Gregory Kunde canta Rossini

“In Love and War” -  Gioachino Rossini, arie da  “L’Italiana in Algeri”, “Ermione”, “Tancredi”, “Il Turco in Italia”, “Stabat Mater”, “La donna del lago”, “Ricciardo e Zoraide”, “Semiramide”, “La Cenerentola”.  Gregory Kunde, tenore,  Coro e Orchestra Prague Metropolitan. Direttore, Marco Zambelli. 1 cd Vai.

Il nome del tenore americano Gregory Kunde è sicuramente noto a tutti i melomani per essere uno dei nomi di punta della seconda generazioni di cantanti della cosidetta “Rossini renaissance” quella, per intendersi che aveva avuto nei nomi di Chris Merritt, Rockwell Blake e William Matteuzzi i punti di riferimento più rappresentativi. Kunde, che per altro vanta un repertorio piuttosto vasto, ha affrontato moltissimi ruoli del Rossini sia comico serio, affrontando cioè quelle che sono le diverse vocalità delle opere del pesarese, quelle legate al “tenore di grazia” ( ad esempio, Lindoro o Don Ramiro) e quello di “baritenore”, che contraddistingue soprattutto molti dei ruoli del repertorio “serio”.  In questa vocalità, decisamente più “centrale”, Kunde si è maggiormente prodotto in questi ultimi anni, come testimoniano le sue ultime apparizioni al ROF di Pesaro, dove ha cantato in Otello, Ermione e Zelmira. In questo cd, che emblematicamente si intitola “Love and war”, proprio in virtù delle due espressioni vocali che vengono presentate, ossia dei ruoli di ‘” amoroso” e di “guerriero”.  I panni dell’innamorato, bisogna dire onestamente stanno piuttosto strettini a Kunde. I suoi Lindoro, Narciso o Ramiro, sono poco “naturali” l’espressione vocale appare quasi artefatta, manierata. Altro discorso per il Kunde “combattivo”. L’ accento ben scolpito e l’emissione “di forza” sono gli aspetti più rappresentativi di questo pregevole cantante che, per altro, sulla scena, offre delle interpretazioni ragguardevoli anche sul piano della partecipazione drammatica.  Una componente questa che, ovviamente il cd non ci può offrire e, forse un po’ sminuisce l’esito, pur ragguardevole, della registrazione. Sono più che mai convinto che la scena aiuti  e completi l’arte vocale di Kunde. Un’ultima nota sull’accompagnamento e la direzione di Marco Zambelli: una concertazione che non va oltre la correttezza.

I mottetti di Giacomo Carissimi

PH07069“Virtuoso Soprano Motets” – Adeste mortalis – Oleum effusem est -  Sicut stella matutina – Domine, Deus meus . Robert Crowe, soprano – Michael Eberth, organo – 1 cd Hanssler, 2008 – 64.33
Il termine mottetto sta a indicare una composizione polifonica o vocale-strumentale di carattere sacro che si è sviluppata nell’arco di un tempo lunghissimo, dal XIII sec al ‘900. A partire dal 1600 il mottetto risente in modo evidente del linguaggio più in voga in quel tempo, in particolare dello stile monodico, con forti connotazioni teatrali, visto che, la nascita e sviluppo del melodramma è l’aspetto più importante dei secoli XVII e XVIII.  Non è da meno Giacomo Carissimi (1605-1674), uno dei grandi Maestri del Seicento romano. Autore di oltre 200 oratori e di molta altra musica sacra e profana. I mottetti che ascoltiamo in questo cd testimoniano lo stile compositivo di Carissimi, volto a una caratterizzazione drammatica del testo, carica di suggestioni espresse attraverso una pratica melodica decisamente moderna, ardita, con ricca colorature cromatiche, ampi salti e modulazioni in tonalità contrapposte. Robert Crowe,  cantante dotato un notevole strumento vocale, sostenuto di una tecnica di primor’ordine, affronta queste pagine con  grande intensità e un virtuosismo comunicativo, mai fine a se stesso. Gli si può semmai rimprovare un fraseggio poco incisivo e nitido. Inappuntabile l’accompagnamento di  Michael Eberth all’organo della Jesuitenkirche di Mindelheim dove è stato registrato il disco, nell’ottobre del 2007.

“Argippo” di Antonio Vivaldi

Dramma per musica, libretto di Domenico Lalli – Ricostruzione di Ondrej Macek. Hofmusici, Ondrej Macek (direzione), Veronika Mrácková Fucíková (Argippo), Pavla Štepnicková (Zanaida), Jana Bínová-Koucká (Osira), Barbara Sojková (Silvero), Zdenek Kaplan (Tisifaro)  Reg. Teatro Goldoni, Venezia, 23 ottobre 2008 – 2 cd ” Dynamic”
Argippo fu rappresentato al Teatro Sporck di  Praga nell’autunno del 1730. Vivaldi, che aveva sempre avuto ottimi rapporti con la nobiltà boema,  scrisse sei opere per il teatro praghese, due delle quali, rapprasentate solo in questa sede, una di queste è questo Argippo, su libretto di Lalli, già messo in musica da altri compositori. Per lungo tempo creduta persa, Argippo o almeno parte della partitura è stata ritrovata dal clavicembalista Ondrej Macek presso l’archivio privato della famiglia Thurn und Taxis a Ratisbona. Macek ha quindi completato la partitura nei numeri mancanti, utilizzando altre arie da altre opere dello stesso periodo e che si adattavano al carattere della vicenda.  Sono stati del tutto riscritti, invece i recitativi. In questa forma, Argippo è tornata sulla scene a Praga, il 3 maggio 2008 per essere quindi ripresa a Venezia nell’ottobre dello stesso anno. Il risultato musicale, in se stesso, potrebbe anche essere interessante, lo è molto meno l’esecuzione musicale, affidata a una compagnia di canto che, pur volonterosa, approda a poco, mostrando oltre a limiti linguistici, una vocalità poco adeguata al canto “barocco”. Non entusiasma nemmeno la direzione dello stesso scopritore dell’opera, Ondrej Macek.

Carafa ritrovato

“I due Figaro o sia il soggetto di una commedia” (1820). Melodramma di Felice Romani. Musica di Michele Carafa (1787-1872).Wurttemberg Philharmonic Orchestra, Coro del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, Brad Cohen (direzione, maestro concertatore), Stefano Vizioli (regia), Giorgio Trucco (Il conte d’Almaviva), Rossella Bevacqua (La contessa), Eunshil Kim (Inez), Simon Bailey (Cherubino), Cinzia Rizzone (Susanna), Carmine Monaco (Figaro), Giuseppe Fedeli (Torribio), Vittorio Pato (Plagio), Alessio D’Aniello (Un notaro), Elsa Evangelista (direzione di coro), Matthias Müller (scenografia), Claudia Möbius (costumi), Kai Luczak (luci). Reg.13 e 15 luglio 2006, Kurhaus, Bad Widbad, nell’ambito del Festival Rossini in Wildbad – 1 DVD - BONGIOVANNI, 2009 – 160′
Il nome Michele Carafa (1787-1872) ricorre quale grande  amico e collaboratore  di Rossini. Dopo una brillante carriera militare, Carafa si dedicò alla composizione, ottenendo anche non pochi riconoscimenti. Indubbiamente fu fortemente influenzato da Rossini,  si può anche dire schiacciato dalla  forte personalità artistica del pesarese. Così, i lavori teatrali di Carafa, benchè molto curati, si presentano piuttosto impersonali. I due Figaro o sia Il soggetto di una commedia fu rappresentato per la prima volta alla Scala di Milano il 6 giugno 1820.
La commedia Les deux Figaro di Honoré-Francois Richaud, detto Martelly, (1751-1817) andata in scena per la prima volta a Parigi nel 1790 e rimasta in cartellone fino al 1813, è la fonte d’ispirazione di questo melodramma. Carafa probabilmente assistette a una rappresentazione della commedia durante il suo primo soggiorno a Parigi per poi segnalarla a Felice Romani nel 1820. Il nocciolo della trama si basa sul sequel de Le Nozze di Figaro: sono trascorsi approssimativamente quindici anni dalle nozze di Figaro. La vicenda ruota intorno agli intrighi di Figaro, il quale intende fare sposare l’amico Torribio, trasformato in Don Alvaro, a Inez, la figlia del Conte d’Alamviva, la quale in realtà ama Cherubino, diventato ora un vero eroe militare. Cherubino si presenta al palazzo del Conte sotto il nome di Figaro e, inizialmente non riconosciuto, smonta la  macchinazione dell’altro Figaro e sposa così l’amata Inez.
L’opera si presenta come una partitura leggera, vivace, con melodie orecchiabili, tecnicamente ben costruita e con una marcata influenza dello stile rossiniano.  L’edizione in questione la possiamo definire complessivamente di buon livello, senza nessuna punta di eccellenza. Visivamente l’ambientazione moderna studiata da Vizioli non apporta nulla a una lettura moderna della partitura, sembra invece “raffazzonata”, soprattutto per ciò che rigurda i costumi. Cast vocale decoroso. Direzione d’orchestra a volte ridondante.

“Jackie O” di Michael Daugherty

Opera in due atti, libretto di Wayne Koestenbaum.Orchestra del Teatro Comunale di Bologna,  Christopher Franklin (direzione), Ensemble del Teatro Rossini di Lugo, Gianluigi Giacomoni (maestro del coro), Damiano Michieletto (regia, luci), Fiona Mc Andrew (Jackie O), Nora Sourouzian (Maria Callas), Simone Alberghini (Aristotle Onassis), Paul Carey Jones (Andy Warhol), Alice Quintavalla (Liz Taylor), Elizabeth Grayson (Grace Kelly), Enea Scala (voce di J.F.K.), Matteo Ricchetti (regia televisiva), Paolo Fantin (scenografia), Claudia Pernigotti (costumi), Roberto Pizzuto (coreografia) – Teatro Comunale di Bologna, 2-4 luglio 2008 – 1 DVD “Dynamic”, 2009 – 93′ ( con sottotitoli in italiano)
Jackie O fu commissionata nel 1995 dalla Houston Grand Opera e dal Banff Centre, e messa in scena per la prima volta nel 1997. Ispirata alla figura di Jacqueline «Jackie» Lee Bouvier Kennedy Onassis (1929-1994), l’opera si focalizza sui drammatici avvenimenti della sua vita durante gli anni sessanta del secolo scorso. Ecco alcune considerazione di  Daughtery sulla sua opera:” La musica che ho composto per Jackie O esplora la possibilità di interazione tra vari linguaggi musicali: quelli dell’opera lirica tradizionale, del teatro musicale più popolare, del rock e del jazz.
Gli anni sessanta del secolo scorso furono un periodo in cui assassini politici, riforme dei diritti civili, droghe, Woodstock, la Pop Art e la guerra del Vietnam cambiarono drammaticamente il volto dell’America. Il mondo trasformò una restia Jackie Kennedy, e più tardi una restia Jackie Onassis, in una celebrità, e più tardi in un’icona dei tumulti politici e sociali del tempo. Il suo matrimonio da fiaba, nel 1953, con John F. Kennedy e la sua ascesa alla Casa Bianca ne fecero una beniamina del pubblico. L’assassinio del Presidente Kennedy nel 1963 sconvolse il mondo intero. Nel 1968, il controverso secondo matrimonio con l’armatore greco Aristotele Onassis, le facilitò il ritiro dalla vita pubblica.
Per rendere il contrasto tra la Jackie privata e quella pubblica, così ben delineato dall’ottimo libretto di Wayne Koestenbaum, l’autore ha contrapposto momenti estremamente spettacolari ad altri più intimi, basati su arie solistiche e duetti introspettivi. Daughtery ha voluto connotare ciascun personaggio con una specifica sonorità: “Le arie di Jackie sono esotiche, malinconiche e molto espressive. In contrapposizione, le arie di Onassis ricordano Las Vegas, Dean Martin o i «Rat Pack» degli anni sessanta. Lo stile di Maria Callas è operistico ma, dato che negli anni sessanta la diva stava perdendo la voce, canta, melodrammaticamente, nel registro basso, e in qualche occasione ricorre persino al parlato. Liz Taylor ha frasi corte e di tipo blues, mentre la Principessa Grace intona alla Doris Day. L’aria di Andy Warhol, come la sua arte, è una serie di ripetizioni modulate.Il coro ha una parte di rilievo in tutta l’opera”. Una descrizione quanto mai chiara per un lavoro che si presenta accattivante. Siamo sicuramente ben lontani del mondo delle “avanguardie” e delle “sperimentazioni” fini a se stesse. Questa opera di Daughtery è il segno della riconquista delle platee da parte della musica contemporanea. Il DVD, che presenta la ripresa bolognese di Jackie O ne è la conferma. Il semplice, ma efficace allestimento firmato da Damiano Michieletto, l’ottima compagnia di canto e la vivace direzione d’orchestra di Christopher Franklin contribuiscono in modo determinante alla riuscita dell’opera. Sicuramente da vedere, in particolare per chi è curioso di altre visioni dell’opera lirica.

Ludwig van Beethoven: Lieder & volkslieder

Barbara Hendricks (soprano), Love Derwinger (pianoforte), Christian Bergqvist (violino), Leo Winland (violoncello)
Maigesang Op. 52 n. 4 (Goethe); Marmotte Op. 52 n. 7 (Goethe); Sehnsucht  WoO 134 (Goethe); da Sechs Gesänge mit Begleitung des Pianoforte Op. 75 (Goethe) [Kennst du das Land n. 1; Neue Liebe, neues Leben n. 2; Aus Goethes Faust n. 3]; Drei Gesänge von Goethe Op. 83 [Wonne der Wehmut n. 1; Sehnsucht n. 2; Mit einem gemalten Band n. 3]; An die ferne Geliebte Op. 98 (Jeitteles) [Auf dem Hügel sitz ich spähend; Wo die Berge so blau; Leichte Segler in den Höhen; Diese Wolken in den Höhen; Es kehret der Maien, es blühet die Au; Nimm sie hin denn, diese Lieder]; In questa tomba oscura WoO 133 (Carpani); La partenza WoO 124 (Metastasio); Ich Liebe dich so wie du michWoO 123 (Herrosee); Der Wachtelschlag WoO 129 (Sauter); da 20 Irische Lieder WoO 123 per voce, violino, violoncello e pianoforte [O might I but my Patrick love! WoO 153 n. 16 (Smyth)]; da 25 Schottische Lieder per voce, violino, violoncello e pianoforte [Sally in our Alley op. 108 n. 25 (Carey)]; da Lieder verschiedener Völker WoO 158.1 per voce, violino, violoncello e pianoforte [Air Russe n. 14; Cancion n. 11; Canzonetta Veneziana n. 23; Polnish n. 10; Tyroler n. 4; Swedisches Wiegenlied n. 17 (Bellman); Bolero n. 19].Royal Academy Hall of Music, Stoccolma, 5-7 marzo 2005 e 3-4 novembre 2007 – 1 cd “Arte Verum”, 2009 -
Premetto di non avere mai goduto di una passione viscerale per Barbara Hendricks, soprattutto quale interprete operistica, altro discorso per il repertorio concertistico e cameristico, che la Hendricks, molto intelligentemente ha frequentato costantemente, fino quasi a farne la parte principale della sua attività artistica. Questo cd ne è un’ulteriore prova.  Fraseggio elegante, sensibilità interpretativa e una voce ancora  sana, naturalmente ispessita e scurita nel colore, ne completano il quadro. Una bella occasione per conoscere la produzione cameristica del grande Beethoven e per apprezzare ancora una pregevole artista.

“Koirien Kalevala”, opera per famiglia in un atto.

Musica di Jaakko Kuusisto. Orchestra Sinfonica di Kuopio, The Canine Kalevala Choir, Jaakko Kuusisto (direzione), Minna Vainikainen (regia), Toni Wahlström (Lemminkäinen, un gatto), Jukka Romu (Väinämöinen, un cane), Juha Hostikka (Ilmarinen, un cane), Eija Ahvo (madre di Lemminkäinen), Tiina Sinkkonen (Louh, un lupo), Mari Palo (Tytti), Sami Vartiainen (Mr. Clutterbuck / danzatrice), Lotta Kuusisto (danzatrice), Riikka Räsänen (danzatrice), Tarja Väätänen (scenografia), Riitta Röpelinen (costumi), Max Wikström (luci) – 1 DVD – Ondine, 2009, include sottotitoli in inglese e note di copertina in inglese e finlandese.
Questo DVD ci presenta  “l’opera per famiglia in un atto”  Koirien Kalevala (Il Kalevala dei cani)  del compositore e direttore d’orchestra finlandese Jaakko Kuusisto. Il libretto di Sami Parkkinen  è tratto dall’ omonimo libro di Mauri Kunnas , un adattamento per bambini dell’epico poema nazionale finlandese «Kalevala». Il libro per bambini di Mauri Kunnas è stato tradotto in 23 lingue e ha venduto oltre 5,5 milioni di copie.
La registrazione, effettuata al Savonlinna Opera Festival, nel giugno 2007, dove Koirien Kalevala era andata in scena in prima assoluta, nel 2004, è la testimonianza di  un crescente successo che la partitura  ha ottenuto  e ottiene a ogni ripresa.  Il linguaggio musicale è immediato,  sicuramente alla portata di tutti. La messa in scena, semplice, ma efficace e tutti gli intepreti convincenti sotto ogni punto di vista.

“Hansel und Gretel”…l’opera di Natale

Engelbert HUMPERDINCK (1854-1921) – “HANSEL UND GRETEL” - Angelika Kirchschlager (Hansel), Diana Damrau (Gretel), Elizabeth Connell (La madre), Thomas Allen (il padre), Anja Silja (la strega). Orchestra del Covent Garden di Londra. Direttore, Sir Colin Davis. Regia di Patrice Caurier e Moshe Leiser. Scene  di Christian  Fenouillat,  costumi di Agostino Cavalca. 2 DVD Opus Arte (sottotitoli in italiano). L’opera più famosa di Engelbert Humperdinck, con Lo schiaccianoci, l’altrettanto celebre balletto di Caikovskij, nei paesi dell’area anglo-tedesca, sono i titoli per eccellenza del periodo natalizio. Rappresentata per la prima volta nel 1893, la partitura ha una impostazione romantica, anche se risente delle influenze wagneriane, del quale Humperdinck  era segretario.  L’autore  ricavò ispirazione da canzoni e filastrocche popolari rendendo così popolare il proprio lavoro al grande pubblico.  L’opera infatti ebbe un grandissimo successo e fu  da subito rappresentata in tutto il mondo, entrando stabilmente nel normale repertorio operistico.  Questa edizione, registrata al Covent Garden di Londra nel dicembre 2008, sfoggia un cast pressochè perfetto, lo stesso vale per l’orchestra magistralmente diretta da Colin Davis. La messa in scena, non è certamente convenzionale, anzi, ha dei momenti decisamente “noir”.  Un po’ di magia in più non sarebbe guastata! In ogni caso uno spettacolo interessante. Unica nota decisamente stonata:un’opera che dura poco meno di un’ora e mezza, divisa in 2 dvd (gli extra non sono un granchè!) mi sembra decisamente eccessivo!

Viva Rossini !


Gioachino Rossini:“Colbran the Muse”- Arie e scene da “Armida”, “La donna del lago”, “Maometto II”, “Elisabetta, regina d’Inghilterra”, “Semiramide”, “Otello”. Joyce Di Donato, mezzosoprano. Coro e Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Direttore, Edoardo Muller.  1 cd Virgin Classics, 2009
Rossini Mezzo :Scenes & Arias – Brani da “L’Italiana in Algeri”, “Tancredi”, “La Cenerentola”, “La donna del lago”, “Semiramide”.Silvia Tro Santafè, mezzosoprano . Lluis Vich Vocals. Orchestra Sinfonica di Navarra. Direttore, Julian Reynolds. 1 cd Signum Classics, 2009

Ecco due nuovi cd che vanno ad arricchire la cospicua discografia dedicata al grande compositore pesarese.  Protagoniste due  voci di mezzosoprano, con, ovviamente, due approcci decisamente diversi a questo repertorio. Joyce Di Donato, lo dice il titolo stesso dell’album, affronta i ruoli scritti da Rossini per Isabella Colbran, la sua più importante interprete femminile.  Dalla scrittura dei ruoli che vanno da Desdemona, fino a Semiramide, passando per Elena e Armida, è evidente che la tessitura della Colbran era quella di un mezzosoprano acuto. Dopo questa considerazione, possiamo dire che la Di Donato, almeno in disco, ha tutte le carte in regola per affrontare questi ruoli. Fino ad oggi, infatti, la cantante americana, non ha interpretato scenicamente nessuno dei ruoli qui incisi. Solo nel 2010 debutterà come Elena de La donna del lago a Ginevra.  In ogni caso, il risultato è encomiabile. Accento, espressività,  una infinita capacità di variare con spericolate colorature,  sciorinate con la giusta carica di edonistico stupore, senza cadere mai nel “meccanico”. Forse, il registro acuto nella registrazione appare un po’ “schiacciato”, ma può essere imputabile ai tecnici del suono che non sempre rendono un buon servizio alle voci. In ogni caso, la Di Donato conferma di essere una autentica fuoriclasse del “belcanto” internazionale. Un disco che merita di essere acquistato!
Meno blasonata della Di Donato, Silvia Tro Santafè, ma non per questo cantante di pochi meriti. Voce timbricamente molto bella, estesa e agile.  Anche per la Santafè parliamo di mezzosoprano “acuto” e non certo di “contralto rossiniano”.  Il mezzosoprano spagnolo, fortunatamente, fino ad oggi si è limitata a cantare la Rosina del Barbiere,  la Isabella dell’Italiana o l’Angelina della Cenerentola, evitando accuratamente i ruoli “seri” che invece qui ha inciso. Nelle arie di Tancredi, Malcom e Arsace, con molta intelligenza, evita spostando verso le zone medio-alte della voce, i passaggi che per lei potrebbe risultare ostici. Un aspetto questo che va un po’ a discapito della natura vocale ma anche interpretiativa dei personaggi, togliendo un po’ di quell’alone di aulica, eroica “virilità” che ne è un po’ il marchio. Visto che la Tro Santafè sfoggia un solido e svettante registro acuto, forse sarebbe stato il caso di affrontare dei ruoli “Colbran”. Un cd interessante che ci fa conoscere una cantante più che mai degna di considerazione e comunque….Viva Rossini!!!

Lorenzo Regazzo canta Handel

George Frideric Handel: Arie per bassoArie da “Siroe”, “Orlando”, “Agrippina”, “Serse”, “Alcina”, “Tamerlano” e dalle Cantate “La guerra amorosa”, “Apollo e Dafne”. Lorenzo Regazzo, basso. Con la partecipazione del soprano Gemma Bertagnolli. Il Concerto Italiano. Direttore, Rinaldo Alessandrini. 1 Cd, NAIVE, 2009, distrub. Jupiter. Seguo da tempo la carriera artistica del basso veneziano Lorenzo Regazzo. Ricordo di averlo visto in scena per la prima volta nel 1998 nel raro Orione di Cavalli al Teatro “Goldoni” di Venezia. Già in questa prima occasione si coglievanoi le caratteristiche peculiari di questo artista: timbro luminoso, dizione perfetta e una naturale predisposizione al canto di agilità. A ciò aggiungiamo non comuni doti sceniche.  Nel corso degli anni ho avuto modo di risentirlo in più occasioni, fino alla  recente Agrippina di Handel al Teatro “Malibran” di Venezia. L’impressione di allora ora è una certezza, perchè il Regazzo di oggi, ovviamente in meglio, mostra un controllo  tecnico ammirevole e la consueta capacità di “illuminare” sempre il testo. Va anche detto che Regazzo è stato allievo di Sesto Bruscantini, il nostro più illustre interprete del repertorio settecentesco oltre che di Rossini e del Donizetti buffo. In un certo qual senso Regazzo ne segue le impronte, visto che  il suo attuale  repertorio  è principalmente incentrato su titoli che spaziano da Vivaldi, Handel, Mozart fino a Rossini.  Parlando di questo cd, non si può  non sottolineare la difficoltà di offrire un ascolto il più possibile vario,  quando si ha a che fare con una forma espressiva come quella dell’opera seria del XVIII sec. tutta basata sugli “affetti”  delle arie con “da capo”.  Aggiungiamo anche la vocalità di basso non ero certo ai primi posti del gradimento sia del pubblico che dei compositori, che ovviamente, si adeguavano. In questo caso specifico, partiamo da un presupposto non secondario, ossia che Lorenzo Regazzo ha interpretato in teatro pressochè tutte le pagine proposte nel disco, il che aggiunge  quell’ingrediente  in più che va a valorizzare l’interpretazione.  Un tocco  di teatro che si esprime anche nell’aver inserito la scena tra Claudio e Poppea (con il prezioso cameo di Gemma Bertagnolli) del primo atto dell’Agrippina nella quale Regazzo mostra in aggiunta la sua indubbia vis comica. Su questo versante, il basso affronta anche il personaggio di Elviro del Serse. Pregevole l’accompagnamento de “Il Concerto Italiano” con il suo direttore Rinaldo Alessandrini. Un cd di indubbio interesse anche se, non nascondo la mia personale predilezione per quello registrato da Regazzo nel 2005, dedicato alle arie vivaldiane, edito sempre da Naive, al quale anche questo merita di essere affiancato.

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