Cecilia e “La Sonnambula”

marzo 30, 2009
Giorgio Bagnoli

Vincenzo Bellini (1801-1835) “La Sonnambula” – Cecilia Bartoli (Amina), Juan Diego Florez (Elvino), Ildebrando D’Arcangelo (Rodolfo), Gemma Bertagnolli (Lisa), Liliana Nikiteanu (Teresa), Peter Keleman (Alessio), Javer Camarana (Un notatio). Coro dell’Opernhaus di Zurigo. Orchestra “La Scintilla”. Direttore: Alessandro De Marchi . L’Oiseau-Lyre 2 .
Un anno fa circa, usciva l’album che la Bartoli aveva interamente dedicato a Maria Malibran e nel quale già c’era un assaggio di Sonnambula. Al cd hanno fatto seguito concerti, un dvd e anche una mostra, sempre nel segno della Malibran. Con questo spirito si è arrivati a riproporre la versione della Sonnambula originale, partendo dal fatto che, sia Giuditta Pasta (la prima Amina) che la Malibran fossero dei mezzosoprani. Senza troppo addentrarci in questioni musicologiche, attorno alle quali molti studiosi avranno detto la lor, resta solo da chiedersi se ha senso riproporre un’opera come questa, vantando chissà quali originalità? Abbasssare l’orchersta all’accordatura di 430 che cosa porta? Forse che la Bartoli è più suo agio? ( nelle note del libretto si afferma  che tre brani sono stati abbassati per la Bartoli). Aldilà di queste considerazioni, all’ascolto si può solo dire che la Bartoli è completamente fuori stile, si lancia nei suoi proverbiali vocalizzi che possono andare bene per Rossini o Vivaldi, o Gluck, ma qui  per niente. Il canto poi è manierato per un eccesso del dettaglio. In più il suo canto scompare nelle pagine d’insieme.  Gli stessi Florez e D’Arcangelo, ben più in linea con lo stile belliniano, sembrano inanimati e inerti nel creare dei bei suoni e basta. Lo stesso vale per la Lisa di Gemma Bertagnolli, tutta presa dal “variare” come se fosse un manuale della variazione.  La direzione di Alessandro De Marchi si muove nello stesso modo: in punta di piedi, con bei colori, ma poco o nulla vibrante e teatrale. Se si vuole ascoltare una Sonnambula vera, meglio rimanere fedeli alle storiche registrazioni di Maria Callas o alla prima incisione di Joan Sutherland.


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