Olga Peretyatko: “Mozart +” & “Russian Light”

T.Traetta: “Ombra cara, amorosa”; Io resto sempre a piangere”; “Finito è il mio tormento” (Antigona); W.A.Mozart: “Chi sa, chi sa qual sia” K.582; “Vado, ma dove?” K.583  (arie alternative per Il burbero di buon cuore); “Welcher Wechsel…Traurigkeit””; “Marten aller arten” (Die Entführung aus dem Serail);”E Susanna non vien…Dove sono i bei momenti” (Le nozze di Figaro); “Or sai chi l’onore” (Don Giovanni); “Non più di fiori” (La clemenza di Tito”); V.Martin Y Soler: “Infelice a ogni istante” (Il burbero di buon cuore); G.Paisiello: “Giusto ciel, che conoscete” (Il barbiere di Siviglia). Olga Peretyatko (soprano), Sinfonieorchester Basel, Ivor Bolton (direttore). 1 Cd Sony Music 8847600

La banalità è un’insidia frequente per i recital lirici: tolti pochi cantanti che hanno saputo fare di queste produzioni importanti occasioni di sperimentazione e ricerca – una su tutti Cecilia Bartoli – negli altri casi l’equilibrio fra brani celebri capaci di attirare il grande pubblico e proposte più originali è sempre molto insidioso. L’equilibrio riesce sostanzialmente a Olga Peretyatko con questo programma dedicato a Mozart e al mondo attivo intorno al genio salisburghese. Il programma presenta due parti distinte di cui una mozartiana, costituita da arie sostanzialmente celebri ma relative in gran parte a ruoli non ancora affrontati dalla Peretyatko in teatro e che lasciano più di una curiosità sui prossimi obiettivi del soprano pietroburghese, e un’altra formata da una selezione di brani poco noti di autori coevi che testimoniano la grande vitalità della scena musicale degli ultimi decenni del XVIII secolo, sia sul versante buffo che su quello serio. A quest’ultimo genere appartengo le prime tre arie tratte dall’”Antigona” (1772) del pugliese Antonio Traetta. La scrittura musicale è un interessante esempio di come parallelamente a Gluck si muovessero tendenze di riforma sostanzialmente prossime a quelle del grande tedesco, anche se prive solo di quel rigore capace di portare fino in fondo il rinnovamento come in questa scena dove un recitativo e aria di pretto sapore gluckiano terminano con un allegro molto più tradizionale. Per chi conosce fin dagli inizi la voce non può non notare come il timbro si sia fatto più scuro e la cavata più robusta: Il carattere declamatorio di ampie sezioni del brano non le è forse ideale – specie per una dizione non sempre chiarissima – ma l’evoluzione dello strumento è innegabile.

Interessantissimi i brani successivi da “Il burbero di buon cuore”; si tratta di un’aria di Martin y Soler e di due arie alternative scritte da Mozart, quasi sconosciute ma musicalmente molto belle e molto adattate alle caratteristiche della Peretyatko che può sfoggiare le sue qualità di musicalità ed eleganza senza dover inutilmente forzare alla ricerca di una drammaticità che non gli è propria. Il lotto delle arie non mozartiane è completato dall’un tempo celeberrima “Giusto ciel, che conoscete” dal “Barbiere di Siviglia”, una delle opere più amate del Settecento prima di essere ecclissata dall’omonimo lavoro rossiniano. L’aria non solo permette di riascoltare una musica squisita ma, associata al “Dove sono i bei momenti”, crea una sorta di piccolo ritratto di Rosina e della sua evoluzione.
Fra i brani mozartiani l’ampia selezione da “Die Entführung aus dem Serail” si concentra sulla parte di Kostanze personaggio attualmente perfetto per i mezzi della Peretyatko. Interprete di grande successo di Blonde, la Peretyatko passa con sicurezza al ruolo della protagonista. Il timbro si è fatto più morbido, dai bei riflessi bruniti e la voce si è fatta più ricca di armonici, più robusta, a suo modo più drammatica senza però perdere nulla in fatto di facilità e sicurezza nel canto di coloratura. Le arie sono un crescendo e culminano in un “Martern aller Arten” veramente ben riuscito e che sarebbe stato ancor migliore con un direttore più sensibile. Purtroppo la plumbea direzione di Ivor Bolton alla guida della Sinphonieorchester Basel, pesante e poco partecipe in tutti i brani di certo non aiuta la cantante ad emergere al meglio delle sue qualità. Questo è particolarmente vero negli ultimi tre ascolti dove la Peretyatko si spinge fuori da quello che attualmente è il suo terreno naturale.
L’aria della Contessa è ben eseguita sul piano strettamente vocale, la voce è un po’leggera ma il senso melodico e il controllo del fiato sono ammirevoli. Resta però troppo in superficie sul piano espressiv; si nota, infatti, l’assenza di una maggior dimestichezza con la parte e la direzione non l’aiuta a cercare una maggior profondità.
L’aria di Donna Anna “Or sai chi l’onore” è forse il brano in cui appare più in difficoltà; nonostante l’impegno la scrittura è, infatti, decisamente troppo drammatica per la voce della Peretyatko e troppo palese è il senso di difficoltà nell’affrontare una parte ancora da maturare. Meno problematico – fatta salva l’inevitabile mancanza di sonorità nel settore grave – è il rondò di Vitellia “Non più di fiori” dove la pulizia della linea e la precisione delle colorature compensano un po’ la mancanza di peso specifico.M.Glinka: “Grustno mne, roditel’ dorogoy!”(Ruslan y Lyudmila); N.Rimsky-Korsakov:”Hymn to the Sun”, ‘Otvet’ mne, zorkoye svetilo!’ (Il gallo d’oro);”Snow Maiden’s Aria, ‘S podruzhkami po yagodu khodit’ (La fanciulla di neve);”Volkhova’s Lullaby”, ‘Son po berezhku khodil’ (Sadko); “Marfa’s Aria”, ‘Ivan Sergeich, khochesh’, v sad poydyom (La sposa dello Zar); “Plenivshis’ rozoj, solovey”, Op. 2, No. 2; S.Rachmaninov:”Eshchyo v polyakh beleyet sneg”, Op. 14, No. 11; “Vocalise”, Op. 34, No. 14;”Ne poy, krasavica”, Op. 4, No. 4; “Ne poy, krasavica”, Op. 4, No. 4; “Zdes’ khorosho”, Op. 21, No. ; I.Stravinsky: Nightingale’s Song, ‘Akh! Serdce dobroye’ (L’usignolo), D.Shostakovich: “Lidochka’s Song”, ‘Ya v shkolu kogda-to khodila’; Lidochka’s Song, ‘Chasy na ploshchadi zazhglis’ (Moscow, Cheryomushki). Olga Peretyatko (soprano), Ural Philharmonic Orchestra, Dmitri Liss (direttore). 1 Cd Sony Classics
Interamente dedicato alla musica russa e sovietica è questo  CD di Olga Peretyatko, soprano pietroburghese che si è creato un proprio importante spazio come interprete rossiniana e più genericamente belcantista e che qui torna – con gioia di chi come il sottoscritto attendeva un prodotto di questo taglio – al proprio repertorio nazionale. Il programma segue uno sviluppo cronologico dalla nascita di un’opera nazionale russa all’avanzato periodo sovietico. Ad aprire non può che essere Glinka, il padre fondatore capace di creare uno stile nazionale partendo dalle esperienze del belcanto rossiniano e del primo romanticismo di Weber. Di Ruslan i Ludmilla è scelta la cavatina “Grustno mne, roditel’ dorogoy” che la Peretyatko affronta alla luce della sua naturale propensione per lo stile belcantista che trova la sua apoteosi nell’irresistibile crescendo rossinismo della cabaletta. Segue un’ampia sezione dedicata a Rimskij-Korsakov che fra i compositori russi è quello che ha dato maggior spazio alla vocalità di soprano leggero. Nel primo dei brani presentati, l’Inno al Sole intonato dalla Principessa di Šemacha in Zolotoj petushok (“Il gallo d’oro”) nella drogata seduzione orientaleggiante orchestrata da Rimskij-Korsakov, emerge la vera rivelazione di questa registrazione: la raffinatissima direzione di Dmitry Liss alla guida della Ural Philarmonic Orchestra autrice di una prestazione maiuscola per ricchezza cromatica, precisione esecutiva e senso dello stile. La voce della Peretyatko ha una pienezza e una ricchezza timbrica non così scontate in questo tipo di vocalità, un canto sempre morbido, caldo, mai meramente virtuosistico che esalta tutta la seduzione degli arabeschi rimskijani. Per la stessa ragione seduce l’incantato stupore della Barcarola di Volchova da “Sadko” la cui estenuata dolcezza racchiude oscuri segnali di morte. Completano questa parte del programma “S podruzhkami po yagodu khodit’” da “Sneguročka di cui è offerta una lettura di grande intensità sia vocale che espressiva e “Ivan Sergeich, khochesh’, v sad poydyom” da “Carskaja nevesta” (“La fidanzata dello Zar”) in cui si riconosce tutto l’approfondimento teatrale fatto dalla cantante cogliendone pienamente tratti stilistici e vocali.
Cameristico e non operistico l’ultimo brano di Rimskij-Korsakov che introduce ad una sezione di melodie le romanze da camera di cui la produzione russa è seconda per qualità solo alla liederistica tedesca. “La canzone dell’usignolo prigioniero della rosa” (“Plenivshis’ rozoj, solovey”) ci riporta al gusto dei cromatismi e alle fascinazioni timbriche dell’aria di Šemacha con la Peretyatko che languidamente duetta con il clarinetto e il violino fino alla radiosa salita a Do acuto. Gli altri brani liederistici sono di Rachmaninov e come il precedente sono eseguiti in un’elegante versione orchestrale timbricamente molto curata e di sicuro effetto. Più che il celeberrimo “Vocalise” op 34/145 per altro magnificamente cantato e per una volta non ridotto a mera esibizione vocale e affrontato con particolare cura negli aspetti dinamici e a suo modo espressivi a incantare sono le successive romanze su testi di Puškin, Tjutčev e della Galina per la facilità melodica, per l’eleganza della linea di canto capace di trasmettere quel senso malinconico così tipicamente russo, quella chandra che dall’”Evgenij Onegin” rappresenta una componente imprescindibile di quell’universo poetico.
Sempre alla stagione d’inizio secolo appartiene l’unico brano di Stravinskij, l’aria dell’Usignolo dall’opera omonima – titolo cui è legato uno dei primi successi internazionali della Peretyatko prima a Toronto e poi a Aix-en-Provence – eseguita con tutta la brillantezza e l’eleganza richieste.
Il cerchio aperto con Glinka si chiede con Dmitrij Šostakovič, forse l’ultimo compositore russo entrato nel pantheon dei classici riconosciuti. I due brani proposti provengono da “Moskva, Cheryomushki”, un vero e proprio musical composto nel 1959. Il lavoro – caratterizzato da un forte legame con l’attualità dal momento che presenta la questione edilizia nelle grandi città sovietiche, problema molto spinoso al tempo – mostra un linguaggio ecclettico in cui la tradizione della vocalità operistica russa e quella dell’operetta mitteleuropea si fondono senza stridori con un linguaggio più moderno e leggero. Le due arie hanno tessitura abbastanza centrale e la Peretyatko mostra come la sua voce si sia irrobustita risultando piena e timbrata anche in queste parti della gamma mentre sul piano espressivo sono deliziosamente colte sia la giovanile allegria di “Ya v shkolu kogda-to khodila” sia il melanconico lirismo di “Chasy na ploshchadi zazhglis”.

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