Rolando Panerai, simpatia e comunicativa

di Elio Trovato – pg.570 – Azzali Editore, 2009
La casa editrice Azzali aggiunge alla sua vasta produzione di biografie di cantanti lirici quella di Rolando Panerai, curata da Elio Trovato. Si tratta di un libro importante perché ripercorre la carriera del cantante toscano, uno dei piu importanti baritoni italiani della seconda meta del XX secolo, ripercorrendo nel contempo una buona parte della storia del melodramma degli ultimi sessant’anni. In questo libro, che vanta l’autorevole prefazione di Giancarlo Landini, si racconta inoltre a chi non l’ha conosciuto anche l’uomo Panerai, una persona di estrema umanità, semplicità e simpatia. Chi scrive ha avuto l’onore di ascoltarlo, per ragioni anagrafiche, solo nell’ultima parte della sua lunghissima carriera, ma il ricordo vivo ed incancellabile dei suoi Dulcamara e Falstaff è indelebile. Questa biografia si divide in due sezioni: la prima, dove il nostro protagonista risponde ad una lunga serie di domande partendo dalla fanciullezza ed intrecciando sia aspetti di vita privata sia gli esordi e poi il successo internazionale. La seconda sviluppa la carriera artistica attraverso il susseguirsi dei ruoli acquisiti e percorrendo 63 anni dal 17 dicembre 1944 al 18 settembre 2007. Rolando Panerai nasce a Campi Bisenzio il 24 ottobre 1924 e la sua gioventù scorre tranquilla nelle splendide campagne fiorentine. Ma per tutti i ragazzi della sua generazione sarà la Guerra a segnare in modo particolare la loro vita, tra l’occupazione e gli anni bui e di ristrettezze. In questo frangente Rolando scopre di avere una voce interessante, ovviamente “acerba”, non educata. Con l’audizione dal Maestro Frazzi, Rolando trova una delle figure piu importanti della sua vita di artista, colui che gli insegnerà le basi di una tecnica vocale che lo stesso cantante definisce belcantistica, veristica (potendo cantare di tutto) per oltre 60 anni e che fu l’unico maestro di canto che ebbe nella sua vita di artista. Dopo questa scuola impegnativa, ma efficace si presenta per la prima volta al pubblico nel 1944 in concerto. Non erano certo anni spensierati, ma questi concerti di periferia gli permisero di frequentare poi la Scuola del Teatro Comunale di Firenze, dove ebbe per compagni di classe nomi del calibro di Franco Calabrese, Cesy Broggini, Mirto Picchi, Ettore Bastianini, Giangiacomo Guelfi. Il debutto vero e proprio in un ruolo operistico avvenne nel 1946 in Lucia di Lammermoor proprio a Campi Bisenzio. Da qui iniziarono recite prima in provincia poi a Firenze e successivamente in altri teatri italiani. Nel giro di poco tempo arriva alla Scala dove debuttò nel Samson et Dalila diretto da De Sabata. Ebbe, in quel periodo occasione di cantare ne “I Trionfi” di Orff con Elisabeth Schwarzkopf, celeberrima cantante tedesca nonché moglie di Walter Legge, potente impresario della casa discografica EMI. La segnalazione a Legge da parte della Schwarzkopf segnò il debutto discografico di Panerai nell’incisione de “I puritani” a fianco di Maria Callas e Giuseppe Di Stefano. Con la Callas cantò innumerevoli volte: soprattutto Lucia di Lammermoor e quella con la direzione di Karajan è considerata ancor oggi una pietra miliare nella storia del melodramma. I rapporti artistici con direttori quali Karajan, Böhm, Rosbaud portarono Panerai nel giro di brevissimo tempo in tutti i piu importanti teatri europei, in produzioni di prestigio con autorevoli colleghi, registi e direttori: a Firenze cantò dal 1946 al 2004, alla Scala dal 1952 al 1983, alla Piccola Scala dal 1956 al 1976, al San Carlo di Napoli dal 1947 al 1971, all’Opera di Roma dal 1951 al 1979, alla Staatsoper di Vienna dal 1956 al 1998, al Nationaltheater di Monaco dal 1953 al 1987, a Salisburgo dal 1957 al 1982, ad Aix-en-Provence dal 1955 al 1972. Furono soprattutto i festival austriaci e francesi a mettere in luce le sue peculiari doti artistiche che erano una perfetta simbiosi di canto e recitazione. Panerai non è mai stato un artista affetto da protagonismo, per molti anni cantò Masetto nel Don Giovanni di Mozart nelle piu importanti produzioni dell’opera a livello mondiale, successivamente interpretò anche il ruolo di Leporello, così come avvene per «Così fan tutte”, cantando prima Guglielmo poi Don Alfonso. Ci fu poi il passaggio da Ford a Falstaff nell’opera di Verdi oppure in Donizetti da Belcore a Dulcamara e da Malatesta a Don Pasquale. Molte volte fu un grandissimo Paolo Albani in “Simon Boccanegra” a fianco di Tito Gobbi. Protagonista di molti eventi storici, come ad esempio, la prima opera trasmessa dalla televisione Italiana ovvero “Il barbiere di Siviglia” diretto da Giulini, l’inaugurazione della Piccola Scala con “Così fan tutte” diretta da Guido Cantelli e la prima esecuzione scenica dell’Angelo di fuoco di Prokofev a Spoleto assieme a Leyla Gencer e diretta da Istvan Kerstez. A differenza di molti suoi altrettanto celebri colleghi praticò spesso e con successo il repertorio contemporaneo: Fra Gherardo di Pizzetti, Margherita da Cortona di Refice, Le campane e Il linguaggio dei fiori di Rossellini, La fiamma di Respighi, Mas’aniello di Napoli, Mathis der Mahler di Hindemith (alla Scala in prima italiana), Macbeth di Bloch, Il calzare d’argento di Pizzetti (prima assoluta alla Scala), Il console di Menotti, Era proibito di Luciano Chailly, L’amore delle tre melarance di Prokofiev, Una partita a pugni di Vieri Tosatti; non dimenticando il ‘700: Alceste (con M. Callas alla Scala), Orfeo si Monteverdi, Il filosofo di campagna di Galuppi, Serse di Händel, La Griselda di Scarlatti, Il matrimonio segreto di Cimarosa, Lo frate ‘nnamorato di Pergolesi, Falstaff di Salieri. Definire Rolando Panerai è difficile e complicato, non si può affermare che rappresenti solo il baritono belcantista o verdiano o altro ancora: è stato un cantante a tutto tondo e già questa è una prerogativa rara. Semmai si può tracciare un profilo con autori e ruoli da lui assiduamente frequentati. I ruoli piu cantati furono il Figaro del Barbiere rossiniano, Marcello della Boheme, e Mozart nella trilogia dapontiana. Ma non si possono tacere dei tantissimi Don Pasquale, Elisir, Le nozze di figaro, Lucia di Lammermoor, Gianni Schicchi, Madama Butterfly, Falstaff (nei due ruoli) e La Traviata. Artista tra i più versatili e prolifici, si è contraddistinto per notevole presenza scenica ed incomparabile senso musicale. Una carriera lunghissima che ovviamente nell’ultima parte tiene il segno più all’artista che al raffinato cantante di prima, ma questo è inevitabile. Il bellissimo libro di Trovato racconta anno per anno il susseguirsi di interpretazioni e debutti con rara precisione e perizia musicale. Interessantissime le pagine dedicate alla cronologia delle opere con cast completi, direttori registi ecc, oltre alla ricca discografia dove si ritrovano anche video, rarssimi, dire introvabili, degli archivi della Radio Televisione Francese. Un ottimo libro per ripercorrere una delle piu fortunate e fulgide carriere, sia per chi l’ha conosciuto artisticamente sia per coloro che non hanno avuto tale fortuna.
Scoprire Szymanowski
Alessandro Martinisi: “IL SOGNO SOGNATO DI KAROL SZYMANOWSKI” – Prefazione di Alberto Cesare Ambesi – Edit. Quintessenza – Editrice Teosofica Vedantina – 12 euro.
Si può dire che Karol Szymanowski e in particolare la sua opera più importante Re Ruggero siano quasi sconosciuti per il pubblico dei teatro d’opera italiani? Sicuramente si, visto che questa sua partitura è stata rappresentata l’ultima volta al Teatro Massimo di Palermo nel 2005. Abbiamo avuto invece delle riprese al Festival di Bregenz e all’Opera di Parigi in questo 2009. In ogni caso siamo pur sempre davanti a un titolo non di repertorio, per il carattare decisamente unico sia sul piano musicale che teatrale. Il giovane giornalista Alessandro Martinisi, con questo suo lavoro letterario, ci porta in modo agile e quanto mai completo, alla scoperta, non solo della genesi del Re Ruggero, ma del panorama socio-politico-culturale nella quale nasce. Martinisi, con grande capacità di sintesi, ci porta a conoscenza della storia della Polonia alla fine del XVIII sec e di movimenti esoterici che creano un impensabile collegamento tra Occidente e Oriente. Si narra infatti che la divinità Shiva lanciò sette pietre magiche in sette parti del mondo e una di queste cadde proprio in Polonia, a Cracovia. Le località colpite risultano essere fonti di straordinaria energia soprannaturale. Dunque una Nazione non solo intrisa di cattolicismo, ma luogo di confluenza di spiritualità o fenomeni culturali quanto mai diversi, come ad esempio il concetto di Dionisiaco espresso da Nietzsche che in Szymanowski diventa “punto di partenza, luce che illumina il cammino…come una via d’uscita dal decadentismo di fine Ottocento”. Come afferma Martinisi, “Dioniso occupa il posto centrale nell’Olimpo” di questo compositore, considerato, al pari di Chopin, “gloria della Polonia” ma, al contempo, come sottolinea l’autore, figura fortemente attenta non solo alle realtà musicali della sua epoca: da Strauss, a Mahler, Puccini, Stravinsky, ma anche, attraverso i suoi numerosi viaggi verso Oriente, alla ricerca di “un’ispirazione, non strettamente musicale, quanto piuttosto letteraria e poetica”. Martinisi analizza la lunga genesi dell’opera, in particolare del libretto, nato dalla collaboriazione tra il compositore con il cugino Jaroslaw Iwaskiewicz, chiamato a “tradurre in versi le suggestioni del compositore”. Re Ruggero andrà in scena a Varsavia il 19 maggio 1926 entrando nella storia dell’opera come partitura “atipica e isolata, certamente difficile da assimilare per uno spettatore comune, per il suo taglio finemente intellettuale intriso di tanta filosofia e poca azione”. A tale proposito, Martinisi presta molta attenzione all’analisi drammaturgica dei tre atti, a tutti i simbolismi tra Paganesimo e Cristianità. Gli stessi luoghi e le atmosfere: la penombra della chiesa nell’atto primo, la cupa notte dell’atto secondo e la luce dell’atto terzo, hanno un chiaro riferimento al viaggio interiore del protagonista alla scoperta di se stesso. Ho toccato, anzi sfiorato, alcuni degli argomenti trattati dall’autore in questo libro veramento ricco di importanti dettagli che mi hanno fatto conoscere e apprezzare un compositore che conoscevo molto superficialmente.
Ricordi ed emozioni dal loggione
A luglio di quest’anno la Azzali editore di Parma, famosa casa editrice, conosciuta ai più per la copiosa serie di monografie dedicate ai cantanti lirici, ha dato alle stampe un piccolo libretto intitolato “I loggionisti: ieri, oggi, domani – carrellata di una loggionista nel mondo des enfantsdu paradis” di Valeria Pedemonte.
Purtroppo devo anticipatamente dirvi che finora il libro non e’ in vendita. Ai più fortunati e’ data la possibilità di recuperarne una copia gratuita andando personalmente presso l’ufficio dell’Assessorato Turismo, Marketing Territoriale e Identità in via Bautta 12 a Milano, dico personalmente perché dall’Assessorato non fanno spedizioni! Tutto questo dispiace perché il lavoro della Pedemonte è delizioso e meriterebbe la possibilità di essere letto ai più.
Attraverso le 32 pagine che compongono il volume , l’Autrice fa rivivere i ricordi e le emozioni legati al Loggione, che non e’ solo la parte più alta della Scala, ma anche fucina di passioni viscerali per la musica, la lirica e il teatro. Un microcosmo fatto di volti, riti, storie e curiose leggente che nel loro manifestarsi hanno sancito i successi, le ovazioni e talvolta le impietose critiche nei confronti dei più grandi della lirica e della musica classica. Prendono così forma le figure del Loggionista di Porta Cicca, della Signorina Rossi, della magra Margherita, di Natale Galvani che della sua casa in corso Vercelli aveva fatto un tempio dedicato alla musica, alla Scala, alla Callas.La stessa Pedemonte si descrive in quegli anni cinquanta come una giovanissima studentessa timida e svogliata , che crescendo ed ascoltando la Maria, come veniva chiamata dai milanesi,divenne ben presto una frequentatrice del Loggione, fino a che il Titta e la Maria, commossi dalla patetica fragilità della ragazza presero l’abitudine di passargli un biglietto per il palco, non snaturando però l’animo che di Valeria era ed e’ rimasto quello di Loggionista. Carichi di fine humor i disegni a corredo del libro di Giuseppe Novello.


Maria Meneghini Callas nei ricordi di un vicentino
Il 6 settembre scorso presso la sala consiliare di Zevio (Verona) è stato presentato l’ultimo volume in ordine di tempo sulla Nostra intitolato “Maria Meneghini Callas” dell’autore vicentino Remo Schiavo. Sono riuscito a contattare l’editore Perosini che dopo pochi giorni mi ha fatto pervenire una copia. Colpisce subito la scelta della foto di copertina, finalmente non la solita immagine vista e rivista della Callas-Diva allo zenit della carriera, ma una Violetta ancora pienotta, forse poco credibile per la malattia che le accorda poche ore, ma dallo sguardo senza dubbio affascinante! Sono sempre stato un difensore della Callas in carne, ci sono delle bellissime fotografie in cui occhi estremamente espressivi, non ancora marcati dal pesante trucco, illuminano il florido volto di giovane!
Una giovane cantante, appunto a simbolo del periodo preso in esame dall’autore per raccontare la Maria Meneghini Callas veronese e veneziana, quello tra il 1947, l’anno del debutto nella Gioconda in Arena, debutto che non entusiasmò pubblico e critica, e il 1954 con le ultime rappresentazioni a Venezia con la Medea e nuovamente all’Arena con Mefistofele.Assai interessante la descrizione del panorama canoro presente in Italia nel secondo dopoguerra; il critico vicentino come un moderno Foscolo, riporta alla memoria e torna a far rivivere nomi che alle ultime generazioni sono del tutto oscuri, ecco che ritornano alla mente nomi come Rina Malatrasi o Elena Rizzieri che della Fenice facevano il loro regno, o come Maria Pedrini “spericolata nell’acuto come Abigaille in Nabucco.Attraverso le cronache dell’epoca si delineano i primi anni di carriera della Meneghini Callas, la cantante che attraverso il marito impresario, gira in lungo e il largo l’Italia in cerca di affermazione prima del grande passo che la porterà alla Scala e che la trasformerà nella Divina.
Ed eccola a calcare i palcoscenici del Teatro Puccini di Udine per due recite di Turandot, al Politeama Rossetti di Trieste per quattro recite di La Forza del Destino e poi Torino, Rovigo per Aida, senza dimenticare la presenza costante alla Fenice di Venezia e il ritorno saltuario per le estati in Arena. Dei capitoli a parte sono dedicati ai colleghi della Callas in quei primi anni e ai direttori d’orchestra che tanta parte ebbero all’epoca nel sostenere le virtù di cantanti eccezionali, eccoli: Toscanini, Votto, Gui, Erick Kleiber ed ancora De Sabata, Berstein e molti altri. Dopo un accenno alle opere incise in quegli anni e care all’autore, segue il ricordo con fanciullesca passione delle notte areniane per vedere e sentire la Callas, ed eccola finalmente :“Non si parli di una grassona impacciata, era attrice perfetta, disinvolta sicura di ogni movimento del corpo, dominatrice della scena, ed è tutto. Testa bellissima, sguardo fulminante, ecco gli argomenti per cui la Callas era la Callas”. Al termine un ultimo capito per raccontare brevemente la storia della Arena, dalla felice idea di Giovanni Zenatello, lo stesso che porterà la Nostra in Italia, di allestire l’opera , Aida per l’appunto, all’aperto fino agli ultimi anni. Se si vuole fare un appunto a questo volume e’ riguardo allo scarso materiale fotografico messo a disposizione dal direttore del, per ora fantasma, “Museo Maria Callas” di Zevio, Giancarlo Tenzi. Mi aspettavo che dalla sua collezione fatta di anni e anni di ricerca saltasse fuori qualche immagine rara della Meneghini Callas ma purtroppo le aspettative sono state deluse, nuovamente un gran uso delle immagini veronesi del fotografo Richelli e poco piu’. Perciò ho voluto riparare a questa lacuna inserendo in questo articolo una serie di immagini diverse da quelle del volume in esame e probabilmente sconosciute ai più.
Remo Schiavo:”Maria Meneghini Callas” - Perosini editore, pg.152 ,25 euro.
Per acquistare il volume: www.perosinieditore.it
Prokof’ev: una biografia in romanzo
L’uscita del libro “Segej Sergeevic Prokof’ev” di Maria Rosaria Boccuni segna il punto della rinascita nell’editoria musicale in Italia. Dopo la scellerata soppressione delle edizioni Rusconi, il nulla aveva caratterizzato la scena nazionale, ma oggi l’editore L’Epos di Palermo, con coraggio, ha iniziato una collana di musica moderna intitolata “Autori ed interpreti 1850 -1950″ curata dal musicologo Sergio Sablich.
Dal Rof 2006: “Adelaide di Borgogna” e “Stabat Mater”

L’edizione 2006 del Rof di Pesaro ci propone per la prima volta un Rossini in “forma di concerto” dell’”Adelaide di Borgona” Una scelta anche discutibile e in aggiunta poco convincente grazie a un cast di interpreti poco convincente. Sorte migliore per lo “Stabat Mater” egregiamente diretta da Alberto Zedda e cono solisti di spicco.
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