“La gazza ladra”. L’argomento e la musica (seconda parte)

Torniamo con la seconda parte sul breve approfondimento su La gazza ladra di Rossini, in scena fino al 29 aprile al  Teatro Filarmonico di Verona. Ma come è realizzato nel libretto questo argomento giudicato abominevole da Stendhal? L’azione si svolge in un villaggio non molto lontano da Parigi dove si sta festeggiando l’arrivo di Giannetto, figlio di un ricco fittavolo di nome Fabrizio Vingradito di ritorno dal servizio militare. Il fittavolo è favorevole a fare sposare il figlio con Ninetta, una ragazza che lavora in quella casa da molti anni come domestica, mentre è contraria la madre, Lucia, che accusa la ragazza di averle perso una posata d’argento. Leggi…

“La Gazza ladra”: La genesi e la trionfale prima (prima parte)

“La Gazza ladra”.  La genesi e la trionfale prima
Il capolavoro  rossiniano sarà di scena al Teatro Filarmonico di Verona, dal 20 al 29 aprile 2012. L’opera manca a Verona dal lontanissimo 1824 e sarà affdata alla regia del  veneziano Damiano Michieletto. L’allestimento, è stato coprodotto con il Rof di Pesaro, dove è andato in scena nell’agosto del 2007. Approfittiamo di questa importante occasione per pubblicare la prima  parte di un approfondimento sulla genesi dell’opera. Leggi…

“La Stupenda” – modesta -diva australiana Mostra – tributo a Joan Sutherland,un tour con la curatrice Cristina Franchi

La prima esposizione ospitata alla Royal Opera House per la stagione 2011 – 2012, conclusasi in questi giorni, ha reso omaggio alla carriera della soprano Joan Sutherland che, approdata alla prestigiosa istituzione nel 1952 e scritturata come “utility soprano”, ha segnato con Lucia di Lammarmoor di G. Donizetti (1959), sotto la direzione di Tullio Serafin, un’indimenticabile interpretazione che la mise in particolare evidenza nel mondo lirico internazionale. Dotata di fenomenale tecnica, di voce scintillante e di acuti sicuri, è considerata tra le più grandi cantanti del Novecento.
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La maledizione!

Rispetto al modello francese il libretto approntato da Piave, pur nella riduzione dei 5 atti de Le roi ai tre del Rigoletto, non si distacca molto dall’originale, anzi, nella maggior parte dei passi, si presenta quasi come un traduzione fedele. La sostanza del testo di Hugo è, quindi, conservata e con essa la sua efficacia drammatica, come si evince già nelle prime sei scene dell’atto primo, dove Piave tradusse fedelmente l’intero primo atto dell’originale, aggiungendo soltanto Questa o quella, che servì al Nostro per approfondire il carattere libertino del duca, mentre conservò sia il dialogo del re-duca con M. de La Tour-Landry, ribattezzato Borsa, sia il tentato approccio con Madame de Cossé, divenuta, nel libretto, Contessa di Ceprano. Leggi…

Il “Rigoletto” e la censura

Se Le roi s’amuse, tuttavia, era per Verdi il piú gran sogetto, dello stesso avviso non era la censura che, consapevole di quanto era successo in Francia dopo la prima rappresentazione, nel dicembre dello stesso anno, fece sentire con forza le sue ragioni, accusando l’argomento dell’opera scelto dal maestro di Busseto di ributtante immoralità ed oscena trivialità. Leggi…

“Ah! La maledizione”. Il “Rigoletto” di Verdi e “Le Roi s’amuse di Hugo”: due destini incrociati

Prima parte. La genesi dell’opera
Il miglior soggetto in quanto ad effetto che io m’abbia finora posto in musica […]. Vi sono posizioni potentissime, varietà, brio, patetico: tutte le peripezie nascono dal personaggio leggero, libertino del Duca, da questo i timori di Rigoletto, la passione di Gilda ecc. ecc., che formano molti punti drammatici eccellenti, e fra gli altri la scena del quartetto, che in quanto ad effetto sarà sempre una delle migliori che vanti il nostro teatro[1].
In questa lettera, indirizzata il 22 marzo 1853 ad Antonio Somma, autore del libretto di Un ballo in maschera, Giuseppe Verdi analizzò retrospettivamente il Rigoletto, la prima opera della cosiddetta trilogia popolare che ebbe, sin dal suo primo apparire, una grande fortuna presso il pubblico. Leggi…

“Andrea Chénier” tra verismo e dramma storico (seconda parte)

Dopo dieci rappresentazioni alla Scala, l’ opera cominciò il suo cammino su tutti i palcoscenici italiani e il 15 novembre dello stesso anno si ebbe la prima rappresentazione all’ estero, all’ Academy of Music di New York.
Anche le accoglienze della critica furono tutte favorevoli, soprattutto quelle di Galli sul Secolo, di Colombani sul Corriere della Sera e di Nappi, il temuto critico de La Perseveranza che nel suo articolo del 31 marzo mise acutamente in rilievo la “felice intuizione del teatro” e la “ragguardevole penetrazione del significato di ogni quadro del dramma”. Una fama era fatta, dunque, come ribadiranno il trionfo, due anni più tardi, di Fedora (Milano, Teatro Lirico, 17 novembre 1898, con Gemma Bellincioni e il giovane Enrico Caruso) che mosse all’ entusiasmo persino Gustav Mahler, il quale volle dirigerla alla Hofoper di Vienna.
Apro una parentesi per raccontare alcuni particolari riguardanti i rapporti di Mahler con le opere di Giordano. Leggi…

L’Aprile e la “Divina Claudia”

Crescendo a casa mia si poteva essere sicuri di due cose.Si era costantemente in movimento e si poteva sempre ascoltare musica.  La voce che riusciva a fermare e a ipnotizzare  mia madre in una reverente ammirazione era quella di Claudia Muzio.  Mia madre ha lavorato con molti dei maestri della Muzio, incluso Refice, per la quale aveva scritto moltissime cose, ma in particolare la divina opera sacra “Cecilia”, basata sulla vita della Santa patrona della Musica. Leggi…

“Andrea Chénier” tra verismo e dramma storico (prima parte)

Andrea Chénier, l’ unico lavoro di Umberto Giordano rimasto stabilmente nel normale repertorio operistico, ha avuto, fin dalle sue prime apparizioni sulle scene teatrali, un successo continuo ed unanime, pressoché ininterrotto, sui palcoscenici di tutto il mondo, senza che il pubblico, né gli interpreti abbiano mai dimostrato di esserne saturi. Di fronte a questa ragione, l’ opinione degli studiosi, che su questo e altri lavori del periodo cosiddetto “verista” hanno sempre avuto pareri contrastanti, passa in secondo piano, visto che alla fin fine è sempre il giudizio del pubblico a decretare le fortune di un’ opera (anche Verdi, come ben sappiamo la pensava così); e, d’ altra parte, ancora oggi è difficile trovare studi che sull’ opera verista dimostrino, se non obiettività, almeno serenità di spirito nel giudicare. Leggi…

“Ne congiunga il nume in Ciel”. La Lucia di Lammermoor di Donizetti tra Walter Scott e romanticismo cattolico (Parte Terza)

La scena della pazzia Lucia e la morte di Edgardo
A differenza del romanzo di Scott, tuttavia, il duo Cammarano-Donizetti costruì una scena nella quale viene ritratta la follia di una Lucia, la cui mente è occupata oltre che da terribili fantasmi anche da rievocazioni dei momenti belli passati insieme con il suo Edgardo. In questa scena della follia, giudicata dalla critica musicale, insieme a quella della follia di Elvira dei Puritani di Bellini, come una delle più grandi scritte nel nostro teatro d’opera ottocentesco, presenta un interessante carattere evocativo accentuato dalla scelta di Donizetti di riprendere alcuni temi caratteristici dell’amore di Lucia per Edgardo Leggi…

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