Herbert von Karajan (1908 – 1989) 2: Robert Schumann e Richard Wagner

A 30 anni dalla morte
Non è facile scegliere nella sterminata produzione videografica di Karajan i video più significativi di lavori sinfonici da lui diretti, dal momento che tutti si segnalano per la raffinata cura del dettaglio non solo sul piano prettamente musicale, ma anche su quello visivo. Per questa ragione, in questo breve articolo, sono stati scelti alcuni video appartenenti a momenti diversi della carriera di Karajan a partire da quello in bianco e nero, in cui il direttore tedesco, sul podio dei Wiener Symphoniker, dirige la Quarta sinfonia di Schumann. In questo video, nel quale Karajan è protagonista solo come direttore e non come regista (la regia è infatti curata da H. G. Clouzot), è comunque affermata la centralità della sua figura che domina spesso l’orchestra mentre i professori sono, qualche volta, ripresi di profilo, eccezion fatta per gli archi. Dal punto di vista musicale, il primo movimento mostra, in un direttore ancora giovane, quella maturità nella ricerca del bel suono che ha sempre contraddistinto le sue esecuzioni e l’affermazione di una  concezione organica dell’orchestra trasformata in un unico strumento. Ciò è evidente nei momenti lirici sia dell’introduzione lenta che nei passi più melodici del successivo Lebhaft (Vivace) in forma-sonata eseguito con un tempo particolarmente serrato, ma anche con un’attenzione fuori dal comune alle dinamiche. Molto accurata è, infatti, la ricerca di un peso e di un colore diversi quasi per ogni suono, mentre l’organicità dell’orchestra è evidente soprattutto nei passi in cui uno stesso disegno melodico passa da strumenti ad altri su diverse altezze, in quanto si ha  l’impressione di un’unica mano che suona quel pianoforte ricco di timbri diversi che, sotto la bacchetta di Karajan, diventa l’orchestra. L’elemento lirico è accentuato nella Romanze, il cui tema, esposto dal violoncello e dall’oboe, è eseguito con grande espressione. Qui, secondo una prassi abbastanza in uso nei video dell’epoca i due strumenti solisti vengono ripresi da soli e messi in primo piano grazie all’oscuramento degli altri strumenti, diventando per un attimo protagonisti anche sul piano visivo. Nel terzo movimento, di grande effetto è il contrasto tra l’energico Scherzo e l’elegante Trio il cui inciso iniziale si apre con un sincopato che sotto la bacchetta di Karajan diventa quasi un sospiro dell’anima. Infine dopo la suggestiva introduzione e il travolgente crescendo e accelerando che conduce al Lebhaft (Vivace), il quarto movimento è tutto giocato nella lettura di Karajan sul contrasto tra passi ritmici ed altri lirici dove realizza anche un leggero e fine rubato accompagnato dal solito bel suono che riusciva a trarre dalla sua orchestra. Grazie anche a questa scelta un contrasto stridente si opera tra questo Lebhaft (Vivace) e il travolgente Presto  del finale. Per quanto riguarda il gesto, è possibile notare tutte la caratteristiche che lo hanno reso unico. Molto interessante è innanzitutto la scelta di iniziare, con un attacco in battere che marca ancora di più il forte iniziale a orchestra piena e rende più chiaro il momento in cui tutti gli strumenti devono entrare, il primo movimento che, invece, in partitura, si apre in levare sul terzo tempo di un 3/4, mentre appare molto tecnico nei passi lenti soprattutto in quelli dove tende a suddividere come le due introduzioni del primo e del quarto movimento. Nervoso e con impulsi che partono dalla schiena nei momenti ritmici e sui forti, il suo gesto si fa elegante e rotondo nei legati e nei passi lirici, mentre con la mano sinistra guida l’espressione tenendola aperta e muovendola in modo da chiedere di cantare.

Nel video dell’ouverture del Tannhäuser di Wagner, Karajan, alla guida dei Berliner, dà della celebre pagina sinfonica una lettura che ne esalta la ricchezza a livello timbrico e tematico, evidenziando con forza il contrasto fra l’amore sacro e l’amore profano. Se, infatti, il sentimento religioso prevale nel corale iniziale sul tema del Coro dei pellegrini eseguito in modo solenne e ieratico, una forte sensualità contraddistingue i cromatismi dei temi della parte centrale che esaltano invece l’amore profano. A tale proposito è molto interessante come Karajan evidenzi il contrasto tra i cromatismi  presenti nel tema dei violoncelli che segue il corale iniziale, dove appaiono pesanti e metafora della condizione dell’uomo che non riesce a liberarsi dalla sua materialità, e quelli sensuali della parte centrale dell’ouverture. Il gesto, in questo video, dove la sua figura è sempre centrale, ci appare estremamente tecnico soprattutto per quanto riguarda la mano destra che è un precisissimo metronomo, mentre con la mano sinistra aprendo e chiudendo il pugno chiede agli strumenti di cantare.

Questo sintetico approfondimento sulla straordinaria e ricca carriera di un autentico mito della direzione d’orchestra come Herbert von Karajan non si può non concludere con il video di un brevissimo, ma significativo spezzone di quello che è ritenuto  il suo ultimo concerto, ma che probabilmente non lo fu, dal momento che risale al 1987, ben due anni prima della sua morte. Del concerto, tenuto a Salisburgo, si può apprezzare il video di parte del preludio (mancano le battute iniziali) e della scena della morte di Isotta dal Tristan und Isolde di Wagner con una straordinaria Jessye Norman nella parte di Isotta. Questo video è un vero e proprio cult e forse la testimonianza dell’interpretazione più toccante del celeberrimo brano wagneriano che sotto la bacchetta di Karajan si segnala per quell’accesa sensualità della quale Wagner l’aveva intriso attraverso una cura quasi maniacale dell’aspetto espressivo, evidente nel gesto con il quale dirige la cantante, trattata alla stregua di uno strumento, forse il più importante, dell’orchestra. Straordinaria la cura dei dettagli dal sensualissimo Leitmotiv del desiderio, eseguito con grande espressione e sensualità, tutte le volte che ricorre sia nel preludio che nella scena della Morte di Isotta, al crescendo e successivo diminuendo sull’ultimo accordo finale di si maggiore. La Normann da parte sua esegue mezze voci, filati, crescendi e diminuendi con una tecnica e una sensualità tali da lasciare ancora oggi senza fiato.

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