Ruggero Leoncavallo (1858 – 1919) 100 – 1: “I Medici” (1893)

Ruggero Leoncavallo (Napoli 23 aprile 1857 – Montecatini Terme, 9 agosto 1919)
A 100 anni dalla morte

Ad eccezione di alcune romanze che riscossero un discreto successo di pubblico, l’attività di Ruggero Leoncavallo è stata dedicata interamente al mondo del teatro al quale diede un notevole contributo sia musicale che letterario. Laureato in Lettere all’Università di Bologna, egli, infatti, non solo scrisse i testi delle sue opere, ma collaborò anche con altri compositori nella stesura dei libretti. La sua cultura classica, che lo poneva al di sopra di altri compositori coevi, e il suo wagnerismo fondato non tanto sulla tecnica quanto sui valori affermati dal compositore tedesco, lo portarono ad attribuire alla musica una missione nazionale e ciò spiega il suo progetto di comporre una trilogia italica, Crepusculum, che avrebbe dovuto comprendere I Medici, Girolamo Savonarola e Cesare Borgia. Egli non portò a termine il suo progetto fermandosi soltanto alla composizione de I Medici il cui libretto, particolarmente apprezzato da Victor Maurel, che Leoncavallo aveva conosciuto durante un soggiorno a Parigi, lo aveva impegnato in un’intensa attività di ricerca storica avvalendosi soprattutto dei testi letterari di Angelo Poliziano, Lorenzo de’ Medici e Giosuè Carducci. Nel frattempo egli era tornato a Milano e nel mese di luglio del 1889 grazie all’intervento di Tito Ricordi, firmò un contratto con il padre Giulio le cui clausole erano:
“1) L’autore cede nel modo più assoluto alla ditta G. Ricordi & C l’opera in 4 atti e un prologo «I Medici», ricevendo un compenso di L. 2.400 pagabili in 200 mensili. L’opera con la relativa orchestrazione deve essere compiuta entro un anno,

2) La Ditta all’autore accorda per i soli dieci anni a venire, dalla data del contratto, il 30% sui futuri noli, prelevate tutte le spese da essa affrontate.
3) La Ditta non assume alcun obbligo di far rappresentare l’opera.
4) L’autore si impegna ad offrire alla Casa Ricordi tutte le sue opere future”.
Leoncavallo lavorò alacremente all’opera tanto che riuscì a completarla nel 1889 nonostante Ricordi avesse tentato di impegnarlo nella stesura del libretto della Manon Lescaut. Passò, però, un po’ di tempo prima che l’opera potesse vedere le scene nonostante tutti i tentativi messi in atto da Leoncavallo che, dopo averla fatta leggere a Ricordi, cercò di prendere contatto con gli impresari Cesari, Pozzalli e Graziosi che gestivano i vari teatri milanesi per l’Agenzia D’Orneville. Il compositore fu ricevuto da Graziosi il quale restò favorevolmente impressionato dall’opera, ma, quando le speranze di una possibile rappresentazione sembravano concretizzarsi, la fortuna lo abbandonò. In realtà a voltargli le spalle fu proprio Ricordi che, in una riunione con gli impresari nel mese di ottobre del 1891, propose la ripresa della versione riveduta dell’Edgar di Puccini. L’opera avrebbe calcato le scene solo dopo il successo dei Pagliacci e precisamente il 9 novembre 1893, al Teatro dal Verme di Milano con Ottorino Beltrami (Lorenzo de’ Medici), Francesco Tamagno (Giuliano de’ Medici), Giovanni Scarneo (Montesecco), Ludovico Contini (Francesco Pazzi), Adelina Stehle (Simonetta Cattanei) e Adele Gini Pizzorni  (Fioretta) e con la direzione di Rodolfo Ferrari, riscuotendo scarso favore di pubblico nonostante la raffinata orchestrazione e la perizia della scrittura corale. Giuseppe Depanis su «La Stampa» scrisse:
“In I Medici abbiamo un’opera su sfondo storico come ce ne furono tante prima e come ce ne saranno dopo […] non abbiamo né un’epoca né un complesso di figure vive e vere; non abbiamo, in una parola, quel contrapposto umano alla trilogia mitica del Wagner a cui il Leoncavallo ha mirato”

Nonostante la fredda accoglienza del pubblico, l’opera fu ripresa il 27 gennaio 1895 alla Scala con Adelina Stehle, mentre alcune pagine furono spesso interpretate dal soprano Concetta Bordalba con buon successo.
La vicenda si basa su tre temi prevalenti: la congiura dei Pazzi, il triangolo amoroso fra Giuliano de’ Medici, Simonetta e Fioretta e lo sfondo storico. Giuliano de’ Medici ama, ricambiato, Simonetta Cattaneo la quale, venuta a conoscenza di una congiura che si sta preparando contro la famiglia Medici, mette in guardia l’uomo amato. La giovane viene, però, uccisa da Montesecco, un sicario del papa Sisto IV, e la stessa sorte tocca a Giuliano nel momento in cui si concretizza la congiura. Lorenzo, invece, riesce a salvarsi fuggendo con l’aiuto del poeta Poliziano e, sostenuto dal popolo, reprime la rivolta.
Quest’opera giovanile mostra i due modelli a cui Leoncavallo si era ispirato senza riuscire, però, a raggiungerne le altezze artistiche: Wagner, evidente nella scrittura sinfonica della parte orchestrale a partire dal Preludio e fanfara di caccia, che introduce l’opera, e Verdi, la cui influenza traspare non solo nella struttura del primo atto diviso in due parti, di cui la prima è corale mentre la seconda è caratterizzata dal duetto tra Giuliano e Simonetta, ma anche nella scrittura vocale. Tra le pagine migliori della partitura, oltre al già citato duetto tra Giuliano e Simonetta, va segnalata anche l’aria di Fioretta, sua rivale, posta in apertura del terzo atto e vibrante di passione grazie anche a una scrittura cromatica.

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