Franz Joseph Haydn 210 – 5 (1732 – 1809): Le sinfonie parigine (n. 82 -87)

A 210 anni dalla morte
Nell’inverno del 1784-85 il Concert della Loge Olympique di Parigi commissionò ad Haydn la composizione di ben sei sinfonie offrendogli un altissimo compenso che nessun compositore avrebbe mai rifiutato. Questa istituzione concertistica, nata nel 1781 sulle ceneri del Concert des Amateurs che aveva chiuso i battenti per ragioni economiche nel mese di gennaio di quell’anno, ne aveva raccolto, grazie anche al suo direttore Joseph Boulogne, cavaliere di Saint-George, l’eredità di storica rivale del Concert Spirituel, organizzazione concertistica parigina molto più antica. Di questa orchestra, che riuniva i migliori musicisti di Parigi ai quali veniva garantita l’ammissione onoraria alla massoneria, non si conosce con precisione la dimensione dell’organico, ma è certo che non doveva essere inferiore a quello del Concert des Amateurs, costituito da 40 violini, 12 violoncelli, 8 contrabbassi a cui si aggiungevano gli strumenti a fiato al completo. Pur di elevare il livello delle sue produzioni artistiche, Claude-François Rigoley, conte d’Ogny, capo dell’esclusiva loggia massonica Olympique dalla quale l’orchestra prendeva il nome, non aveva badato a spese e per questa ragione non aveva esitato ad offrire per ogni sinfonia  ad Haydn, che godeva della fama di maggior compositore europeo, ben 25 Luigi d’oro a cui si aggiungevano altri 5 per i diritti d’autore, una somma enorme per l’epoca soprattutto se si considera che a Parigi, in base alla testimonianza di Mozart, il prezzo per una sinfonia, nel 1778, era di appena 5 Luigi. Non essendo rimasta alcuna traccia della corrispondenza tra la direzione del Concert de la Loge Olympique e Haydn, non è possibile conoscere maggiori dettagli sulla commissione e, in particolar modo, sulla durata di ogni sinfonia e sulla loro struttura formale, ma è possibile immaginare che Haydn avesse avuto qualche informazione sui gusti francesi da Mozart il quale nel 1778 aveva composto per il pubblico parigino la sua Sinfonia n. 31 K. 297. Nonostante ciò Haydn si mantenne piuttosto prudente sia per le scelte formali, preferendo la tradizionale struttura in quattro movimenti a quella in tre tempi amata dai Francesi e adottata da Mozart nella citata sinfonia, sia per quanto riguarda gli strumenti, eliminando dalla sezione dei fiati i clarinetti e scrivendo una sola parte di flauto e non due.
Sinfonia n. 82 “L’Ours” (“L’Orso”) in do maggiore Hob. 1: 82
Vivace – Allegretto – Menuetto – Finale. Vivace assai
Durata: 27’ca

Pur essendo elencata, in base al numero d’opera, come la prima delle Parigine, la Sinfonia n. 82 “L’Orso” è la terza in ordine di composizione dopo la n. 83 “La gallina” e la n. 87 . Composta nel 1786 ad Esterhàz, fu eseguita per la prima volta nel 1787 a Parigi nella sala delle Guardie del palazzo delle Tuileries dove l’istituzione concertistica si era da poco trasferita. Come per le altre sue sinfonie eccezion fatta per il cosiddetto ciclo del giorno, costituito dalla n. 6 “Le matin”, dalla n. 7 “Le Midi” e dalla n. 8 “Le soir”, anche per questa il titolo non è stato scelto da Haydn ma probabilmente dall’editore a scopo pubblicitario o per distinguerla dalle altre. In questo caso il titolo è giustificato dalla caratteristica acciaccatura, che ricorda vagamente il grugnito dell’orso, introdotta nelle parti dei violoncelli e dei contrabbassi nell’ultimo movimento. Il primo movimento, Vivace assai, in forma-sonata, che non presenta alcuna introduzione lenta, si apre direttamente con il primo tema divisibile in tre sezioni distinte con un arpeggio fortissimo iniziale nello stile di Mannheim, a cui seguono una frase dolce prima e 12 battute di fanfara dopo. Ad esso si contrappone il secondo tema di carattere bucolico che, nonostante derivi il suo materiale melodico dal primo, introduce un’atmosfera nuova e contrastante. In questo movimento, nel quale si sentono echi mozartiani, si fa strada il clima dello Sturm und Drang nel cromatico tema del dolore alla fine dell’esposizione. Su una melodia popolaresca si basa il secondo movimento, Allegretto, oscillante, dal punto di vista formale, tra il tema e variazioni e il rondò, dal momento che la seconda e la quarta variazione, semplici amplificazioni del tema, sono assimilabili a dei refrains. Ben scandito, dal punto di vista ritmico, con trombe e timpani che fungono da autentici protagonisti, è il Menuetto a cui segue il Trio di carattere misterioso nell’elaborata melodia dell’oboe. In forma-sonata è anche l’ultimo movimento, Vivace, aperto dalla caratteristica acciaccatura dei violoncelli e dei contrabbassi sulla quale si staglia il famoso tema zingaresco della danza dell’orso a cui si contrappone il secondo di carattere giocoso.
Sinfonia n. 83 “La Poule” (“La Gallina”) in sol minore Hob. 1:83
Allegro spiritoso –
Andante – Menuetto – Finale
Durata: 23’ca

Pur essendo numerata come seconda, la Sinfonia n. 83 è in realtà la prima delle sinfonie parigine ad essere stata composta in ordine cronologico e trae il suo titolo,  La Poule (La gallina), non assegnatogli da Haydn, dall’umoristico secondo tema del primo movimento Allegro spiritoso. Al primo tema, in sol minore e con un tritono (sol-do diesis), che, lontano da inflessioni di carattere tempestoso, fa ricorso a tutte le caratteristiche stilistiche (ritmi puntati, cromatismi, brusche interruzioni, accumulo di tensione) delle sinfonie in minore, risponde il secondo nel quale i disegni staccati con acciaccature dei violini, poi rinforzati dall’oboe, imitano, secondo un topos della musica descrittiva sei-settecentesca, il chiocciare della gallina. All’Andante dall’intensa cantabilità, segue un Menuet reso imprevedibile dagli ironici accenti metrici, mentre di carattere bucolico è il Trio. L’ultimo movimento, Vivace, è una pagina brillante dal ritmo di giga, anche se in forma-sonata.
Sinfonia n. 84 in mi bemolle maggiore “In nomine Domini”, Hob:I:84

Largo; Allegro – Andante – Minuetto e Trio –Finale: Vivace
Durata: 25’ca

Terza in ordine di numerazione, la Sinfonia n. 84 in mi bemolle maggiore  che reca il sottotitolo “In nomine Domini”, fu, in realtà composta nel 1786 dopo la n. 83, la n. 87 e la n. 82. Il primo movimento si apre con un Lento introduttivo di carattere solenne a cui segue un brillante Allegro in forma-sonata, nel quale, però, non vi è un vero e proprio contrasto dialettico tra i due temi essendo entrambi derivati da un’unica idea tematica di elegante cantabilità. Nella forma del tema e variazioni è il secondo movimento, Andante, del quale assoluti protagonisti sono gli archi, mentre con le sue 53 battute il successivo vigoroso ed elegante Menuet è il più breve delle Parigine, dal momento che in questo caso Haydn ha rinunciato a raddoppiare il Trio. Anch’esso in forma-sonata, il Finale, Vivace, è una pagina briosa nella quale anticipazioni del romanticismo, caratterizzate da cromatiche progressioni e improvvisi silenzi, si mescolano a momenti di pura gioia.
Sinfonia n. 85 “La Reine” (“La regina”) in si bemolle maggiore Hob. I:85
Adagio, Vivace –
Romanze. Allegretto – Menuetto. Allegretto – Finale. Presto
Durata: 25’ca

Pur essendo numerata come quarta, la Sinfonia n. 85 è in realtà la penultima delle sinfonie parigine ad essere stata composta in ordine cronologico e trae il suo titolo, La reine de France (“La regina di France”), con cui fu pubblicata nella prima edizione parigina del 1788, dalla particolare predilezione che, secondo una tradizione accettata da tutti i biografi, avrebbe dimostrato la regina Maria Antonietta nei suoi confronti. A prescindere dal titolo e dalla suddetta tradizione, questa delle 6 sinfonie parigine (n. 82-87) è certamente la più «francese» del gruppo e, quindi, la più legata alla committenza dal momento che contiene caratteristiche tipiche della musica francese a partire dal tema ascendente all’unisono dell’Adagio introduttivo del primo movimento, realizzato con un ritmo puntato “alla francese”, utilizzato da Lully nelle sue ouverture. All’Adagio introduttivo di carattere solenne segue, producendo un contrasto, il Vivace in forma-sonata monotematica, in quanto al primo elegante tema esposto dagli archi non se ne contrappone un secondo completamente nuovo, ma ritorna il primo, ripreso, questa volta, dall’oboe accompagnato dagli archi. Tutto il movimento, quindi, non si sviluppa secondo il tradizionale contrasto tematico, ma attraverso una scrittura che tende a variare dal punto di vista coloristico e armonico l’unico tema con momenti, soprattutto nei passaggi in minore, in cui appare evidente la temperie dello Sturm und Drang. Nel secondo movimento, Romanze, l’influenza francese trova la sua espressione nella scelta di utilizzare come tema, per le cinque variazioni, quello di una canzone popolare francese La gentile et jeune Lisette che, comunque, resta sempre riconoscibile nel corso del movimento. Per nulla modificato dal punto di vista ritmico, il tema, infatti, viene arricchito con nuove idee o impreziosito dal punto di vista timbrico per diventare particolarmente suggestivo nella quarta variazione grazie all’adozione della tonalità minore. Di carattere cerimonioso, il Menuetto è una pagina elegante all’interno della quale si staglia il suggestivo Trio, mentre il Finale, Presto, è un brillante rondò-sonata su un unico tema.
Sinfonia n. 86 in re maggiore Hob. I:86
Adagio, Allegro spiritoso –
Capriccio. Largo – Menuetto. Allegretto
Finale. Allegro con spirito
Durata: 29’ca

Pur essendo elencata, in base al numero d’opera come la penultima delle Parigine, in realtà la Sinfonia n. 86 è l’ultima in ordine di composizione costituendo l’apice del sinfonismo haydniano di questo periodo, all’interno del quale si affermano anche elementi di ascendenza mozartiana. Dopo un  Adagio introduttivo sinfonicamente denso che trova il suo punto culminante in una burrascosa settima diminuita, il primo movimento si articola in un Allegro spiritoso in forma-sonata che inizia nell’insolita tonalità di mi minore per modulare subito alla tonalità d’impianto. Qui viene esposto il primo tema caratterizzato da due idee contrastanti delle quali la prima è un delicato inciso affidato ai primi violini, mentre la seconda è caratterizzata da una figurazione di cinque note che si impadronisce del discorso orchestrale conducendo alla breve seconda idea tematica. Estremamente fantasioso è il secondo movimento, Largo, chiamato dal compositore Capriccio, riferendosi forse alla poco convenzionale struttura formale. Se, infatti, l’esposizione bitematica con il primo tema che sembra ricollegarsi a quello dell’Adagio del primo movimento in quanto costruito sull’accordo perfetto di sol maggiore, potrebbe far pensare ad una forma-sonata, lo sviluppo del brano appare al di fuori da ogni schema. Un carattere aristocratico contraddistingue il Menuetto, una pagina che si segnala per la sua chiarezza nel marcare il ritmo ternario, mentre il Finale, in forma-sonata è una pagina estremamente ironica già nel primo tema caratterizzato da cinque re ribattuti che alludono alla caccia.
Sinfonia n. 87 in la maggiore, Hob:I:87

Vivace – Adagio – Minuetto e Trio – Finale: Vivace
Durata: 28’ca

Sebbene sia l’ultima delle sei Parigine in ordine di numerazione, la Sinfonia n. 87 fu la terza ad essere stata messa sulla carta, dal momento che la sua composizione risale al 1785. Essendo assente un’introduzione lenta, il primo movimento, Vivace, in forma-sonata si configura come una pagina brillante nella quale non c’è un vero e proprio contrasto tematico tra il primo e il secondo tema che deriva dal disegno di crome discendenti introdotto nel primo. Un carattere pastorale presenta il secondo movimento, Adagio, che, aperto da un tema affidato agli archi sul cui sfondo si odono i corni con il loro timbro scuro, si segnala per un intenso lirismo che contraddistingue soprattutto le parti del flauto e dell’oboe che sembra scritte per evidenziare le doti degli strumentisti. L’oboe è ancora protagonista del Trio dell’elegante Menuet con una melodia che arriva fino al mi sopracuto e che suggerisce un’ambientazione pastorale, mentre il brillante Finale, Vivace, è in forma-sonata.

 

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