Franz Joseph Haydn 210 – 8 (1732 – 1809): Sinfonie londinesi III (n. 99, 100, 101)

Sinfonia n. 99 in mi bemolle maggiore Hob. 1:99
Adagio, Vivace assai – Adagio – Menuet. Allegretto – Finale. Vivace

Durata: 24′

“Caro Signore!
Ho ricevuto la vostra graditissima lettera in tempo debito; con il mio Principe mi sono abbastanza riconciliato, ma molte altre circostanze mi impediscono di vedere il mio caro amico per quest’anno, perché il mio povero Naso è così mal ridotto che devo sottopormi ad un’operazione, ciò mi addolora e quello che perdo lo potete immaginare da voi, ma devo rassegnarmi al destino, spero che resterete mio amico come prima”.
In questa lettera, inviata nel mese di dicembre del 1792 probabilmente a un suo amico inglese, sono contenute le regioni del rinvio di Haydn della sua partenza, prevista inizialmente nel 1793, per il suo secondo soggiorno a Londra. Il principe, a cui Haydn fa riferimento, è Anton, forse inizialmente riluttante a che il suo Kapellmeister si assentasse per un secondo soggiorno londinese, mentre il problema di salute era costituito da un polipo nella cavità nasale. Ottenuto finalmente il consenso da Anton, Haydn partì per Londra nel mese di gennaio 1794, portando nella sua valigia la Sinfonia n. 99 che fu eseguita per la prima volta il 10 febbraio 1794 alle Hanover Square Rooms in occasione del concerto di inaugurazione della stagione di Salomon, con notevole successo, come si legge sulle colonne del «Morning Chronicle» dell’11 febbraio:
“Questo superbo Concerto ha inaugurato ieri sera la stagione e con un tale assembramento di talenti da risultare una ghiotta occasione per gli appassionati. L’incomparabile Haydn ha scritto un’Ouverture di cui è impossibile parlare in termini normali. Si tratta di una delle più grandi opere d’arte di cui siamo mai stati testimoni. È ricca di idee, tanto nuove dal punto di vista musicale quanto grandiose ed emozionanti; inoltre stimola e commuove gli animi. È stata accolta da un applauso frenetico”.
Questa sinfonia, la prima che presenta i clarinetti nel suo organico, fu replicata anche nel concerto del 17 febbraio con lo stesso successo tanto che il primo movimento fu bissato e il critico del «Morning Chronicle» scrisse «effettivamente il piacere offerto dell’insieme era costante e il genio di Haydn sorprendente, inesauribile, sublime, fu il tema generale din conversazione».
Il primo movimento si apre con un Adagio introduttivo austero e solenne, la cui tensione si stempera nel successivo Vivace assai in forma-sonata e, in particolar modo, nell’agile primo tema a cui si contrappone una seconda idea tematica aggraziata e gentile che informerà lo sviluppo. Composto, secondo quanto affermato da Robbins London, in memoria di Marianne Genzinger, una sua cara amica che era scomparsa all’inizio del 1793, il secondo movimento, Adagio, di una religiosità composta, presenta due temi dei quali il primo, esposto dagli archi e ripreso dai fiati, è di una delicata cantabilità, mentre il secondo è di intenso lirismo. Molto suggestiva è la drammatica sezione centrale in re minore. Un carattere marziale presenta il Minuetto dal ritmo martellante, al quale fa da contrasto il bucolico Trio che si segnala per la sua elegante melodia. Il Finale è un brillante Rondò nel quale traspare l’umorismo del compositore che sorprende l’ascoltatore con soluzioni mai scontate.
Sinfonia n. 100 “Militare” in sol maggiore Hob. I:100

Adagio, Allegro – Allegretto – Menuet. Moderato – Finale. Presto
Durata: 28’

“Un’altra delle nuove Sinfonie di Haydn è stata eseguita per la seconda volta e il movimento centrale è stato ancora una volta ricevuto con scrosci di applausi. Bis! Bis! Bis! si levava da ogni poltrona: neppure le signore riuscivano a controllarsi. È come l’avanzare in battaglia; il passo degli uomini; il suono della carica; il fragore dell’attacco, il clamore delle armi, i gemiti dei feriti e tutto ciò che a ragione viene definito l’infernale rombo della guerra, che cresca fino al culmine di un sublime che incute terrore! e quel che altri sono forse in grado di concepire, egli solo è in grado di realizzare; per lo meno lui solo, fino ad ora, è riuscito a compiere queste meraviglie”.
L’anonimo cronista del «Morning Chronicle» descrive così lo strepitoso successo ottenuto dalla Sinfonia n. 100 “Militare” in sol maggiore in occasione della replica nel concerto del 7 aprile del 1794. La Sinfonia, eseguita già in prima assoluta il 31 marzo alle Hannover Square Rooms di Londra in occasione dell’ottavo concerto della stagione organizzata da Johann Peter Salomon, era stata molto probabilmente concepita nei 18 mesi trascorsi a Vienna tra i due soggiorni londinesi come si evince dall’analisi del tipo di carta utilizzata. L’autografo del Minuetto è scritto sulla tipica carta italiana che Haydn usava quando era ancora in Austria, mentre il primo e il quarto su un tipo di carta diffuso in Inghilterra.  In questo periodo Haydn, ormai perfettamente consapevole dei gusti e delle aspettative del pubblico inglese, amante di una scrittura semplice costituita da elementi facili da ricordare, compose interamente la Sinfonia n. 99 e una parte della Sinfonia n. 100 e della 101. La Sinfonia n. 100, inoltre, si distingue per la presenza delle percussioni nel movimento centrale lento dove Haydn ha così evocato immagini di guerra alle quali il pubblico londinese era molto sensibile. Non si era spenta, infatti, l’eco della Rivoluzione francese e del Terrore che aveva prodotto sgomento in tutta Europa e provocato la reazione delle nazioni del vecchio continente alleatesi e scese in guerra contro la Francia. Per esprimere con maggiore efficacia i fragori delle battaglie, Haydn scelse un andamento di marcia il cui materiale musicale era stato tratto dalla romanza di uno dei Concerti per lira organizzata scritti nel 1786 per il re di Napoli Ferdinando IV, cultore di questo strumento. La Sinfonia “Militare” è quindi uno dei lavori più importanti e famosi ispirati alle guerre condotte contro la Francia rivoluzionaria.
Il primo movimento inizia con un classico Adagio introduttivo caratterizzato da due crescendi particolarmente suggestivi, dei quali il secondo si conclude sull’accordo della dominante di sol maggiore; il successivo Allegro, in forma-sonata, si apre con un ritmo di marcetta che cede il posto alla seconda idea tematica particolarmente sviluppata. Proprio il materiale musicale del secondo movimento, Allegretto, di cui è impossibile formulare alcuna ipotesi plausibile circa la data e il luogo di composizione per la perdita dell’autografo, è, come già affermato in precedenza, tratto dalla romanza di uno dei Concerti per lira organizzata; questa melodia, ispirata ad una canzone popolare francese La gentille et belle Lisette particolarmente cara ad Haydn, che l’aveva utilizzata già nella Sinfonia n. 85 “La regina”, è qui rielaborata nella forma del rondò. Maestoso e, per certi aspetti, pomposo è il Minuetto che presenta una struttura ritmica quasi da brano eroico; ad esso si contrappone la cantabilità del Trio che si distingue per una certa grazia nelle movenze ritmiche. Il Finale, Presto, è un brillante rondò all’interno del quale Haydn ha dato libero sfogo alle percussioni con un assolo fortissimo dei timpani che nella fragorosa coda diventano protagonisti insieme ai triangoli, ai piatti e alla grancassa.
Sinfonia n. 101 “dell’orologio” (o “della pendola”) in re maggiore Hob. I: 101
Adagio, Presto – Andante – Menuet. Allegretto – Finale. Vivace

Durata: 27’

Sin dalla sua prima esecuzione, avvenuta il 3 marzo del 1794 nelle mitiche Hannover Square Rooms in occasione del quarto concerto della stagione organizzata da Salomon, la Sinfonia n. 101 “l’orologio” riscosse un notevole successo registrato immediatamente dai giornali londinesi e, in particolar modo, dal «Morning Chronicle» che scrisse:
“Come al solito, la parte più deliziosa dello spettacolo è stata una nuova grande Ouverture [sinfonia] di Haydn; l’inesauribile, il meraviglioso, il sublime Haydn! I primi due movimenti furono bissati; e il carattere che pervase l’intera composizione fu una gioia profonda. Ogni volta che egli scrive una nuova Ouverture, noi temiamo, fino a quando è ascoltata, che egli possa solo ripetere se stesso e noi ci sbagliamo sempre”.
Composta nel 1794, la Sinfonia, che un altro giornale londinese, l’«Oracle», definì senza dubbio il lavoro migliore di Haydn, appartiene al secondo breve ma trionfale soggiorno londinese del compositore austriaco che, per quanto riguarda la musica non operistica, aveva catalizzato su di sé l’attenzione dell’intera Londra dopo la chiusura, nel 1793, del Professional Concert, l’altra grande istituzione concertistica della capitale inglese. Come la Sinfonia precedente, il cui titolo Militare è derivato dal secondo movimento che richiama una vera e propria battaglia con la descrizione musicale di avanzate di truppe, suoni di trombe e attacchi fragorosi, anche la Sinfonia n. 101 trae il suo titolo dal descrittivo secondo movimento, nel quale il ritmo regolare e staccato dell’accompagnamento, affidato inizialmente ai fagotti, ai violini secondi, ai violoncelli e ai contrabbassi, richiama il tic-tac dell’orologio. Secondo un’ipotesi suggestiva, ma non del tutto dimostrata, tale ispirazione, che potrebbe apparire casuale, in realtà sembra confermata dal Menuet, il quale si presenta come una rielaborazione di un Minuetto composto, secondo alcuni biografi del compositore, nel 1793 per il Flötenuhr, strumento del quale fu un abile costruttore padre Joseph Niemecz, il bibliotecario di casa Esterházy; era questo uno strumento molto particolare corrispondente ad un organo meccanico azionato dal meccanismo dell’orologio. Per questo strumento, il cui esemplare più grande conservato tra tutti quelli costruiti da Niemecz presenta un registro di tre ottave e mezzo, Haydn compose, sin dal 1780, ma soprattutto nel biennio tra il 1792 e il 1793, una trentina di pezzi che in seguito trascrisse e riutilizzò in altre opere. Tra questi il ventinovesimo (Hob. XIX n. 29) è un Minuetto in do maggiore che Haydn rielaborò nel terzo movimento di questa sinfonia trasportandolo un tono sopra.
Aperto da un’introduzione lenta (Adagio) in re minore, molto cupa e piena di tensione, che ricorda il preludio della Creazione, il primo movimento, prosegue con un vivace Allegro in forma-sonata, il cui leggero secondo tema, affidato ai primi violini, è, come accade spesso nelle opere di Haydn, una rielaborazione del primo. Molto elaborato è lo sviluppo che, aperto da un episodio caratterizzato da una raffinata scrittura imitativa, presenta all’incirca la stessa lunghezza dell’esposizione e della ripresa a dimostrazione del perfetto equilibrio formale raggiunto da Haydn in questo lavoro. Nel secondo movimento, Andante, il celeberrimo disegno staccato isocrono, che evoca il tic-tac dell’orologio, accompagna un tema caratterizzato da un ritmo puntato tipico di una siciliana, forma per la quale Haydn manifestò sempre un certo interesse. Il tema è sottoposto ad alcune variazioni, delle quali la terza, in minore, di carattere tumultuoso, si contrappone alla dolce cantabilità del tema e delle sue riprese. Un carattere vigoroso presenta l’ampio Minuetto che si snoda seguendo le movenze di un primitivo Ländler e incastona al suo interno uno splendido lunghissimo Trio basato su un tema, esposto dal flauto e, in seguito, rielaborato, su un accompagnamento degli archi. Formalmente un Rondò con variazioni, il Finale, Vivace, si apre con un tema garbato che nella parte conclusiva diventa protagonista di una severa e austera fuga a due soggetti, seguita dalla radiosa coda che conclude felicemente la sinfonia.

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