Franz Joseph Haydn 210 – 7 (1732 – 1809): Sinfonie londinesi II (n. 96, 97, 98)

A 210 anni dalla morte
Sinfonia n. 96 “Il Miracolo” in re maggiore Hob. I:96
Adagio, Allegro -Andante – Menuetto – Finale. Vivace assai

Durata: 24’

Per uno strano gioco del destino, il titolo “Miracolo” fu attribuito alla Sinfonia n. 96 e non alla n. 102, la cui trionfale prima, avvenuta il 2 febbraio 1796 al King’s Theatre in Haymarket di Londra, è ricordata effettivamente per un evento miracoloso. In quell’occasione il pubblico, infatti, per chiedere il bis, si accalcò in prossimità del proscenio lasciando vuota quella zona della platea in cui cadde rovinosamente un enorme lampadario che certamente avrebbe potuto provocare un gran numero di vittime. Questo evento, che per molti aspetti apparve miracoloso, fu legato indissolubilmente, non si sa come, alla Sinfonia n. 96 che prese il titolo di Miracolo e che era stata eseguita cinque anni prima durante il primo soggiorno di Haydn nella capitale inglese. Di questa sinfonia, probabilmente la prima del ciclo delle Londinesi, non si conosce con precisione nemmeno la data della prima esecuzione che sicuramente avvenne nel 1791 alle Hanover Square Rooms, ma non l’11 marzo, data del primo concerto tenuto a Londra in cui furono eseguite delle composizioni di Haydn, come vorrebbero alcuni biografi. In realtà nemmeno le recensioni dell’epoca ci consentono di stabilire con certezza quale sinfonia sia stata eseguita in quell’occasione. Nel «Morning Chronicle» si legge, infatti:
“Il primo concerto sotto gli auspici di Haydn ha avuto luogo ieri sera e ma, forse, vi è stata una festa musicale più ricca. Non fa meraviglia che per gli animi sensibili alla musica Haydn sia oggetto di venerazione e perfino di idolatria, perché, come il nostro Shakespeare, egli muove e governa le passioni a suo piacere. La sua Nuova Grand Overture, a detta di ogni fine intenditore, è una splendida composizione, ma il primo movimento in particolare supera per la maestosità del soggetto e la ricchezza di melodia e di passione ogni altro lavoro analogo di sua produzione. L’Overture ha quattro movimenti – Allegro – Andante – Minuetto e Rondò -. Sono tutti belli, ma il primo ha maggiore fascino e l’orchestra lo ha eseguito in modo impeccabile”.
In realtà il primo movimento della Sinfonia n. 96 inizia con un Adagio introduttivo e non direttamente con l’Allegro, come vorrebbe il recensore inglese. Si tratta di una dimenticanza di quest’ultimo o fu eseguita un’altra sinfonia? Il diario privato di Charlotte Papendick, il cui marito flautista aveva molto probabilmente conosciuto Haydn a Vienna dove aveva suonato nel 1779, confermerebbe questa seconda ipotesi:
“Il concerto è iniziato con una sinfonia di Haydn che egli aveva portato con sé dall’Austria, ma che in Inghilterra era sconosciuta”.
Secondo alcuni biografi in quel primo concerto sarebbe stata eseguita la Sinfonia in sol n. 9 e non il Miracolo, la cui prima esecuzione si sarebbe tenuta forse nel mese di aprile del 1791.
Il primo movimento si apre con un Adagio, di grande fascino, pomposo e solenne nel re maggiore e intriso di atmosfere preromantiche nei passi in minore e nello splendido assolo dell’oboe che lo conclude. Estremamente elegante è il primo gruppo dell’Allegro in forma-sonata, affidato agli archi e costituito da due elementi, uno esposto dai violini e l’altro dagli altri strumenti. Ad esso non si contrappone un vero e proprio secondo tema, ma la Sinfonia si nutre di interessanti modulazioni armoniche e di uno sviluppo particolarmente interessante ed elaborato. Il secondo movimento, Andante, è una raffinata pagina in stile rococò dalla struttura tripartita (A-B-A), la cui prima parte si nutre di un delicato e aggraziato tema affidato ai violini, mentre quella centrale in minore si distingue per un maggiore impegno contrappuntistico e per inflessioni preromantiche. Al vigoroso tema del Minuetto, esposto a piena orchestra, si contrappone la delicata melodia dell’oboe del Trio, mentre l’ultimo movimentoVivace assai, è un brillante rondò, interamente costruito su un tema bisbigliante dei violini.
Sinfonia n. 97 in do maggiore Hob. 1:97
Adagio, Vivace – Adagio ma non troppo – Menuetto, Allegretto -Finale. Presto assai

Durata: 26′

Composta nel 1792 ed eseguita per la prima volta il 3 o il 4 maggio alle Hannover Square Rooms di Londra con Salomon nelle vesti concertmaster, figura che riassumeva quella di primo violino di spalla e di direttore, e Haydn al clavicembalo o al pianoforte per la realizzazione del basso continuo secondo un prassi oggi non più osservata, in quanto non necessaria soprattutto per l’esecuzione delle sinfonie da lui composte dopo il 1769, la Sinfonia n. 97 è la penultima del primo ciclo delle Londinesi. Il primo movimento di questa sinfonia, particolarmente amata da Beethoven che la prese come modello per una sua giovanile sinfonia lasciata incompiuta, si apre con un Adagio introduttivo, la cui idea tematica di carattere meditativo, esposta dai primi violini raddoppiati dal flauto che ne rende più vario il colore, ritorna, in modo del tutto inedito per ben due volte, in particolar modo alla fine dell’esposizione e sul finire del movimento, dopo una pausa di tutta l’orchestra nel Vivace. In forma-sonata, il Vivace è tutto giocato sul contrasto tra il primo tema di fanfara e il secondo di carattere cantabile esposto dai primi violini. Il secondo movimento, Adagio ma non troppo si basa su un tema di carattere sognante sottoposto a tre libere variazioni tra le quali spicca la seconda in minore di cui sono protagonisti i violini. Il terzo movimento, un elegante e cortigiano Minuetto, pieno di raffinati contrasti tra forti e piani e tra passi legati e staccati, si caratterizza per l’assenza di veri e propri ritornelli come da prassi in questo genere. Molto bello è Trio, il cui tema, esposto dall’oboe, dal fagotto e dai violini, è particolarmente suggestivo. Il Finale è un brillante Rondò-sonata, nel quale appare quell’umorismo tipico di certe pagine di Haydn.
Sinfonia n. 98 in si bemolle maggiore Hob. 1:98
Adagio, Allegro – Adagio cantabile – Menuetto – Finale. Presto

Durata: 25′

Dopo i successi ottenuti da Haydn con le Sinfonie n. 93, n. 94 e n. 96, tutte e tre inneggianti alla natura, anche la Sinfonia n. 98, sesta ed ultima della prima serie delle londinesi e composta nel 1792, alla prima esecuzione, avvenuta il 2 marzo dello stesso anno, ebbe un’accoglienza trionfale da parte del pubblico che chiese il bis del primo e dell’ultimo movimento. Il pubblico aveva compreso la grandezza di questo lavoro, la cui importanza fu rivelata anche dallo stesso Beethoven il quale conservò il manoscritto della sinfonia che gli servì sicuramente per forgiare il suo stile sinfonico. Non si conoscono con precisione le circostanze che ispirarono la composizione di questa sinfonia, ma è molto probabile che Haydn, proprio all’inizio della stesura, rimase colpito dalla notizia della morte di Mozart avvenuta nel 1791. Secondo un’ipotesi, di cui è difficile valutare l’attendibilità, sia il secondo movimento, il cui carattere malinconico farebbe pensare ad un lamento per la morte dell’amico Mozart, sia gli accenti eroici e disperati, che pervadono la sinfonia dal primo movimento sino al finale, sembrerebbero confermare l’esistenza di questa fonte d’ispirazione.
Il primo movimento si apre con un breve Adagio, di cui sono protagonisti gli archi che espongono un semplicissimo tema ricavato dall’arpeggio di si bemolle minore che, secondo un procedimento già sperimentato da Haydn nella sinfonia n. 90, diventa la base per il primo tema del successivo Allegro dove è presentato in maggiore. Il secondo tema presenta un carattere religioso a cui rimandano i valori larghi utilizzati in un contesto estremamente malinconico. Molto interessante è lo sviluppo in cui è ripreso da Haydn il primo inciso del tema in un contrappunto che trova il suo punto culminante nella ripresa del secondo tema da parte dell’oboe e del flauto. Molto semplice è il primo tema del secondo movimento, Adagio cantabile, che, come sempre in Haydn, costituisce un momento di espressione soggettiva. Questo primo tema, costellato da pause, ha caratteristiche tali da poter essere assimilato quasi ad un corale, mentre il secondo, introdotto dai corni, presenta un carattere disperato che sembra richiamare lo stile delle Sette ultime parole di Cristo. Nella sezione centrale i due temi vengono rielaborati in forma contrappuntistica e conducono, come nella forma-sonata, alla ripresa. Carattere quasi guerriero ed eroico presenta il tema del Menuetto, la cui rudezza è resa più accattivante dalle acciaccature utilizzate spesso da Haydn; anche questo tema viene sviluppato in senso contrappuntistico con un canone a tre voci. Di carattere contrastante è il Trio che, con i suoi suoni legati, sembra richiamare la vita dei campi. Il Presto conclusivo è di proporzioni straordinariamente grandi, soprattutto se rapportato agli ultimi movimenti delle precedenti sinfonie, ottenute con l’utilizzo di tre temi dei quali il primo è di carattere gaio e rapsodico, mentre il secondo e il terzo sono giustapposti come nel primo movimento della Sinfonia n. 94. Molto originale è l’inizio dello sviluppo con un assolo affidato al violino, suonato dallo stesso impresario Salomon durante la prima esecuzione. In questo Finale è utilizzato anche il clavicembalo che, suonato dallo stesso Haydn durante la prima esecuzione, svolge una parte indipendente di carattere virtuosistico con la quale il compositore poté mettere in evidenza le sue doti di provetto esecutore di fronte al pubblico inglese.

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