttavia, risalente a ben 29 anni prima, è testimoniato da una lettera del gennaio 1833 al musicologo Joseph d’Ortigue, nella quale il compositore manifestava la sua intenzione di scrivere un’opera italiana molto allegra. In effetti egli riuscì a realizzare il suo progetto dando vita a un’opera gaia e leggera, nonostante si trovasse in uno stato di sofferenza. L’opera fu rappresentata per la prima volta al Theater der Stadt di Baden-Baden il 9 agosto 1862 con discreto successo e nel 1863 a Weimar in una versione tedesca diretta dallo stesso autore. Nonostante alcune rappresentazioni in vari teatri, la prima in Francia ebbe luogo il 5 giugno 1890 al Théâtre de l’Odéon grazie al patrocinio della Société des Grandes Auditions musicales de France diretta da Charles Lamoureux e con Juliette Bilbaut Vauchelet e Pierre-Émile Engel. Nel 1940 Paul Bastide diresse un nuovo allestimento a Strasburgo, mentre nel 1966 Pierre Dervaux la diresse all’Opéra-Comique in una versione con i recitativi di Tony Aubin. Infine nel 2010 fu diretta da Emmanuel Kreivine e continua, pur con minore frequenza, ad essere presente nei repertori di teatri stranieri. Pagina che si è facilmente imposta nel repertorio sinfonico, l’ouverture, che non segue il tradizionale schema tripartito e si avvale di temi introdotti nell’opera, si apre con un frizzante tema degli archi in un andamento Allegro scherzando. Ad esso segue un breve episodio, Andante un poco sostenuto, che si distingue per un ombroso tema dei corni ai quali rispondono gli archi, autentici protagonisti del successivo Allegro, nel quale Berlioz fa sfoggio della sua raffinata tecnica orchestrale nello splendido finale pieno di effetti strumentali. L’opera è ambientata nel XVI sec. a Messina.
Atto primo. Davanti al palazzo del governatore, a Messina, i cittadini stanno festeggiando il ritorno dell’esercito comandato dal generale Don Pedro vincitore sui Mori. Sono con lui gli ufficiali Claudio e Bénédict che, dopo aver combattuto valorosamente, si trovano a dover affrontare altri problemi in patria. Claudio ama, riamato, la figlia del governatore Héro, felice per il suo ritorno (Je vasi le voir), mentre Bénédict è in continua guerra con Béatrice, nipote del governatore a causa della repulsione di Bénédict per il matrimonio e per l’amore. I due danno vita a continue polemiche e schermaglie. Don Pedro crede che questa avversione sia solo apparente e per smacherare i due, prepara un piano con l’aiuto di Claudio. Così, dopo che il maestro di musica Somarone ha fatto provare ai suoi musicisti un epitalamio grottesco sulle prossime nozze fra Claudio ed Héro, Don Pedro e Claudio fanno in modo che Bénédict di nascosto in giardino possa ascoltare una loro conversazione dalla quale egli apprende che Béatrice è molto innamorata di lui. Lo stesso piano viene messo in atto  da parte di Héro e della sua confidente Ursule nei confronti di Béatrice che apprende così l’attrazione di Bénédict nei suoi riguardi. I due giovani restano, allora, turbati da ciò che hanno ascoltato e Bénédict sembra provare qualcosa (rondò: Ah! Je vais l’aimer).
Atto secondo. Prima dell’inizio della celebrazione del matrimonio, Somarone intona un canto di lode in onore del vino (Improvisation et choeur à boire: Le vin de Syracuse). Entra in scena molto agitata Béatrice la quale, ormai vinta dall’amore per Bénédict, chiede a Héro e Ursule un’ulteriore conferma dei sentimenti del giovane per lei (Je vais d’un choeur aimant). La marcia nuziale e un coro segnalano l’inizio della cerimonia che unisce in matrimonio Claudio ed Héro e poco dopo un notaio esitante informa che un’altra coppia sta per firmare un contratto di matrimonio; sono Béatrice e Bénédict che dopo un’ultima schermaglia dichiarano apertamente il loro amore inneggiando, tra la gioia generale, alla forza trionfante dell’amore (L’amour est un flambeau).

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