“Ne congiunga il nume in Ciel”. La Lucia di Lammermoor di Donizetti tra Walter Scott e romanticismo cattolico (Parte seconda)
I due testi a confronto
Nel libretto di Cammarano il pubblico, rispetto al romanzo di Scott, viene catapultato in medias res, in quanto, come ha notato Portinari, è subito messo al corrente della rivalità fra le due famiglie[1], che si esprime nell’odio di Enrico, esploso in seguito alla notizia dell’amore della sorella per Edgardo. Leggi…
“Ne congiunga il nume in Ciel”. La Lucia di Lammermoor di Donizetti tra Walter Scott e romanticismo cattolico (Parte prima).
Cammarano, Scott e il sistema dei personaggi.
La Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti costituisce una delle opere esemplari del melodramma romantico italiano, non solo per la musica del compositore bergamasco, ma anche per il libretto che Cammarano trasse dal romanzo di Walter Scott, The Bride of Lammermoor.
La prassi di trarre un soggetto da un’opera letteraria straniera era abbastanza consueta nella librettistica italiana ottocentesca, in quanto in Italia non vi fu la fioritura di una vera e propria narrativa romantica come in Francia, in Inghilterra ed in Germania, per cui era quasi d’obbligo, Leggi…
La morte non dominerà
Mi mancherai, Elizabeth. Mancherai a tutti. Qualcuno ha scritto che in un “mondo di immagini tremolanti tu eri una stella che splendeva sempre”. Sante parole …
È successo a me un po’ di sere fa, una luna bellissima, la più grande da centinaia di anni; direttamente allineata col sole; vicinissima alla Terra, è apparsa e sembrava enorme e ha fatto risplendere la sua argentea bellezza, togliendoci il fiato. Non poteva esserci momento più appropriato per lasciarci. La luna è venuta e si è portata con sé uno dei suoi raggi più magici…Dopo tutte le ore che abbiamo chiacchierato insieme, mi trovo qui senza parole nel momento della tua dipartita. Leggi…
Marian Anderson, una voce per la libertà
Voglio ricordare qui una cantante che ha simboleggiato, nel campo della musica classica, la conquista dei diritti civili da parte degli afroamericani. Marian Anderson nacque a Philadelphia il 27 febbraio 1897. Suo nonno era nato schiavo ed era stato testimone dell´emancipazione dei neri dopo la Guerra di Secessione. Cominció a cantare nel coro di una chiesa battista a sei anni di etá e in seguito, dopo aver terminato gli studi superiori, le venne negata l´ammissione alla Philadelphia Music Academy a causa della sua razza. Leggi…
La lettera d’amore di Puccini al Vecchio West
La sera del 10 dicembre 2010 tantissime persone meravigliose si sono unite per dar vita allo specialissimo mondo di melodia e intenso melodramma rappresentato da “La Fanciulla del West” di Puccini, in occasione delle celebrazioni per il centresimo anniversario della sua prima mondiale alla sede storica del Metropolitan. 100 anni fa, diresse Arturo Toscanini. Emmy Destinn e Caruso erano “Minnie” e l’uomo dei suoi desideri, “Dick Johnson” e Gatti-Cazzaza era a capo dell’“edificio di mattoni gialli sulla 39esima”, il Vecchio Met. Leggi…
Mario del Monaco, l’Heldentenor italiano
Quando Mario Del Monaco morí, il 16 ottobre 1982, il quotidiano tedesco “Frankfurter Allgemeine Zeitung” uscí con un titolo in prima pagina che diceva: OTELLO IST TOT!. Sono rari,nella storia del teatro d´opera,casi talmente forti di identificazione tra un cantante ed un personaggio. In effetti,il tenore fiorentino non ebbe assolutamente rivali a lui confrontabili nei suoi ventidue anni di frequentazione del ruolo, a partire dal debutto a Buenos Aires nel 1950 sino alle ultime recite nel 1972 a Bruxelles, di cui é rimasta una registrazione sbalorditiva per la freschezza dei mezzi vocali e la forza drammatica trascinante. Leggi…
Il doppio finale, o sia l’araba fenice (parte quinta)
Dai ‘doppi finali’ alle edizioni anastatiche. Alcune considerazioni in merito alla tradizione de L’Orfeo
(parte ottava)
Una visione aristotelica del dramma?
L’inatteso arrivo di Apollo in scena può trovare ulteriore giustificazione nell’ambito di una lettura in chiave aristotelica (o, meglio, in quella che all’epoca si credeva essere la visione aristotelica della tragedia) dell’intera favola, argomentazione certo non incongruente con la formazione filosoficoletteraria dei membri dell’Accademia degli Invaghiti e i dibattiti da loro intrapresi. Leggi…
Renata Tebaldi: uno scorcio di Paradiso
È così strano quel velo che discende quando la morte porta via una persona amata dalla vista e dall’averla vicina. Ero solita chiamarla molte volte e amavo in particolare essere una delle centinaia di persone, e non scherzo quando dico CENTINAIA, che la chiamavano in occasione del suo compleanno, che ricorreva l’1 febbraio.
Mi manca tantissimo sentire la sua voce molto melodiosa e la sua cadenza… ” Aprile“ o ” Che bello, Millo” con la doppia L articolata in maniera perfetta. Era incredibilmente ipnotica sia come persona che come cantante. Lei, la Muzio e la Ponselle sono le cantanti che mi incantavano quand’ero bambina e che hanno educato il mio orecchio. Mi manca moltissimo questa grande artista e grande amica… fidatevi quando vi dico che bastava un sorriso e venivi abbagliato. Leggi…
Il doppio finale, o sia l’araba fenice (parte quarta)
Dai ‘doppi finali’ alle edizioni anastatiche. Alcune considerazioni in merito alla tradizione de L’Orfeo
(parte settima)
La favola boscareccia
La presenza del lieto fine (ossia dell’assunzione in cielo del protagonista) ne L’Orfeo ha altissime probabilità di essere uno dei più tangibili segni del debito pagato dal nascente dramma in musica al genere della favola boscareccia. Così non è, ad esempio, per l’Euridice fiorentina, intrisa sin nel profondo dei lasciti del genere boscareccio ma il cui lieto fine è determinato dallo specifico contesto matrimoniale per cui la rappresentazione fu concepita. Leggi…
Il doppio finale, o sia l’araba fenice (parte terza)
Dai ‘doppi finali’ alle edizioni anastatiche. Alcune considerazioni in merito alla tradizione de L’Orfeo
(parte sesta)
Eccessiva sensibilità femminile?
Veniamo ora alla giustificazione della ipotetica presenza di un doppio finale in scena basata sulle necessità proprie del pubblico della seconda rappresentazione mantovana, composto in larga parte dalle dame della città (1 marzo 1607). La versione di Striggio già messa in musica da Monteverdi sarebbe stata sostituita per fare largo al finale attualmente conosciuto onde non urtare la sensibilità delle signore in questione. Due domande nascono spontanee. Leggi…


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