Giacomo Puccini (1858 – 1924): “La Bohème”

Opera lirica in quattro quadri di Giacomo Puccini, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica. Andris Nelsons (direzione), John Copley (regia), Teodor Ilincai (Rodolfo), Hibla Gerzmava (Mimì), Gabriele Viviani (Marcello), Inna Dukach (Musetta), Kostas Smoriginas (Colline), Jacques Imbrailo (Schaunard), Donald Maxwell (Alcindoro), The Royal Opera Chorus, The Orchestra of the Royal Opera House 1 DVD Opus Arte Cod.OA 1027 D – 121′

Opus Arte continua la pubblicazione su DVD e Blu-Ray di spettacoli registrati al Covent Garden di Londra con questa “Bohème” del 2009. L’allestimento è quello, già ampiamente rodato e lodato, del regista britannico John Copley.  La  produzione debuttò per la prima volta proprio a Londra nel 1974 e da allora è stata “resuscitata” più di venti volte nel corso delle stagioni teatrali londinesi. Già nel 1982 il tentativo di immortalare il tutto su video, diede origine ad un prodotto che, allora come oggi, non può essere considerato un punto di riferimento (il cast, tra cui Ileana Cotrubas e Neil Shicoff, non si copriva certo di gloria). La Royal Opera House ci ritenta con questo nuovo e patinatissimo prodotto che, al di là dell’indubbio fascino scenografico e della splendida realizzazione tecnica audio-video, fallisce in modo ancor più clamoroso del suo predecessore, a causa di giovani cantanti complessivamente non all’altezza delle aspettative. Teodor Ilincai è un Rodolfo giovane, accattivante nell’aspetto ed in possesso di un timbro molto interessante. Purtroppo, il registro centrale, piacevole, rotondo e ben emesso, non si salda con lo stesso risultato a quello acuto, che, pur notevole, si verticalizza e s’impregna di una certa tensione. Il problema, nessuna novità, sta in un passaggio mal padroneggiato e caratterizzato da un buco (la zona mi-sol) chiaramente udibile (molte frasi ascendenti del personaggio vengono realizzate con continui salti nell’emissione e con un legato frammentario). Inoltre, negli attacchi a voce scoperta, l’intonazione lascia parecchio a desiderare. Si spera che il tenore corra presto ai ripari, sistemando le falle tecniche, giacché il materiale vocale e certe intenzioni interpretative sono da tenere d’occhio. Hibla Gerzmava, con la sua Mimì, faceva presagire delizie fin dall’entrata: una voce sontuosa ed un timbro ampio, brunito, caratterizzato da un’emissione morbida e vibrante. Molto sfortunatamente, al comparire delle prime frasi acute da sostenere nell’aria del primo atto, il soprano russo esibisce una gamma di suoni strizzati, sbiancati, malfermi che paiono provenire da tutt’altra cantante. Per l’intero svolgersi dell’opera la situazione si ripresenta puntualmente, tanto da far sospettare che la Gerzmava abbia sbagliato non solo il ruolo, ma proprio la vocalità. Si resta di stucco nel constatare che abbia in repertorio la “Lucia di Lammermoor”, quando potrebbe invece tentare una “Favorita” quasi, oppure virare su parti per soprano falcon, considerato che l’involo all’acuto (il do del duetto, ad esempio) le riesce piuttosto bene. Scenicamente il suo personaggio appare un poco compassato e decisamente maturo, se lo si confronta con l’esuberante baldanza dei componenti maschili del cast. Le prestazioni di Gabriele Viviani (Marcello), Kostas Smoriginas (Colline), Jacques Imbrailo (Schaunard) sono pressoché sovrapponibili: tanto gradevoli sulla scena, quanto poco ortodossi nel canto (soprattutto gli ultimi due, davvero inascoltabili). Mentre bisognerebbe informare la Musetta di Inna Dukach che non è sufficiente filare all’infinito il si acuto dell’aria, urlacchiando poi tutto il resto della parte e sbracciarsi come una forsennata per mettersi in mostra. Andris Nelsons dirige un’orchestra diligente (giusto un poco sopra le righe gli ottoni) e della bella messinscena di Copley si è già detto, anche se una maggiore sobrietà attoriale degli artisti di fianco sarebbe stata preferibile.

Vincente Martín y Soler (1754 – 1806):”Il burbero di buon cuore”

Dramma giocoso in due atti, libretto di Lorenzo da Ponte. Orchestra Sinfonica di Madrid, Christophe Rousset (direzione), Irina Brook (regia), Elena de la Merced, Véronique Gens, Cecilia Díaz, Saimir Pirgu, Juan Francisco Gatell, Luca Pisaroni, Carlos Chausson, Josep Miquel Ramón, Matteo Ricchetti (regia televisiva), Noëlle Ginéfri (scenografia), Sylvie Martin-Hyszka (costumi), Vinicio Cheli (luci). Registrazione, Teatro Real, Madrid, 14-16 novembre 2007. 2 DVD Dynamic 33580 – 140′

Il burbero di buon cuore,
dramma giocoso in due atti su libretto di Da Ponte e musiche di Vicente Martn Y Soler, è stato allestito al Teatro Real nel novembre 2007 con la regia di Irina Brook e la conduzione di Christophe Rousset. Un ritorno sulle scene dopo circa  300 anni dalla prima rappresentazione avvenuta a Vienna nel 1786, nello stesso anno in cui il librettista Da Ponte portava sulle scene un’altra collaborazione, Le nozze di Figaro di Mozart.  Martin Y Soler rimase schiacciato da Mozart? Diciamo che essere compositore a Vienna in contemporanea al genio mozartiano non era certamente facile, ancor più quando, nel 1789 Mozart compose  2 arie sostitutive per il soprano Louise Villeneuve: Chi sa, chi sa qual sia KV 582 e Vado, ma dove? Oh Dei KV583 che vennero eseguite in una ripresa dell’opera del Burbero nel novembre di quell’anno. Questi due brani li ritroviamo anche in questa produzione e ci fanno capire la differenza tra il genio e un bravo compositore. La compagnia di canto è composta da ottimi cantanti-attori brillantemente diretti da Christophe Rousset. In quanto allo spettacolo di Irina Brook, che usa un’unica e piuttosto discutibile ambientazione scenica, ossia la hall di un hotel, ha il pregio di sapere far recitare in modo naturale i cantanti, ma il grosso limite di  creare dei personaggi che non c’entrano nulla con quelli della vicenda dell’opera. Come si può credere che l’Angelica che ci mostra la Brook, in un look assolutamente giovanile, da ragazza emancipata, sia quella che, secondo il libretto di Da Ponte dovrebbe andare in convento secondo il volere dello zio?

Ermanno Wolf-Ferrari (1876 – 1948):”Il segreto di Susanna”

Intermezzo in un atto su un libretto di Enrico Golisciani (1848-1919). Dora Rodrigues (soprano), Marc Canturri (baritono), Royal Liverpool Philharmonic Orchestra, Vasily Petrenko (direzione), Anna Tilbrook (pianoforte). “Il segreto di Susanna”. Serenata. Cinque canti per baritono.:
Registrazione dal vivo, Philharmonic Hall, Liverpool, 22 novembre 2008 (Il segreto di Susanna); Henry Wood Hall, Londra (Serenata – Cinque canti per baritono)
1 CD Avie AV2193 – 57′.
Condotta sulla falsariga degli intermezzi settecenteschi, dopo la prima rappresentazione di Monaco nel 1909, l’atto unico di Wolf-Ferrari ha raccolto larghi consensi su tutti i palcoscenici dove è stata rappresentata: dal Costanzi di Roma (1911), con la direzione di Toscanini, al Metropolitan di New York, al Covent Garden di Londra, ecc. Una fortuna che è andata via via  scemando, tant’è che, a tutt’oggi,  «Il segreto di Susanna» viene eseguita  piuttosto raramente. Anche il mercato discografico non ha posto molta attenzione a questo piccolo capolavoro. Le  due uniche incisioni,  rispettivamente della Decca (Maria Chiara, Bernd Weikl) e Cbs (Renata Scotto, Renato Bruson), sono di difficile reperibilità.  Ben venga dunque questa incisione che, senza avere nomi altisonanti, ha prima di tutto il pregio di evidenziare il principale valore della  partitura, ossia la pressoché perfetta fusione tra parola, gesto e musica. Come ebbe a dire il direttore d’orchestra Félix Mottl:” Sembrerà una bizzarria, ma per questa è l’opera più wagneriana che conosca.” Il concetto di “wagneriano” va ovviamente collegato alla fondamentale importanza della parola scenica in rapporto alla musica. La direzione  di Vasilly Petrenko è vivace e accurata e i due cantanti oltre a restituire il carattere giovanile ai due personaggi (cosa che non avveniva di certo con i blasonati, ma anche piuttosto “attempati” Scotto e Bruson, ad esempio), come indica il libretto, cantano con due belle voci fresche  e soprattutto con un fraseggio espressivo e ricco di colori.  Sicuramente la registrazione dal vivo, aiuta a rendere teatralmente viva e godibile questa registrazione. Il cd è completato da cinque brevi estratti tratti dal “Canzoniere italiano” op.17, una raccolta  di 44 melodie  dello stesso Wolf-Ferrari,  elegantemente interpretati dal baritono Marc Canturri accompagnato al pianoforte da Anna Tilbrook.

Georg Friedrich Händel (1685 – 1759):”A Handel Celebration”

The Sixteen, Harry Christophers (direzione), Carolyn Sampson (soprano), Alastair Ross (organo) L’arrivo della regina di Saba (da Solomon); Let thy hand be strengthened (Coronation Anthem); Endless pleasure, endless love (da Semele); My Racking Thoughts (da Semele); O ecstasy of happiness!…Myself I shall adore (da Semele); The King shall rejoice (Coronation Anthem); Concerto per organo in fa maggiore (versione originale); Zadok the Priest (Coronation Anthem).  Londra, Royal Albert Hall, luglio 2009. Bonus Tracks: Intervista esclusiva a Harry Christophers,  My heart is inditing (Coronation Anthem); Salve Regina (Carolyn Sampson, soprano),  biografie e immagini degli artisti. Booklet senza note e dvd senza sottotitoli.
1 DVD “Coro” – Cor 16083. 120′ca
L’etichetta inglese Coro pubblica il concerto che “The Sixteen” diretti da Harry Christophers hanno tenuto nel 2009 alla Royal Albert Hall di  Londra, nell’ambito dei BBC Proms, per celebrare l’anniversario di George Frideric Handel.”The Sixteen”, riconosciuto come uno dei gruppi corali e strumentali più quotati nell’ambito dell’interpretazione della musica di Handel hanno eseguito alcune delle pagine più celebri del compositore sassone:  L’arrivo della regina di Saba, il concerto per organo in fa maggiore  eseguito da  Alastair Ross, uno dei massimi interpreti della letteratura organistica  barocca, nella sua versione originale che termina con l’intervento del coro che intona un gioioso “Alleluia.”  Nel concerto sono stati inoltre proposti tre estratti dall’oratorio profano Semele, interpretati con eleganza  teatrale  dal soprano Carolyn Sampson, cantante di buoni mezzi vocali, brillante nel canto di coloratura anche se  eseguite con con voce alquanto tremula. Un dvd interessante forse per chi si vuole avvicinare per la prima volta al repertorio handeliano.

Otto Nicolai (1810-1849):”Il Templario”

Melodramma in tre atti di Girolamo Maria Marini da “Ivanhoe” di Walter Scott. Coro dell’Opera di Chemnitz, Orchestra Filarmonica “Robert Schumann, Frank Beermann (direzione), Hans Christoph Begemann (Briano), Judith Kuhn (Rovena), Stanley Jackson (Vilfredo), Tiina Penttinen (Rebecca), Kouta Rasanen (Cedrico). CPO 2 cd 7774342.
Otto Nicolai è noto per essere il compositore de Die lustigen weiber von Windsor, titolo sicuramente noto in Germania, ma non certo in Italia, dove viene rappresentato molto raramente. Si conosce poco o nulla del Nicolai “italiano”, di quel periodo, dal 1833 al 1841, che lo ha visto prodursi con successo su molte scene italiane, mostrando indubbie capacità nel fondere  sapientemente il lirismo italiano con l’abilità strumentale tipicamente tedesca. Questo Templario, rappresentato per la prima volta al Teatro Regio di Torino nel 1840, ne è la prova. Pagine di grande lirismo e di straordinaria potenza drammatica. Una scoperta pregevole e non si può che ringraziare la casa discografica CPO, sempre attenta a riproporre titoli desueti, per questa proposta.  A queste note positive, purtroppo, si devono anche affiancare quelle meno belle legate soprattutto all’esecuzione, registrata il 7 marzo 2008 al Teatro dell’Opera di Chemnitz . Il direttore d’orchestra, Frank Beerman riesce anche ad avere un piglio italiano, ma non può certo fare miracoli con un cast caratterizzato da un italiano  approssimativo e, soprattutto, con una vocalità piuttosto lontana dallo stile “belcantista” che richiederebbe la partitura. A dirla tutta, e per fare capire le difficoltà dei ruoli, qui sarebbe stato terreno ideale per un Alfredo Kraus in stato di grazia, una Joan Sutherland e una Marilyn Horne, e di un baritono del calibro di Sherrill Milnes (in forma!).  Ci dobbiamo limitare, invece, ad accontentarci di avere  riscoperto una bella pagina teatro musicale.

Gioachino Rossini (1792 – 1868) “La cambiale di matrimonio”

Farsa comica, libretto di Gaetano Rossi.Orchestra Filarmonica di Württemberg, Christopher Franklin (direzione), Annette Hornbacher (regia), Vito Priante (Tobia Mill), Julija Samsonova (Fanny), Daniele Zanfardino (Edoardo Milfort), Giulio Mastrototaro (Slook), Tomasz Wija (Norton), Francesca Russo Ermolli (Clarina), Matthias Müller (scenografia), Claudia Möbius (costumi), Kai Luczak (luci) Registrazione, 14 e 16 luglio 2006, Kurhaus, Bad Wildbad, durante il Rossini Festival  – 1 DVD Bongiovanni AB 20017
La direzione spumeggiante e le dinamiche pulsanti impresse da Christopher Franklin alla Württemberg Philharmonic Orchestra non bastano, purtroppo, a risollevare questo brutto spettacolo, andato in scena nel 2006 al Rossini Festival di Wildbad.
La regista Annette Hornbacher sposta l’azione al presente, ambientandola all’interno dell’ufficio di una ditta import-export. Scenografie, luci e costumi sono di livello davvero scarso, sia per le scelte cromatiche che per i materiali impiegati. Il “guizzo” di rappresentare Fanny ed Edoardo come due anarchici attivisti di Greenpeace e l’espediente del distributore automatico di bevande che ad un tratto incomincia a far schizzare fluidi fluorescenti, falliscono miseramente nell’impresa di strappare un sorriso allo spettatore.
Il fastidio visivo diviene orrore puro quando si passa a valutare il canto. Vito Priante come Tobia Mill è noiosissimo: il timbro è indefinibile nel suo essere smunto e povero di colori; peraltro è musicalmente reprensibile, incespica nel sillabato del duetto con Slook e la sua recitazione è totalmente priva di verve. Giulio Mastrototaro, pur dotato di simpatico appeal, canta malissimo, con un’emissione periclitante, piena di “buchi”, sbiancata e strangolata sul passaggio di registro; inoltre esibisce acuti sciagurati (uno per tutti il Sol che conclude la cavatina d’ingresso, paradossalmente preparato da un tacet decisamente fuori luogo). Daniele Zanfardino dispone di un classico timbro da tenore leggero, inficiato, però, da una fonazione tremula e da molteplici stonature. Tomasz Vija (Norton) canta le sue poche frasi con quella che non esiterei a definire un perfetto esempio di voce ingolata.
Restano quindi le due protagoniste femminili: Julija Samsonova (la cui Fanny somiglia pericolosamente ad uno dei tanti personaggi di Luciana Littizzetto) canta impegnandosi molto, ma le doti vocali sono minime. Per di più il registro acuto è un’infilata di suoni acidissimi, francamente inascoltabili. Le agilità della famosa cavatina “Vorrei spiegarvi il giubilo” sono discrete sul principio, ma scivolano sbrodolate nelle variazioni. Francesca Russo Ermolli finisce per essere la migliore in campo: esegue l’arietta di Clarina con garbo, in perfetto stile vocale ed accompagna il tutto con una recitazione apprezzabile.
Riprese audio e video sono funzionali, ma non costituiscono termine di paragone alcuno per il comparto tecnico di questo dvd.

Dal salone al…salotto

Le salon de Musique de Marie-AntoniettePetrini, Les folies d’Espagne et douze variations -  Gluck, J’ai perdu mon Eurydice -  Krumpholtz, Lamante Abandonée La nuit profonde -  Cardon, Sonate pour harpe opus VII nº 1 – Krumpholtz, Sonate en fa majeur opus XV nº 2 -  Dauvergne, Trois Chansons -  Saint-Georges, Sonate por harpe et flûte obligée -  Marie-Antoinette, C’est mon ami -  Mozart, Oiseauz, si tous les ans, KV 307 / 284d -  Dusik, Sonatine pour harpe nº 5 -  Paisiello, Entracte pour harpe d’Il re Teodoro in Vénézia -  Grétry, Malgré la fortune cruelle -  Martini, Plaisir d’amour -  Mozart, Adagio pour harmonica de verre, KV 356 / 617a
Sandrine Chatron (arpa), Isabelle Poulenard (Soprano), Jean-François Lombard (Tenor), Stéphanie Paulet (violino), Amélie Michel (traverso). 1 cd Ambroise.
Isabelle Moretti, Felicity Lott – Cantare -La voix de la harpe. Nicolas-Charles Bochsa (1789-1856): Rondeau sur le trio «Zitti zitti» (da Il Barbiere di Siviglia, Rossini); Mikhail Glinka (1804-1854) / Milij Balakirev (1837-1910): L’Alouette; Albert Zabel (1834-1910): Fantaisie Op. 12 (dal Faust, Gounod); Paul Bernard (1827-1879): Ça fait peur aux oiseaux; Jean Lenoir (1891-1976): Parlez-moi d’amour; Claude Debussy (1862-1918): La Belle au bois dormant; Francis Poulenc (1899-1963): À sa guitare; Jean-Paul-Egide Martini (1741-1816): Plaisir d’amour; Benjamin Britten (1913-1976): Folksong arrangements (Moore’s Irish Melodies: The Last Rose of Summer; France: Quand j’étais chez mon père); Turlough O’carolan (1670-1738): Eleanor Plunkett; Elias Parish Alvars (1808-1849): Introduction e Variations da (Norma, Bellini); Franz Liszt (1811-1886): Le Rossignol; Félix Godefroid (1818-1897): Le Carnaval de Venise; Harold Arlen (1905-1986): Over the Rainbow. Registrazione, febbraio 2009, Temple Manin, Parigi,  1 cd Naive V 5186.
Due cd da ascoltare come piacevoli colonne sonore in queste calde giornate estive. Un viaggio ideale che parte dai saloni di Versailles, nei quali la regina Maria Antonietta si deliziava a suonare l’arpa e il clavicembalo fino a quello, sicuramente meno pomposo e rilassante (come dimostra l’immagine di copertina del cd) dell’arpista Isabella Moretti e di un’altra “regina” dell’opera, ma anche della musica da camera, Felicity Lott. In entrambi cd a dominare sono le meravigliose e soavi sonorità dell’arpa che incorniciano ogni brano, due contemporaneità:  il XVIII sec. “rococò” e “arcadico” della  regina di Francia a quelli prevalentemente novecenteschi scelti da Isabelle Moretti e Felicity Lott che chiude l’album con il celebre “Over  the rainbow”  dal Mago di Oz. Inappuntabile le due arpiste, Sandrine Chatron e Isabelle Moretti, così come degli altri strumentisti.  Sul piano vocale domina certamente la classe vocale di Felicity Lott. Elegante e stilisticamente appropriata Isabelle Poulenard. Jean-Francois Lombard mostra una vocalità piuttosto fragile e timbro poco gradevole.

Henry Purcell (1659-1695): “Dido and Aeneas”, “The Fairy Queen”

Opera in tre atti di Nahum Tate. The Royal Ballet, Orchestra of the Age of Enlightenment, Christopher Hogwood (direzione), Wayne McGregor (coreografia, regia), Sarah Connolly (Dido), Lucas Meachem (Enea), Lucy Crowe (Belinda), Sara FulgoniHildegard Bechtler (scenografia), Jonathan Haswell (regia televisiva), Fotini Dimou (costumi), Lucy Carter (luci) (maga), Royal Opera House, Covent Garden, Londra, 3 e 8 aprile 2009 1 DVD Opus Arte – OA 1018 D, 72′ (con sottotitoli in italiano)
Semi-opera in cinque atti, libretto di autore ignoto, da «Sogno di una notte di mezza estate» di William Shakespeare The Glyndebourne Chorus, Orchestra of the Age of Enlightenment, William Christie (direzione), Jonathan Kent (regia), Sally Dexter (Titania), Joseph Millson (Oberon), Desmond Barrit (Bottom), Jotham Annan (Puck), Susannah Wise (Hermia), Helen Bradbury (Helena), Oliver Le Suer (Demetrius), Oliver Kieran Jones (Lysander), Lucy Crowe (soprano), Claire Debono (soprano), Anna DevinHelen-Jane Howells (soprano), Rachel Redmond (soprano), Carolyn Sampson (soprano), Robert Burt (tenore), Sean Clayton (tenore), Ed Lyon (tenore), Adrian Ward (tenore), Lukas Kargl (baritono), John Mackenzie (baritono)… Glyndebourne Opera House, Lewes, East Sussex, 17 e 19 luglio 2009  2 DVD Opus Arte – OA 1031 D, 221′ (non sottotitolata in italiano)
Questa edizione della Dido and Aeneas registrata al Covent Garden nell’aprile 2009, nella regia, o meglio sarebbe dire nella visione coreografica di Wayne McGregor e la direzione elettrizzante di Christopher Hogwood, riprende l’allestimento scaligero del 2006. Ora come allora la sfortunata regina è interpretata da Sarah Connolly che è la migliore in campo.  Spettacolo fortemente stilizzato nell’ambientazione scenica che aderisce perfettamente allo stile “modern dance” del coreografo-regista Wayne McGregor. Non condivisibili le scelte nei costumi, minimal e destrutturati stile couture giapponese, che risultano scialbi e anonimi.
Sicuramente più interessante lo  spettacolare allestimento di Jonathan Kent della monumentale semi-opera The Fairy Queen qui riproposta per la prima volta con un’ampia sintesi della commedia shakespeariana.  Prosa e musica si alternano e si intersecano in uno spettacolo fantasioso e ricco di brio, nonostante le quasi 4 ore di durata!  Il nutrito cast composto da cantanti, attori e danzatori è eccellente, così  come  la concertazione  di William Christie, in grado non solo di tenere le fila della scena, ma sempre in linea  con l’impostazione dello spettacolo che risulta quanto mai godibile, nonostante  la mancanza dei sottotitoli in italiano.  Ottima la qualità tecniche  di questi due cofanetti,  registrati in alta definizione e con autentico suono surround.

Georg Friedrich Händel (1685 – 1759) “Acis and Galatea” (Aci e Galatea)

Masque in due atti, libretto di John Gay e altri, dalle Metamorfosi di Ovidio
The Royal Opera Extra Chorus
, Orchestra of the Age of Enlightenment, Christopher Hogwood (direzione), Wayne McGregor (regia), Danielle de Niese (Galatea, una ninfa), Charles Workman (Aci, un pastore), Paul Agnew (Damon, un pastore), Matthew Rose (Polyphemus, un gigante), Ji-Min Park (Coridon, un pastore), The Royal Ballet – Royal Opera House, Covent Garden, Londra, 8 aprile 2009 1 DVD Opus Arte -

L’eleganza costituisce il tratto principale di questa produzione della Royal Opera House di Londra, interamente affidata al regista e coreografo Wayne McGregor che riesce nell’impresa di rendere più che godibile questa “opera pastorale” composta da G.F. Handel nel biennio 1717-18 e caratterizzata da musica di fine fattura, benché non particolarmente entusiasmante. Punto di forza visivo dello spettacolo sono i fondali in velo su cui vengono proiettate immagini bellissime nel loro accostamento cromatico ed il conseguente utilizzo delle luci. McGregor affianca ad ogni cantante protagonista dell’opera, un danzatore o danzatrice in totale “nude-look” che ne rappresenti ed amplifichi lo stato d’animo. Tale espediente contribuisce a mantenere vivo l’interesse dello spettatore annoiato dal solo ascolto delle lunghissime arie con da capo che, in questo lavoro handeliano, non brillano certo per originalità e tantomeno per l’esecuzione di gran parte del cast. Charles Workman, tenore specializzato nel repertorio barocco, è inascoltabile, tanto l’emissione risulta ingolata ed il timbro grigiastro. Danielle De Niese, che continua a procurarsi ingaggi sull’onda dell’immenso successo del Giulio Cesare diretto da David McVicar e messo in scena a Glyndebourne nel 2005, appare qui in pessima forma: il timbro è querulo e bianchiccio, ma questo è il minore dei mali. L’emissione risulta apertissima, mai un suono che sia “raccolto” o “girato” (a tratti sembra una stellina del pop prestata alla musica classica) ed ecco che, alla seconda aria, la voce suona fibrosa, aspra nei centri e fuori controllo nel registro medio-acuto. Per di più interpreta in modo lezioso, tutta sorrisi ed occhioni luccicanti e ne consegue una prestazione affatto memorabile. Matthew Rose nella parte di Polyphemus esibisce un bel timbro da vero basso e non se la cava male (eccetto nelle agilità pasticciate), ma soprattutto è sinceramente spiritoso ed ispirato nella resa del suo personaggio. Anche il Damon di Paul Agnew emerge grazie ad un ottimo controllo dell’emissione ed ad una caratterizzazione spigliata ed efficace. I danzatori sono tutti molto bravi (con un plauso particolare per Eric Underwood, alter-ego di Polyphemus) e l’interazione con i cantanti appare ben riuscita. Cristopher Hogwood dirige l’orchestra The Age of Enlightenment impeccabilmente, valorizzando, per quanto possibile, dinamiche e sfumature della partitura. Ottimo il comparto tecnico del dvd con immagini in alta definizione e audio DTS.

Gaetano Donizetti (1797 – 1848) L’Elisir d’amore

Melodramma giocoso in due atti, libretto di Felice Romani, da Le philtre di Eugène Scribe.The Glyndebourne Chorus, London Philharmonic Orchestra, Maurizio Benini (direzione), Annabel Arden (regia), Ekaterina Siurina (Adina), Peter Auty (Nemorino), Alfredo Daza (Sergente Belcore), Luciano di Pasquale (Dr. Dulcamara), Eliana Pretorian (Giannetta)Glyndebourne Opera House, East Sussex, United Kingdom, agosto 2009 1 dvd Opus Arte – OA 1026 D – 129′
Il Festival di Glyndebourne costituisce un’oasi felice nel panorama lirico europeo, grazie alla storia di tale teatro, il cui management ha sempre optato per produzioni di volta in volta tradizionali od innovative, ma sempre d’alta classe, assieme al lungo periodo istituzionale di prove che garantisce una coesione ed un livello di perfezione altissimi per tutti gli allestimenti.
Questo “Elisir d’amore” registrato nel 2009 s’inserisce nel solco della tradizione, con un’ambientazione da seconda guerra mondiale, già vista in altre produzioni di successo. La scena è piuttosto minimalista e scarna (leggasi “economica”) con un unico setting dalle proporzioni sghembe, in un imprecisato spiazzo di fronte alla magione di Adina. I costumi sono fedeli riproduzioni del look agreste dell’epoca, senza concessioni vignettistiche e realizzati con classiche nuances pastello. Le luci sono invece poco efficaci, tendono spesso alla fluorescenza e mal si sposano con l’idea naturalistica impressa allo spettacolo. La regia di Annabel Arden è lineare, con un paio di guizzi simpatici, ma non dice nulla di nuovo purtroppo: Nemorino è visto come lo scemo del villaggio, Adina come una villanella ripulita, Belcore insopportabile nel suo essere smargiasso e Dulcamara il solito ciarlatano panciuto, la cui verve potrebbe essere approfondita con maggior risultato.
Il cast è ben affiatato, anche se caratterizzato dall’assenza di veri fuoriclasse. Ekaterina Siurina offre una performance deliziosa: la voce di soprano lirico-leggero è molto bella, d’una timbratura perlacea, mentre l’emissione risulta omogenea e morbidissima in tutta la gamma. Pur non essendo un fulmine di guerra nelle pur modeste agilità richieste dalla parte, si disimpegna ottimamente e la sua è una delle migliori Adine che si siano potute ascoltare in tempi recenti. Peter Auty (Nemorino) ha voce piacevole, ma tende a cantarsi in bocca, con una lieve ma persistente gutturalità dell’emissione; per di più il passaggio al registro acuto suona “indietro”, col risultato che la voce si stimbra in tale zona e gli acuti si opacizzano: un vero peccato, perché il legato è di prim’ordine e la musicalità notevole. Alfredo Daza come Belcore esibisce un timbro denso e molto scuro, l’emissione è solida, anche se piuttosto artefatta, ma non si può dire che canti male. Resta Luciano Di Pasquale, che dipinge un Dulcamara decisamente sottotono. Va bene eliminare tutti gli eccessi interpretativi cari alla tradizione, ma qui si scade nell’esatto contrario: il personaggio viene delineato solo parzialmente e negli aspetti più banali, in più canta quasi sempre rivolto al pubblico, mancando l’interazione scenica con gli altri protagonisti. La voce è poi troppo chiara nel timbro e malferma nell’emissione, risultandone un imbonitore davvero poco convincente. La direzione musicale di Maurizio Benini è brillantissima, con dinamiche travolgenti e chiaroscuri molto ben realizzati dall’orchestra.
Il comparto tecnico del dvd è all’altezza dello standard attuale e la pista sonora in DTS-HD Master Audio regala un ascolto superlativo.

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