Riproposto “Il Barbiere di Siviglia” all’87° Festival Areniano
luglio 30, 2009
Lukas Franceschini
Dopo essere stata proposta in Arena nell’estate del 2007, anno in cui aveva ottenuto un notevolissimo successo di pubblico, torna il Barbiere di Siviglia nella produzione firmata da Hugo De Hana. Una riproposta che ne conferma la riuscita visto che, anche per quest’anno, il pubblico mostra di gradire moltissimo il colorato allestimento del capolavoro rossiniano. A tutt’oggi è sicuramente l’opera che sta raccogliendo i maggiori consensi in termini di accoglienza di pubblico o tiene sicuramente testa alla tanto blasonata Aida. La compagnia di canto, se non si mostra del tutto omogenea sul piano vocale, appare però convincente sul piano della caratterizzazione dei personaggi. Appare invece piuttosto debole la concertazione di Antonio Pirolli.
Fondazione Arena di Verona – 87° Festival 2009
“IL BARBIERE DI SIVIGLIA, ossia l’inutile precauzione”
Melodramma buffo in due atti su libretto di Cesare Sterbini dalla commedia “Le barbier de Séville ou La precaution inutile” di P. A. de Beaumachais
Musica di GIOACHINO ROSSINI
Il conte d’Almaviva – FRANCESCO MELI
Don Bartolo – BRUNO DE SIMONE
Rosina – ANNICK MASSIS
Figaro – FRANCO VASSALLO
Don Basilio – MARCO VINCO
Fiorello/Ambrogio – DARIO GIORGELE’
Berta – FRANCESCA FRANCI
Un ufficiale – MAURIZIO MAGNINI
Orchestra e Coro e Corpo di ballo dell’Arena di Verona
Direttore, Antonio Pirolli
Maestro del coro Marco Faelli – Regia, scene, costumi e luci di Hugo de Ana – Coreografia di Leda Lojodice
Produzione Arena di Verona 2007
Verona, 15 luglio 2009
Buon successo per “Il barbiere di Siviglia” per la riproposto in Arena nella riuscita del 2007. L’opera è da sempre tra le piu eseguita al mondo, l’unica mai uscita da repertorio in tutti i teatri, e a conti fatti, l’opera comica per eccellenza. Dalla sinfonia, ai vari numeri di arie, duetti, e concertati, tutto porta il siglo dell’eccellenza. A ciò aggiungiamo la perfetta caratterizzazione dei personaggi, esemplari, chiari, scolpiti: dallo scaltro Figaro, al nobile Almaviva, alla finta ingenuità di Rosina, al burbero tutore, senza dimenticare meschino Basilio. Insomma un capolavoro a tutti gli effetti che non manca mai di stupire e divertire, come ha dimostrato la produzione Areniana premiata dal un caloroso successo di pubblico, anche per presenze. Il colorato e vivacissimo allestimento interamente firmato da Hugo de Ana , si conferma visiamente elegante, frizzante, dinamico e spiritoso nell’azione anche grazie alle ottime capacità interpretative dell’intera compagnia di canto. A tutt’oggi possiamo affermare che si tratta della produzione che sta ottenendo più successo in questa edizone del Festival (escludendo Tosca che si rappresenta in agosto).
Note dolenti, nel vero senso del termine per la direzione di Antonio Pirolli: una bacchetta spenta, anonima, spesso confusa. L’orchestra è apparsa quanto mai sbiadita con preoccupanti intemperanza nella sezione ottoni. Della passata edizione è soppressa la terza aria di Rosina “Ah, se è ver che in tal momento” . Strano, considerato il fatto che abbiamo la stessa interprete, inoltre come di prassi è tagliato pure il rondò di Almaviva “Cessa di più resistere”. Sarebbe stato interessante sentirlo affrontato da Francesco Meli, ma credo, non l’abbia mai eseguita e non si arrischiera a farlo. Meli si riconferma cantante capace, di ottima voce e anche un buon interprete, peccato, come abbiamo detto in altre occasioni, che la sua emissione sia sistematicamente aperta, scarsa dinamica nelle fiorettature oltre e un po’ in affanno nei fiati ( il clima afoso sicuramente non aiuta!). Annick Massis, Rosina sopranile, fa un’ottima figura: vispa e frizzante scenicamente, elegante e precisa vocalmente. Anche il Bartolo di Bruno de Simone, forse tra i migliori del momento, è interpretazione da manuale per mimica, recitazione e ottima dizione, anche se la voce è tendenzialmente chiara e non di grande spessore. Molto appannata la prestazione di Marco Vinco, caratterizzata da un’emissione forzata, scarso controllo dei fiati e a ciò aggiungiamo una scelta interpretavo tutt’altro che moderno. Complessivamente apprezzabile, simpatico scenicamente, ma vocalmente convenzionale e incolore il Figaro di Franco Vassallo. Discreta Francesca Franci, Berta, piuttosto ruvida nel canto, ma convincete sulla scena, ottimo Dario Giorgelè nel doppio ruolo di Fiorello e Ambrogio. Buona la presenza del coro maschile. Grande successo di pubblico, come dicevamo all’inizio, scroscianti applausi nel finale con gli scintillanti fuochi d’artificio.


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