“Siegfried” al Comunale di Firenze

dicembre 6, 2008
Lukas Franceschini


In un clima di protesta per la grave situazione dei teatri d’opera, al Teatro Comunale di Firenze, arriva Siegfried terza giornata  del “Ring” wagneriano. Straordinario l’allestimento a cura de “La Fura dels Baus”. Non meno apprezzabile la parte musicale affidata a Zubin Mehta che punta a una lettura estremamente calibrata, omogenea e sfumata. Complessivamente valida l’intera compagnia di canto, con punte di eccellenza nella Brunnhilde del soprano Jennifer Wilson.

STAGIONE D’OPERA E BALLETTO INVERNALE 2008/2009
“SIEGFRIED”
Seconda giornata, in tre atti, dell’ANELLO DEL NIBELUNGO
Libretto e musica di RICHARD WAGNER
Cast:
Siegfried                                 LEONID ZAKHOZHAEV
Mime                                       ULRICH RESS
Der Wanderer (Wotan)             JUHA UUSITALO
Alberich                                  FRANZ-JOSEF KAPELLMANN
Fafner (Der Drache)                 STEPHEN MILLING
Erda                                        CATHERINE WYN-ROGERS
Brunnhilde                              JENNIFER WILSON
Der Waldvogel                        CHEN REISS

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore:ZUBIN MEHTA
Regia di Carlus Padrissa – Allestimento: La Fura dels Baus
Scene di Roland Olbeter – Costumi di Chu Uroz
Immagini video di Franc Aleu - Luci di Peter van Praet

Firenze, 26 novembre 2008

Prima dell’inizio dello spettacolo, a luci già abbassate, sul sipario vengono proiettate delle diapositive che ilustrano tutto il lavoro che precede l’allestimento di uno spettacolo: significativamente si  vedono tagliare stoffe, nastri e quant’altro fino all’apparire della didascalia: “Tagliamo per lavoro, non tagliateci il lavoro”.i Il pubblico applaude convinto, ma forse, come chi scrive , anche rassegnato  dalla  sordità delle istituzioni. Per entrare nel vivo dello spettacolo, diciamo che l‘intero ciclo è realizzato in coproduzione con il Palau de les Arts Reina Sofia di Valencia e ideatao dalla mitica formazione di artisti denominata “La Fura dels Baus”con la regia di Carlus Padrissa.   In questo Siegfried prevale l’atmosfera favoleggiante, su quella mitologica. Vi è un largo uso di immagini video, talvolta eccessive ma comunque suggestive, mentre i personaggi  sulla scena agiscono in una modalità che non si può più dire sperimentale ma certamente di sicuro effetto. L’ aspetto più affascinante dell’allestimento  è  la creazione  di situazioni visive con figuranti che rappresentano ora un bosco, ora un prato  e così via creando dei momenti veramente indimenticabili! Colpisce l’uso del mezzo video, in particolare quello del viaggio di Siegfried  verso la vetta dove dorme Bruhnnilde, o l’arrivo alla caverna Fafner.  Ha delle connotazioni divertenti la scena degli enigmi tra Wotan e Mime,  con le loro espressioni riprodotte sul video, o ancora il drago  Fafner che si erge imponente fin sopra la buca dell’orchestra. Costumi  semplici e lineari con qualche  tocco personale, come la pelliccia sulle spalle del protagonista o il camice quasi  da medico di Mime. Sul piano musicale le cose funzionano molto bene: Zubin Mehta forgia, assieme agli ottimi complessi fiorentini, una lettura omogenea, calibratissima e sfumata, forse talvolta non sarebbe guastata qualche sferzata nei momenti più topici, ma il direttore segue un racconto quasi fantastico ed intimistico con sonorità pastose di indubbio effetto. Siegfried era il volenteroso Leonid Zakhozhaev dal timbro chiaro e pulito a cui va il plauso per essere arrivato al termine, manca ovviamente nel tipico canto da heldtenor, oggi sparito, e un settore acuto limitato. Di tutt’altra tempra l’ammaliante e corposa voce di Jennifer Wilson, una cantante da tenere a mente per occasioni future. Ottima le prove, come nelle due giornate precedenti, di Juha Uusitalo un Wotan cavernoso, di Ulrich Ress schizofrenico ma splendido Mine a cui si aggiungono il perfido Alberich di Franz-Josef Kapellmann e alla ragguardevole Erda di Chaterine Wyn-Rogers.  Teatro quasi esaurito, con molti giovani, attento e partecipe fino alla fine, al che ha decretato un autentico trionfo a tutta la compagnia, ma anche agli artefici del Fura con Mehta che porta ancora una volta l’orchestra sul palcoscenico. Unico appunto: visto la lunghezza dell’opera, cinque ore e venti con gli intervalli, non è il caso di iniziare prima delle diciannove?

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