Maria e Giulietta

Oggi, 12 maggio 2010, avrebbe compiuto 100 anni, ma Giulietta Simionato ci ha lasciato lo scorso 5 maggio, a Roma. Aveva debuttato nel 1927, dopo alcuni anni come comprimaria, il successo finalmente le arrise nel 1947 alla Scala in “Mignon“ facendola diventare mezzosoprano più applaudito di quegli anni: accanto a Maria Callas (Norma, Aida, Anna Bolena), con direttori come Toscanini, Gavazzeni, Giulini, Leggi…
Maria interpreta Kundry

Lo scorso 19 marzo si è spento, all’età di 94 anni, il musicolo Giuseppe Pugliese. Era nato a Taranto nel 1916, ma aveva studiato e si era stabilito a Venezia, insegnando anche storia della musica al Conservatorio “Pollini” di Padova. Pugliese aveva iniziato giovanissimo la carriera giornalistica, prima come critico letterario e poi musicale per “Il Gazzettino” ma anche per numerose altre testate nazionali. Nel frattempo curava anche, per la RAI, la storica rubrica “Il melodramma in discoteca”. Si è occupato quindi del Teatro “La Fenice”, come capo ufficio stampa e responsabile delle attività culturali. Ha collaborato con gli “Amici della Musica” di Asolo, con l’Istituto di Studi Verdiani di Parma e con i maggiori teatri italiani, e da ultimo dirigeva i concorsi internazionali del “Premio Viotti” e la stagione concertistica della “Società del Quartetto” di Vercelli. Dal 1992 presiedeva l’Associazione “Richard Wagner” di Venezia, da lui fondata. Considerato uno dei maggiori studiosi dell’interpretazione musicale e il più autorevole specialista italiano di critica comparata, discipline nelle quali ha ottenuto svariati riconoscimenti, è autore di centinaia di saggi, voci enciclopediche, programmi di sala, monografie, sulle quali ha lavorato fino agli ultimi tempi.
A ricordo di Pugliese pubblichiamo qui un breve stralcio tratto da un saggio di presentazione della registrazione del “Parsifal” diretto da Vittorio Gui a Roma nel 1950.
Maria è Imogene

Cari amici, questo mese vorrei proporvi il ricordo dell’interpretazione che ha dato Maria Callas de Il Pirata di Vincenzo Bellini. Dopo L’Armida del Maggio Musicale e, soprattutto la Bolena della Scala un’altra operazione che nasceva attorno alla Callas e nella Callas si riassumeva. Le voci maschili allora in circolazione non disponevano affatto della preparazione per affrontare i personaggi di Gualtiero ed Ernesto. Può bastare l’abbaglio di affidare una parte, quella di Gualtiero, scritta per Giovan Battista Rubini, a due tenori lirico-spinti come Franco Corelli e Pier Miranda Ferraro.
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Maria Callas in “Anna Bolena”

Dopo il ricordo del personaggio di Violetta del mese scorso, questa volta ho analizzato il personaggio dell’infelice regina Anna Bolena.
Il 1957 fu per Maria Callas un anno intensissimo. Dopo una tournée negli stati Uniti a gennaio, a febbraio il soprano era già a Londra per Norma. Il critico del “Times” scrisse: “ Nessuno al mondo può cantare con altrettanta potenza ed intensità”.
A quell’epoca circolava un epiteto famoso. Maria era definita “La tigre dell’opera”. A marzo si trattenne a Milano per ben tre mesi dove, alla Scala, doveva interpretare “Sonnambula”, “Ifigenia in Tauride” ed “Anna Bolena”. Tutte e tre le opere per la regia di Luchino Visconti. Dopo 127 anni l’opera di Donizetti, Anna Bolena, appunto, tornava da un lungo sonno.
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“La Traviata” di Maria Callas

Di quest’opera e del suo personaggio Violetta Maria Callas resta l’emblema ed il simbolo anche, in parte, della rivoluzione effettuata nel mondo del melodramma. Verdi, infatti, voleva con quest’opera chiudere il retaggio romantico, rendere essenziale il dramma, sublimare la struttura formale chiusa (arie e cabalette) con mezzi drammaturgicamente coinvolgenti. In questo senso Maria Callas è stata interprete capace di intendere appieno il messaggio verdiano. Se un musicista come Verdi aveva pensato ad una particolare Violetta, questa era Maria Callas.
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Buon compleanno!….Maria

Nata a New York il 2 dicembre…ma si è anche detto il 3 o il 4, ma a noi non importa, i “Miti” sono fuori dal tempo!…Auguri Maria!
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“Telefoni e rose” a Sirmione

Cari amici,poche settimane fa sono riuscito ad acquistare una serie di negativi originali che ritraggono Maria Callas a Sirmione sul Lago di Garda.Chi me l’ha vendute mi ha informato di averle a sua volta acquistate anni prima dal giornalista bresciano Savino Mariani, che io ho successivamente scoperto essere l’autore di un reportage pubblicato sul settimanale Incom del 10 maggio 1958. Qui di seguito riporto l’articolo in questione corredato delle foto di recente acquisizione. Buona lettura!
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Maria e Biki (parte terza)

1973, Amburgo
Dalla rivista GRAZIA “I vestiti della Callas”
1 giugno 1958
“A proposito di una moda tanto discussa come quella attuale, ci è sembrato interessante presentare parte del guardaroba di una donna ufficialmente elegante, per vedere quali sono i modelli che ha preferito e per quali ragioni. Questi abiti rappresentano, in pratica, altrettante variazioni della linea “a sacco”. Ma la nota che li accomuna non è tanto la criticata bizzarria, quanto l’assoluta semplicità, che presuppone però un taglio e una confezione perfetti. Ciò è particolarmente evidente in due modelli. Il primo, un imprimé con grossi papaveri rosso fiamma su fondo verde e grigio scuro, è di linea dritta, ma un sapiente drappeggio arricchisce il corpino, partendo da dietro, e viene fissato in alto davanti con un piccolo nodo piatto. Lo completa un grandissimo cappello di paglia verde, ornato di una fusciacca drappeggiata, nello stesso tessuto del vestito. Il modello della pagina qui accanto è apparentemente più semplice. In realtà la sua estrema eleganza è dovuta al taglio accuratissimo del motivo del nastro, che partono dalla manica dà al vestito una particolare morbidezza e lo fa appena poggiare sui fianchi. La Callas ha indossato questi modelli con l’eleganza disinvolta di una perfetta mannequin: non una delle pose scattate dal nostro fotografo è stata sprecata”.
La Callas preferisce una moderata interpretazione della linea “a sacco” alle tante mode lanciate negli ultimi anni. Si tratta , secondo la cantante, di una linea molto difficile da portarsi, ma piacevole perché impegna la fantasia e la naturale eleganza di una persona.
Questa moda, comunque, non dona a tutte le donne: il “sacco”, infatti, ben lungi dal nascondere la figura, al massimo la dissimula, sottolineandone però i difetti. La semplicità che distingue questi abiti permette qualche stravaganza nella scelta degli accessori. La Callas ha voluto completare i suoi vestiti con grandi cloches a fungo e guanti lunghi fino al gomito. Cappello, quanti, borsa e scarpe sono fondamentali per l’eleganza di una donna. La cantante li sceglie con molta attenzione. Non vuole che le scarpe siano uguali ai guanti: preferisce invece che siano uguali invece scarpe e borsa, e le prende appena può in tinta scura. Solo quando l’abito è già molto scuro, acconsente a ravvivarlo con accessori in colore. I guanti devono essere di pelle per il giorno e di camoscio per la sera: preferibilmente corti. Quelli di raso li mette solo per “gran sera”, perché, non aderendo perfettamente alla mano, ne deformano la linea. Maria Meneghini Callas in questo periodo è a Milano, dove la trattengono i suoi impegni professionali, e abita insieme al marito nella bella casa di via Buonarroti.”
Concludiamo parlando dell‘ amicizia fraterna della Callas per Alain Reynaud che le dava anche consigli di stile.Maria Callas era stata la piu’ invidiata delle donne. Regina de La Scala, aveva fatto impazzire il pubblico della lirica di tutto il mondo. Spavalda, bella, sicura, con quel viso tagliente che la magrezza conquistata aveva reso piu’ drammatico, la “Maria” emanava un fascino irresistibile. Oltre ad essere una grande cantante, era una straordinaria attrice. Sempre elegante e curata, Maria aveva un vecchio amico al quale voleva bene e per il quale nutriva una profonda confidenza. Era Alain Reynaud, genero della Biki. Fra i due correva un rapporto fraterno. Alain le fu sempre vicino nella buona e nella cattiva sorte. Nei giorni di disperazione, Maria lo chiamava: “Alain, vieni subito” e Alain correva a Parigi.
- 1958 - foto del servizio pubblicato da "Grazia"
- 1958 - foto del servizio pubblicato da "Grazia"
- 1959 - Alain Reynaud e Biki
- 1968, Milano - Maria e Alain Reynaud
- 1968 - Maria e Alain Reynaud
- 1968 a Milano
- 1968, Milano
- 1968, Milano
- 1968, Milano
- Milano, 1968
- Maria e Alain Reynaud
- 1973, Amburgo
Maria e Biki (parte seconda)

Nel tempo , disegnare e realizzare abiti per Maria Callas divenne per Biki e Alain un rito sempre più affettuoso ed esaltante. Ma anche consolatorio, scandito sui ritmi della felicità della diva e su quelli delle sue disillusioni. Raso color miele con profili di zibellino per la serata in onore di Charles De Gaulle all’Opéra di Parigi, tutto leopardo per un abito lungo da sera, velluto cremisi per un concerto, raso nero per rispondere al volere di chi voleva che lei mettesse in risalto la sua figura di donna sofisticata, grandi cappe per avvolgere le spalle, scollature con immense maniche a farfalla per stupire gli americani, cuoio nero in un mantello foderato di zibellino per i pomeriggi viennesi. E spesso Biki e Alain si producevano in un idea, nuovissima, come una lunga coda “quadrata” che un creatore di moda come Yves Saint Laurent ammirò fino a dire pubblicamente: “Ah, che meraviglia, vorrei averla inventata io…”
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Maria e Biki (parte prima)

Forse non tutti sanno che Maria Callas fu, come si dice oggi nel linguaggio della moda, la testimonial di Biki e la fece conoscere al mondo con quel suo strano soprannome – trasformazione esotica di “Bicchi”, come la chiamava Giacomo Puccini, il quale intendeva così dire birichina. In realtà Biki per l’anagrafe era Elvira Leonardi Bouyeure . Biki che ricordiamo sempre con in testa un grande turbante di seta aveva insegnato alla divina Maria che: “no, in casa, di sera, non si tiene un cappello dalla tesa larga di velluto”. Maria dimostrò anche in questo di avere un grande talento, le antenne sono un gran dono: si vestiva ormai come se lo avesse fatto da sempre, con gusto innato, di uno chic incredibilmente naturale.
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